Riflessioni sul Sana e sul Biologico

Eh già, oggi sono in vena di un lungo articolo poco chimico…ma certo non siete obbligati a leggerlo!
Sarà che ho bisogno di sfogarmi…
Sono stata per la prima volta al Sana, il salone internazionale del naturale e del biologico. Mi hanno regalato dei biglietti e così mi è sembrata una buona occasione per vedere con i miei occhi la super fiera, che nel frattempo è arrivata a ben 30 anni di esposizioni.
Ma da brava mamma-chimica avevo i figli a seguito! Di 6 e 11 anni, immaginatevi quanto posso aver visto…Oltre a rincorrere il grande che voleva assaggiare tutto l’assaggiabile (vegan, bio, organic, ecc.) ed oltre a scattare foto con la piccola a tutte, ma proprio tutte, le piante in esposizione (c’era pure il geranio-coca cola…), sono riuscita a vedere ben poco di quello che mi interessava, ovvero la sezione detergenti e cosmetici.
Ho però incontrato, con mio grande piacere, persone conosciute sul forum di Zago ed anche i proprietari di un’azienda italiana a cui sono affezionata. Produce cosmetici naturali e detersivi ecologici efficaci, con un ciclo di produzione e distribuzione etico.
Non è un mistero quale sia questa azienda eh!
Chi mi segue sul sito di Mammachimica e magari ha dato una letta alle risposte nei commenti, la trova menzionata spesso. In molti non hanno voglia di spignattare o comunque mi chiedono pareri su quali prodotti acquistare già belli e pronti e volentieri l’ho proposta perché appunto ne ho sempre apprezzato sia gli ingredienti che lo studio e l’attenzione che c’è dietro.
Quando mi hanno contattata per invitarmi al Sana e conoscermi personalmente sono stata sorpresa della coincidenza, ma mi ha fatto molto piacere! Se mi avesse contattata un’altra azienda, magari anche più famosa, ma ecofurba, sarei stata in difficoltà e di certo non avrei accettato.
A parte questa bella parentesi, il Sana mi ha però un po’ deluso…Non c’è un comitato scientifico che decide chi può esporre per esempio.
Così si trovano ancora un sacco di bufale nel campo della detergenza, ormai smascherate da tempo dai test di lavaggio (tipo la wash ball e gli eMC). Oppure ci sono in giro ancora i rimedi controproducenti e a volte anche dannosi per lavarsi, tipo il sapone di marsiglia per lavare i capelli…Provateci se avete coraggio. Se li avete lunghi poi passerete le restanti ore a mandarmi accidenti perché saranno diventati crespi come stoppa! Quel sapone è alcalino, anche se fatto a mano, artigianalmente, con sostanze naturali, bio, vegan, ecc., sempre alcalino è! Ma le scaglie di cheratina dei capelli si aprono e si rovinano con l’alcalinità!
Altra cosa che mi ha lasciato perplessa, ma questo già da un po’ di tempo, è l’enorme quantità di prodotti ALIMENTARI marchiati “Bio” che si trovano. Tutta la fiera appunto! E io comincio a non fidarmi più tanto, non come prima.
Non è che sono impazzita eh!
Mi sono laureata in Chimica Analitica Ambientale scegliendo questo piano di studi in tempi non sospetti, cioè quando l’attenzione all’ecologia c’era, ma non certo come ora. Quindi la mia ricerca di prodotti e stili di vita poco impattanti verso l’ambiente è sempre la priorità ed ha radici lontane!
Sono anni che divulgo e condivido rimedi ecologici per la cura della casa e di noi stessi con il blog di Mammachimica; con la mia famiglia vivo in una casa costruita in bioedilizia, a basso impatto ambientale ed alta efficienza energetica. Cerco di fare quello che mi è possibile per questo prezioso ed unico ambiente!
MA, da quando abbiamo iniziato ad avere un orto tutto nostro, che curiamo con fatica e soddisfazione, senza utilizzo di diserbanti o pesticidi, comincio a non comprare più il “bio” ai negozi (intendo sia grande distribuzione che specializzati).
Ovviamente, se c’è qualcosa di una particolare marca bio che mi piace la continuo a comprare eh! Ma solo se mi soddisfa dal punto di vista del gusto o della consistenza. Non sono più disposta a pagare un prodotto alimentare il triplo solo perché ha stampato la fogliolina del biologico. E questo per vari motivi.
Innanzitutto, quando colgo la mia insalata dall’orto e la metto in acqua per lavarla, è un via-vai di esserini: forbicine, lumachine, ragnetti, vermetti. Tutti nel povero cespo, che così è anche già parzialmente mangiucchiato. Altri cespi vengono fatti fuori prima che arrivi io a mangiarmeli…Certamente la mia insalata è bio, ma mi spiegate come fanno TUTTI i supermercati (discount o di marca) ad avere TUTTA quella bella frutta e verdura bio, in tutte le città italiane? Possibile che siano tutti prodotti veramente derivanti da agricoltura biologica? Tutta quella quantità e così belli? E’ ovvio ci saranno aziende serie e oneste, ci mancherebbe! Probabilmente la maggioranza. Ma come faccio a selezionarle?
Sarà che sono anche una contadina scarsa, ma tra insetti, parassiti, infezioni funginee, ricci, istrici e cerbiatti (si, perché se non faccio un recinto di almeno due metri quelli saltano e divorano tutto…) nel mio orto è una battaglia praticamente persa.
Ho provato anche ad usare i rimedi “consentiti in agricoltura biologica”: in alcuni per esempio è presente il boro. Ma come?!? Il boro è stato tolto in detergenza perché i suoi sali sono impattanti sull’ambiente e invece io posso spargerli nel terreno? Sono sempre più perplessa.
Altro motivo importante che mi ha fatto smettere di comprare bio sono le analisi effettuate su frutta e verdura coltivata a regime tradizionale. Queste evidenziano che i prodotti che arrivano sulla nostra tavola, anche se hanno subito trattamenti in precedenza, sono chimicamente sicuri e nei limiti. Cioè non ci sono residui dannosi che possiamo ingerire sulle derrate derivanti dall’agricoltura tradizionale (c’era un articolo proprio pochi mesi fa su Altroconsumo, dove tutte le analisi sono fatte in laboratori certificati e indipendenti).
E infatti l’approccio biologico all’agricoltura è stato introdotto proprio per tutelare l’ambiente. Dopo anni di uso massiccio di pesticidi e diserbanti (utili per carità! perché all’epoca la gente moriva di fame data la scarsità di prodotti alimentari) si è pensato bene che magari si potesse raggiungere un risultato analogo ma in modo meno inquinante. Quindi il bio NON è stato introdotto per tutelare la salute del consumatore, che deve essere tutelata in ogni caso, ovviamente! Ma serviva per INQUINARE MENO L’AMBIENTE.
E invece ‘ste dosi massicce di verde rame (il rame è un metallo pesante), di boro e quant’altro mi sa che l’ambiente lo inquinano eccome!
Comunque, mi sono trasferita in campagna per non intossicarmi, sia il corpo che l’anima, come mi stava invece accadendo nella grande città, e contribuire anche a migliorare la qualità di vita dei miei figli. Alla fine quando faccio acquisti punto più sul “Km zero” ma perché qui mi è più facile e lo vedo con i miei occhi.
In tal senso mi ritengo molto fortunata.
La mia vicina di casa mi fornisce le uova, perché ha il pollaio con galline ovaiole (che a volte curo anche io se lei è in vacanza): sono veramente libere di scorrazzare, mangiano il mais e le erbette che trovano in giro. La sera vengono chiuse nelle casette di legno perché altrimenti la volpe, anche se c’è il recinto, se le pappa…Le loro uova sono più buone e i miei figli mangiandole se ne accorgono ( e notano la differenza con quelle bio del super) perché queste sono FRESCHE! Credo che il trucco sia tutto lì…
A due km da casa c’è un altra famiglia, sono allevatori certificati di Chianina, le vacche bianche tipiche della zona. Le vedo pascolare beate nei campi circostanti e spesso, la sera, mi devo fermare con la macchina per farle attraversare quando tornano in stalla. Di certo non moriranno di vecchiaia eh! Ma la loro carne è più buona e mi fa avere meno rimorsi acquistandola, rispetto a quella delle povere mucche stipate in stalle tutto il giorno.
A circa 5 km c’è il mio terzo vicino di casa: ha circa 250 pecore, delle capre e delle mucche. Prepara con le sue mani, nel suo laboratorio, ricotta e formaggi che sono la fine del mondo (e dopo aver assaggiato quelli è inutile provare a far mangiare ai bimbi altre marche di formaggio…). Le pecorelle le vedo spesso brucare nelle colline vicine quando scendo in città. Sono protette dai cani pastore ma purtroppo, a volte, qualche lupo non ha difficoltà a farne sparire qualcuna…
Come vedete la zona è piuttosto disabitata e poco trafficata. Poco distante ci sono anche le arnie di un apicoltore da cui mi rifornisco di miele: la prima volta mi ha contattato proprio lui per avere qualche delucidazione chimica. So come tratta le api…insomma, di lui mi fido.
Sono disposta a pagare di più per la qualità, ma come potrei avere le stesse certezze con i prodotti Bio in commercio? Voi come vi regolate?

 

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4 risposte a Riflessioni sul Sana e sul Biologico

  1. silvia scrive:

    ciao, mi potresti dare un indizio sul nome di quell’azienda della quale ti fidi? non ricordo se la ho incontrata negli articoli o nei commenti 🙂
    grazie

  2. Valeria scrive:

    Ciao Sara, mi sono posta gli stessi dubbi sul bio soprattutto relativi ai trattamenti concessi nell’agricoltura: siamo sicuri che siano proprio così rispettosi dell’ambiente? Anche tu confermi che non lo sono. Acquistare un prodotto bio che viene dalla Germania è veramente meglio che un prodotto non bio coltivato nella mia zona ? (fatto salvo per prodotti “tipici”) Mi regolo come fai tu: preferisco acquistare merce di cui conosco la provenienza piuttosto che il bio a tutti i costi. E qualcosa si può fare: con un po’ di pazienza si trovano produttori interessanti anche in zone più densamente abitate. Adesso anche la Gdo si è attrezzata con le produzioni di zona e nelle botteghe del commercio equo e solidale trovo anche piccoli produttori locali, detergenza e cosmesi di ottima qualità. Una spesa consapevole è più soddisfacente.

    • Mammachimica scrive:

      Grazie Valeria per il tuo intervento. Si penso che la strada migliore sia questa e concordo con te che piuttosto di prenedere il bio tedesco è meglio quello normale qui…sempre che quel prodotto non mi soddisfi in qualche modo per gusto, che so!
      Ciao Sara

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