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ACIDO CITRICO
L’acido citrico è un additivo alimentare, normalmente indicato come E330, che potete trovare in moltissimi prodotti (anche bio) come correttore di acidità, per esempio nelle passate di pomodoro, marmellate, succhi di frutta. E’ sotto forma di sale, inodore e solubile in acqua. L’acido citrico si ricavava, originariamente, dal succo di limone (Citrus) attraverso un complesso processo con soluzione di ammoniaca, cloruro di calcio e acido solforico. Attualmente è TUTTO di origine biotecnologica cioè prodotto con microrganismi OGM (Aspergillus Niger). In pratica si è partiti da batteri che sono stati modificati per produrre di più, ma poi il prodotto che se ne ricava è un’altra cosa. L’acido citrico NON ha DNA, quindi lui non è OGM. (Non sono esperta di OGM, ma sto studiando…Ma, una cosa sono le colture di vegetali OGM, un’ altra è una proteina o altra sostanza “semplice”. Nel primo caso infatti il problema potrebbe essere che le piante OGM, piano piano, prenderanno il posto di quelle tradizionali e potremmo (forse?) perdere un patrimonio botanico che esiste da milioni di anni. Mentre la biotecnologia batterica non sostituirà nulla ma ci fornirà molecole interessantissime).

Grazie alla sua acidità ed ecocompatibilità, può sostituire egregiamente ed efficacemente alcuni prodotti tradizionali per cosmesi e la pulizia della casa, che spesso contengono sostanze inquinanti per l’ambiente e anche pericolose per gli esseri umani. Per es. anticalcare, brillantante, ammorbidente, balsamo capelli, tonico viso, deodorante, disgorgatore e per fare la manutenzione ordinaria della lavastoviglie e della lavatrice. Da studi di biodegradabilità risulta che è 53 volte meno impattante sull’ambiente dell’acido acetico (aceto). Inoltre è meno aggressivo verso le superfici metalliche, a differenza dell’aceto che può portare in soluzione il nikel contenuto per esempio nell’acciaio del lavello e quindi potrebbe causare delle irritazioni o dermatiti.

Per acquistare il citrico ad un prezzo vantaggioso ci si può rivolgere alle enoteche, ai negozi di agraria o sul web. Si trova in 3 diverse forme:
Acido citrico ANIDRO = attivo al 100% perché è solo acido citrico
Acido citrico MONOIDRATO = attivo al 90% (cioè c’è il90% di acido vero e proprio ed il 10% di acqua)
Acido citrico tetraidrato = attivo al 60% (cioè il 60% è acido citrico ed il 40% è acqua).
L’unica precauzione è conservarlo ben chiuso al riparo dell’umidità perché molto igroscopico (assorbe acqua).
ACQUA DISTILLATA E DEMINERALIZZATA
L’acqua distillata è un acqua priva di sali e gas, ottenuta per distillazione e usata soprattutto nei laboratori chimici. Per i nostri detersivi fai da te è non è indispensabile! Quindi andrà benissimo usare l’acqua demineralizzata, che ha un basso contenuto di sali disciolti. Per questo motivo anche l’acqua piovana è un’ottima ed economica acqua demineralizzata per fare detersivi, basta aspettare un po’ che piova per eliminare le micropolveri. Perfetta anche l’acqua del deumidificatore, dell’asciugatrice o dello sbrinamento del freezer. L’acqua del sindaco andrebbe comunque bene se “dolce”, cioè con un basso contenuto di sali disciolti. Infatti, il motivo per il quale si usa la demineralizzata (per preparare per es. la soluzione acido citrico) è che parte del potere anticalcare verrebbe “persa” reagendo con i sali dell’acqua potabile. Usando la distillata o demineralizzata il prodotto funziona (un pochino) di più.
ANTIACIDI
Gli antiacidi sono basi deboli che neutralizzano l’acidità dello stomaco e alleviano i dolori e bruciori provocati dalla presenza di acido cloridrico. Sono preparati contenenti bicarbonato e altri sali di Mg, Ca, Al. Sono eliminati dallo stomaco in meno di un’ora. La loro efficacia è maggiore se presi dopo il pasto: il cibo rallenta lo svuotamento dello stomaco e quindi restano efficaci più a lungo.
NaHCO3 + HCl → NaCl + H2CO3
H2CO3 → H2O + CO2
il bicarbonato trasforma l’acido cloridrico (acido forte) nello stomaco in acido carbonico (più debole) che a sua volta in soluzione si scinde in anidride carbonica (che è un gas, quindi si allontana con la tipica sensazione di digestione). In pratica rimane acqua e sale.
ACQUA OSSIGENATA
E’ il nome comunemente usato per il perossido di idrogeno (H2O2 ), un liquido trasparente e miscibile in acqua in tutte le proporzioni. L’acqua ossigenata è una sostanza ossidante che igienizza e sbianca. Si decompone solo in acqua ed ossigeno, quindi non è inquinante, non lascia residui ed è molto efficace. Si trova in commercio a diverse concentrazioni (volumi): a 10 v è un ottimo disinfettante per le ferite; a 130 v serve per sverniciare il legno ed è la base per detergenti igienizzanti ecologici.
ATTENZIONE: A 130 VOLUMI È MOLTO IRRITANTE PER LA PELLE E LE MUCOSE, MANEGGIATELA CON GUANTI E OCCHIALI. Non usate contenitori o utensili metallici. Teme il caldo e gli urti e la luce. Se viene a contatto con sostanze basiche (es. soda solvay, bicarbonato) o sostanze organiche si decompone molto velocemente producendo ossigeno.
BETAINE
Sono dei tensioattivi anfoteri piuttosto delicati, usati da soli nel prodotto o in aggiunta a SLS e SLES per mitigarne il potere irritante. I loro nomi inci possono essere: cocamidopropyl betaine, lauramidopropyl betaine, cocobetaine. Bisogna fare attenzione alla provenienza delle betaine che devono essere di buona qualità, pure e pulite perché a volte nella loro sintesi si produce anche il sodiomonocloro acetato, tossico per gli organismi acquatici e che potrebbe rimanere come impurezza nel detergente.
BICARBONATO DI SODIO
L’idrogeno carbonato di sodio ( NaHCO3), detto comunemente bicarbonato, è un sale estremamente solubile in acqua (96 g/l). E’ un additivo alimentare (E500) utilizzato come antiacido dello stomaco, per preparare lieviti “chimici”, per rendere meno igroscopico il sale da cucina e l’acqua che si beve lo contiene. Ha il grande vantaggio di essere economico e facilmente reperibile nei reparti alimentari di tutti i supermercati.
Inoltre è ottimo come deodorante, dentifricio e collutorio, detergente intimo, collirio.
E’ spesso usato a sproposito o viene consigliato erroneamente attribuendogli proprietà che chimicamente non ha. Aggiungendo bicarbonato di sodio all’acqua, la soluzione che si ottiene è neutra/debolmente alcalina (pH poco superiore a 7), quindi:
NON IGIENIZZA: preserva da i batteri solo se in soluzione SATURA, per effetto della sua salinità (es. salamoia). Per igienizzare può essere utilizzata l’ ACQUA OSSIGENATA o il PERCARBONATO.
NON SGRASSA: per sgrassare ci vogliono i tensioattivi e l’ambiente alcalino.
NON ELIMINA IL CALCARE: il calcare (carbonato di calcio) viene sciolto in ambiente acido, mentre il bicarbonato serve proprio per neutralizzare l’acidità dello stomaco perché è una base debole! (Per togliere il calcare ci vuole l’ACIDO CITRICO.
NON HA NESSUNA CAPACITA’ AMMORBIDENTE nel lavaggio.
BRILLANTANTE
Il brillantante che acquistiamo per la lavastoviglie non è un detergente ma un additivo. Ha lo scopo di rendere più brillanti le stoviglie, che altrimenti rimarrebbero più opache durante l’asciugatura. Per assolvere a questa funzione “estetica” ha lo svantaggio di resistere al risciacquo e rimanere attaccato agli oggetti: ad ogni pasto quindi ne viene ingerita una piccola quantità insieme al cibo. Per non correre rischi si può tranquillamente evitare l’uso di questo prodotto oppure sostituirlo con la soluzione “commestibile” di acido citrico al 20%. Basta riempire la vaschetta del brillantante con la soluzione di acido citrico e girare la manopolina del dosaggio al massimo.
L’utilizzo del brillantante non è obbligatorio come ci vorrebbero far credere la pubblicità e i produttori di lavastoviglie, perché l’azione anticalcare non viene effettuata dal brillantante ma dall’addolcitore della lavastoviglie che necessita periodicamente il reintegro del sale (questo si che è OBBLIGATORIO soprattutto con acque dure!). Nella lavastoviglie c’è un filtro a scambio ionico che serve a ridurre la durezza dell’acqua e favorire così il lavaggio delle stoviglie. Con il passaggio dell’ acqua, le resine saranno piene zeppe di calcio e di magnesio. Occorre utilizzare il sale (cloruro di sodio), proprio per fare lo scambio ionico tra calcio/magnesio e sodio e rigenerare l’addolcitore.
A questo proposito è consigliato utilizzare sale iperpuro (come il salgemma, o quello ottenuto per bollitura o quello apposito per lavastoviglie) per garantire una maggior vita all’elettrodomestico, soprattutto in zone di acqua dura. Il sale marino (quello da cucina) può contenere, oltre che cloruro di sodio anche piccole impurezze di conchiglie, sabbia, terra ecc. Se il filtro riceve sabbia e frammenti di conchiglie finisce per intasarsi e non svolgere più la sua funzione. Le stoviglie potrebbero uscire opache ed i bicchieri color latte.
DUREZZA ACQUA
La durezza dell’acqua espressa nelle etichette dei detersivi si riferisce ai “gradi francesi” cioè a 10 mg/l di CaCO3 sciolto in acqua, che corrisponde ad 1 °F,  oppure ai “gradi tedeschi” cioè 10 mg/l di CaO sciolto in acqua e corrisponde a 1°D. (1°F equivale a 0,56 °D). Per sapere la durezza dell’acqua nel proprio comune c’è il sito ASSOCASA
ECOLABEL
La certificazione Ecolabel è un marchio di qualità ecologica concepita e garantita dalla UE. Si riconosce dal simbolo del “fiorellino europeo” riportato direttamente in etichetta.
Un prodotto o un servizio ottiene il marchio Ecolabel solo se è efficace, non contiene sostanze pericolose per la salute, ha un impatto ambientale minimo (anche usando sostanze o parti di molecoladi origine petrolifera). CALCOLA esattamente l’inquinamento che il prodotto avrà durante “l‘intero ciclo di vita”, dalle materie prime fino all’arrivo nelle acque reflue. C’è attenzione al tipo di confezione o flacone. Non gli interessa invece l’origine della materia prima.
ENZIMI (Amilase, protease, cellulase, lipase, mannanase)
Sono il toccasana per un’azione di lavaggio moderna ed a bassa temperatura, senza enzimi il detersivo lava pochino…
A 30°C gli enzimi funzionano alla grande ma si disattivano oltre i 40°C e non funzionano più. L’ideale quindi impostare la lavatrice a 30°C, fino a quando ha caricato tutta l’acqua e spegnerla per una ventina di minuti. In questo modo gli enzimi hanno tutto il tempo di fare il loro lavoro. In seguito si può sempre cambiare la temperatura di lavaggio impostandola secondo le esigenze (anche usando meno detersivo di quanto indicato!)
Sono “potenzialmente allergizzanti” solo per il fabbricante che li manipola (e dovrebbe farlo adottando gli opportuni sistemi di protezione) ma non per il consumatore finale perchè di enzimi dopo il lavaggio non ce ne sono più (e con acido citrico ultimo lavaggio si disintegrano).
LIEVITI CHIMICI
I lieviti chimici o istantanei sono una miscela di bicarbonato di sodio e sostanze acide, sfruttano il fatto che il bicarbonato in ambiente acido libera anidride carbonica (gas) e fa lievitare.
NaHCO3 + CH3COOH → CH3COONa+ H2O + CO2
MANUTENZIONE LAVATRICE E LAVASTOVIGLIE
Per rendere più efficiente la macchina, migliorando la capacità lavante e riducendo il consumo energetico, è utile un trattamento anticalcare. Basta aggiungere un paio di cucchiai di acido citrico nella vaschetta del detersivo e fare un lavaggio, a vuoto e a 40°C (30 minuti sono sufficienti).
Se nella lavastoviglie metterete le pentole inox, ringiovaniranno!
La periodicità con cui fare tale manutenzione dipende ovviamente dalla durezza dell’acqua, dalle temperature di lavaggio e dall’abitudine o meno di usare acido citrico come ammorbidente o brillantante.
Per igienizzare i due elettrodomestici basterà invece un lavaggio a 60°C, a vuoto e con un paio di bicchieri di candeggina delicata o 100 g di percarbonato.
pH
Il pH è l’indice che esprime il grado di acidità di una soluzione, in rapporto ad una scala di valori compresi tra 0 e 14.
pH tra 0 – 7: soluzione ACIDA
pH tra 7 – 14: soluzione BASICA (o ALCALINA)
pH 7: soluzione NEUTRA
Il pH fu introdotto dal chimico danese Sörensen, ed è definito come il logaritmo negativo della concentrazione di ioni idrogeno, la lettera “p” si riferice al termine danese “potenz” in senso matematico, cioè il “-log”.
RICICLARE COSMETICI
Può capitare di fare un acquisto sbagliato, oppure ricevere in regalo un bagnoschiuma o una crema con pessimo inci, o comprare un ottimo prodotto ma che alla nostra pelle o ai nostri capelli non piace.
Non buttatelo, si inquinerebbe e basta!
In questo post troverete una lista di interessanti utilizzi per riciclare i cosmetici
SAPONE
Il sapone è un sale sodico (saponetta) o potassico (liquido) degli acidi grassi vegetali o animali. Il suo pH è alcalino intorno a 9-10. Si ottiene dalla reazione (saponificazione) tra grassi o oli (esteri) e una base forte come NaOH o KOH (idrossido di sodio e potassio) a 170°C. Il prodotto è il sapone (sale) e glicerolo (alcool). Anticamente veniva fatto con cenere di legno (alcalina) e grassi animali. In pratica è una reazione tra acido debole e base forte che darà il sale. I saponi sono tutti tensioattivi ANIONICI. Il loro nome in inci si riconosce dalla parola sodium o potassium e dalla desinenza “ate” che segue il nome del grasso/olio da cui proviene:
da grasso animale (suino o bovino) = sodium tallowate
da olio di palma = sodium palmate
da olio di cocco = sodium cocoate
da olio di oliva = sodium olivate (la vera saponetta di marsiglia), potassium olivate (vero marsiglia liquido)
I saponi sodici o potassici formano la “schiuma” perché sciogliendosi in acqua ne abbassano la tensione superficiale. Però, con acque molto dure, ovvero che contengono quantità sensibili di ioni Ca+ e Mg+, si formano dei saponi di calcio e magnesio INSOLUBILI in acqua, che non hanno più il potere detergente e la schiuma. Occorre quindi addolcire l’acqua per migliorare il lavaggio aggiungendo un sequestrante al cosmetico. Il sequestrante serve per bloccare i metalli (in particolare Ca e Mg) per avere più schiuma e minore variazione del colore e del profumo, impedendo cioè che il sapone irrancidisca; infatti nella saponetta non servirebbero i conservanti, perché essendo un solido l’acqua è talmente poca da non essere compatibile con la crescita batterica.
Il sapone marsiglia è ottimo come: detergente intimo contro le infezioni di “candida”, in virtù della sua alcalinità; schiuma da barba, l’alcalinità tipica di un sapone riduce la consistenza del pelo che quindi viene tagliato meglio e più facilmente; antischiuma dei detersivi per lavatrice.
No al sapone sui capelli: l’alcalinità del sapone apre i capelli che si rovinano, diventando stopposi e fragili. No solo sapone per lavare i panni: li ingrigisce! Perché forma sali insolubili che si depositano sui tessuti. Inoltre, i residui che dovessero rimanere, irrancidiscono e puzzano.
SCHIUMA IN LAVATRICE
Troppa schiuma nella lavatrice non va bene perché rischia di romperla. Il motivo è che sottrae una grande quantità d’acqua (che è appunto diventata schiuma) e la resistenza, nel vano tentativo di scaldare l’acqua che non c’è, si fulmina. Inoltre, un eccesso di schiuma attutisce l’urto dei panni nel cestello, togliendo parte dell’azione meccanica alla lavatrice ed il bucato sarà meno pulito. Un ottimo ed economico antischiuma in lavatrice è il sapone di marsiglia.
SILICONI
Nella lista ingredienti dei cosmetici tutte le parole che finiscono in -thicone oppure -siloxane sono dei siliconi, gli stessi che si usano come sigillante….
In natura non esistono. Sono prodotti di sintesi, cioè ottenuti in laboratorio. La loro caratteristica principale è che non reagiscono praticamente con nulla. Sono inquinanti perché non biodegradabili in nessuna condizione nè aerobica nè anaerobica. Sono sostanze non dermocompatibili ma vengono molto usati nelle creme perché non lasciano la scia bianca e danno la “sensazione” di pelle liscia e piacevole al tatto. Però è solo una sensazione, non è la pelle che è morbida è il silicone che ha creato un film su di essa. Oltre ad “ingannare esteticamente” il consumatore e la sua pelle potrebbero anche essere nocivi per l’intero organismo. Infatti le analisi del sangue di ammalati di sensibilità chimica multipla ne rivelano la presenza (se in natura non esistono si può quindi supporre che derivino dalle creme ci si sono spalmati addosso…). Quindi la pericolosità per l’ambiente è certa, perchè appunto non sono biodegradabili, mentre per quanto riguarda le persone se ne sta parlando (forse è un caso, ma recentemente anche alcune protesi al silicone sono state bandite…). Possono essere facilmente sostituiti da sostanze vegetali, per es. il Caprylic/Capric triglyceride, che rendono la crema morbida, vellutata e spalmabile esattamente come il silicone sintetico ma sono dermocompatibili, biodegradabili ed a bassa tossicità per gli organismi acquatici.
Il silicone si trova anche in molti prodotti per capelli e probabilmente è il responsabile delle doppie punte. Il motivo è che avvolge il fusto del capello come una guaina. Poi, usando il phon, il capello si dilata per effetto del calore, ma trovandosi completamente avvolto dalla pellicola del silicone, ad un certo punto ’scoppia’ e si divide, creando la doppia punta.
I siliconi vengono usati anche come abbattitori di schiuma nei detersivi lavatrice.
SLES (SODIUM LAURETH SULFATE)
E’ un tensioattivo anionico sintetico e, come lo SLS, diventa meno aggressivo se seguito da un tensioattivo anfotero o dalla glicerina. Contiene da 1 a 4 molecole di ossido di etilene cioè un derivato petrolifero, che può formare del diossano (molto pericoloso). I maggiori fabbricanti di questa sostanza sono a conoscenza del problema e fanno lavorare i loro impianti per ridurre al minimo questo fenomeno. Però lo SLES è perfettamente biodegradabile in tutte le condizioni quindi ha un impatto sull’ambiente minimo, per questo è classificato con il bollino giallo e non rosso. E’ una sostanza che è stata demonizzata ingiustamente in modo che non si parlasse di altre schifezze, quelle sì veramente pericolose.
Lo SLES peggiore è il “pareth”, il migliore è Coceth (si degrada più facilmente).
SLS (SODIUM LAURYL SULFATE)
Si può trovare nei bagnoschiuma o nei detergenti in genere perché è un tensioattivo (anionico). E’ una sostanza tutta vegetale/minerale ed ha subito pochi interventi chimici. Si produce solitamente con olio di cocco e zolfo. Inoltre i suoi valori di biodegradabilità e di tossicità per gli organismi acquatici sono così buoni da poterlo definire una molecola verde. L’unico problema è che da solo è parecchio irritante per pelle e capelli. Questa aggressività può essere abbattuta aggiungendo al cosmetico o al detergente delle sostanze, che mitigano questo potere irritante ad es. le coco amidopropil betaine (tensioattivi anfoteri) o glicerina. Quindi è un’ ottima molecola che va usata, come tutte le sostanze chimiche in modo appropriato.
SODA SOLVAY
E’ il nome commerciale del carbonato di sodio, (Na2CO3), una base che aiuta a disgregare lo sporco grasso potenziando il tensioattivo nei detersivi. Se in eccesso può rovinare le fibre delicate e sbiadire i colori. Non va usata sull’alluminio perché lo annerisce. La soda solvay non ha una azione anticalcare diretta ma indiretta. Quindi non è utilizzabile come addolcitore dell’acqua all’interno della lavatrice, infatti Il carbonato di sodio, scambia il sodio con il calcio e diventa calcare vero e proprio che precipita nel cestello e sugli indumenti.
SYNDET (sapone non sapone): in pratica è un detergente solido, preparato solo con tensioattivi di sintesi. Il pH è vicino a quello della pelle (circa 6) e non come la tradizionale saponetta alcalina a pH 9-10. Si riconosce perchè in Inci ha il nomi degli SLS o SLES es. disodium lauryl sulfosuccinate, sodium cocoyl isethionate.
TENSIOATTIVI
Perchè con la sola acqua non possiamo pulire lo sporco grasso e unto? Perchè acqua e olio non si mescolano tra loro, lo sanno anche i bambini…Quindi ci serve qualcosa che faccia “legare” l’acqua al grasso: cioè un “tensioattivo”.
I tensioattivi sono i maggiori costituenti dei prodotti detergenti (sia cosmetici che per la pulizia della casa) perchè hanno la capacità di rimuovere lo sporco, abbassando la tensione superficiale di una soluzione acquosa (di almeno 400 dine per cm2). In pratica il tensioattivo “lava” perché lo possiamo considerare come un “fiammifero”: il piede (lipofilo o idrofobo) è costituito da molecole che si inseriscono e si legano nello sporco grasso, mentre la testa (idrofila o lipofoba) viene trascinata dall’acqua e porta via anche lo sporco attaccato (che è stato inglobato in piccole goccioline o micelle).
Un tensioattivo è ecologico solo quando si degrada facilmente sia in ambienti ossigenati (aerobiotici), come per esempio le acque dei fiumi, sia in ambienti privi di ossigeno (anaerobiotici), come i fondali fangosi. I tensioattivi immessi sul mercato europeo sono tutti biodegradabili in ambienti aerobiotici, ma non tutti lo sono anche in mancanza di ossigeno. Questo ne determina il grado di incompatibilità ambientale e la pericolosità anche per quelle forme di vita che abitano sul fondo di fiumi e mari.
Ce ne sono di 4 famiglie principali:
– ANIONICI: la parte attiva è l’anione (carica negativa). Sono i più aggressivi per la pelle es. SAPONI (vegetali o animali), SLES, SLS (diventano meno aggressivi se seguiti nella lista Inci da T. ANFOTERI o dalla glicerina piuttosto che dal sale – cloruro di sodio).
– ANFOTERI: i più delicati per la pelle es. COCAMIDOPROPYL BETAINA, LAURAMIDO BETAINA, COCOBETAINA: spesso seguono gli SLES.
– NONOIONICI: non sviluppano carica elettrostatica in soluzione acquosa. Sono detergenti delicati blandi, anche emulsionanti e spesso potenziano i t.anionici. es. ALCHILPOLIGLUCOSIDI: coco-glucoside, decyl-glucoside. Le SAPONINE: edera saponaria, legno panama, castagne india, noci del sapone, tutte non eco-bio ma NOCIVE per gli organismi acquatici e poco lavanti…
– CATIONICI: non detergono, sono usati nei detersivi per lavastoviglie classici perchè hanno la caratteristica di far scivolare via l’acqua facilmente dalle stoviglie e non lasciano gocce di calcare (effetto sgrondante). Spesso sono condizionanti e polimeri es. QUATERNUM, POLIQUATERNUM (neutralizzano le cariche negative del capello, derivano dall’anione ammonio, sono tossici).
Tra le varie famiglie di tensioattivi non ce né una una migliore o peggiore dell’altra, sono i singoli componenti della famiglia che possono essere buoni o cattivi. Es. nei tensioattivi nonionici ci puoi trovare dell’alchilpoliglucoside (che è buono) ma anche il nonilfenolo (che è pessimo).
Alcuni tensioattivi sono considerati “naturali”, cioè sia la parte lipofila che quella idrofila sono “derivate” da vegetali es. alchipoliglucosidi. Però non si deve intendere “che esistono in natura”, subiscono sempre degli interventi in impianti chimici. I tensioattivi di origine naturale sono classificati e indicati in Inci con un numero pari, per esempio C12 o C14, quelli sintetici, derivati dal petrolio, con un numero dispari, per esempio C11 o C13.