Coronavirus e disinfezione

Scrivo questo articolo per fare il punto su quello che ho già divulgato in più post su FB.
Non sono un medico e quindi, come sempre, mi limito a dare indicazioni chimiche, basate sulle linee guida degli organi competenti.
Spero vi sia utile e magari un po’ vi rassicuri: spesso quello che non si conosce fa più paura.

Sul sito del Ministero della Salute c’è un opuscolo con le indicazioni per la prevenzione della circolazione del famigerato Coronavirus, questo il link.
Questo vademecum è stato fatto in collaborazione con:
Testi rielaborati dalla Task Force Comunicazione ISS su fonti di:
Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS),
European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC)
e Istituto Superiore di Sanità (ISS).

Sempre sul sito del ministero, nelle FAQ, alla sezione Superfici e igiene:

“Quali sono le regole per la disinfezione / lavaggio delle mani?

Il lavaggio e la disinfezione delle mani sono la chiave per prevenire l’infezione. Dovresti lavarti le mani spesso e accuratamente con acqua e sapone per almeno 60 secondi. Se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcool (concentrazione di alcool di almeno il 60%).”

Quindi la cosa importante è LAVARSI BENE LE MANI con ACQUA E SAPONE.
Se ciò non fosse possibile allora si può usare un prodotto a BASE ALCOLICA, con almeno il 60% di alcool etilico (o etanolo).
Olio, aceto, aloe, olio essenziali, ecc. non servono e comunque non sono nelle indicazioni del Ministero.
La cosa che funziona e disinfetta è l’ALCOOL, in concentrazione tra il 60 e 80%.
L’Alcool PURO infatti è meno efficace di una soluzione tra alcool e acqua tra il 60 e 80% (ne ho parlato altre volte sul sito).
In parole molto semplici: una miscela di acqua e alcool riescono a denaturare (sciogliere, distruggere, danneggiare) le proteine della superficie esterna dei virus o batteri, MEGLIO che l’alcool etilico puro. E poi può così penetrare meglio all’interno del virus e distruggere tutto il resto.

Attenzione ai prodotti: “Amuchina” è il nome commerciale di molti prodotti, ma alcuni sono a base alcolica mentre altri sono a base di ipoclorito di sodio.
Gli igienizzanti mani in commercio tipo appunto Amuchina gel, ecc. sono a base di alcool etilico.
L’Amuchina nella bottiglia di, per igienizzare superfici e oggetti, è invece a base di ipoclorito. Ve ne accorgete leggendo la composizione chimica o l’inci.

Se volete seguire le indicazioni del Ministero della Salute e non avete a disposizione acqua e sapone per lavarvi le mani, dovete comprare o farvi un disinfettante a base alcolica.

Fabrizio Zago, come sempre in aiuto dei consumatori, ha divulgato una “ricetta” facile, semplice ed efficace nel caso non trovaste più i disinfettanti in commercio:
“Le scorte di disinfettante mani sono terminate. Eppure è la miglior prevenzione possibile date le circostanze. Ve lo potete fare: alcol buongusto (lo trovate in qualsiasi supermercato) 600 grammi, acqua bollita 390 grammi ed infine un addensante come la carragenina (quella che si usa in pasticceria) oppure, in mancanza d’altro usate della farina bianca 00. Non sarà un bellissimo gel ma certamente la sua funzione la fa!”

Potete anche non addensare la soluzione e metterla in uno spruzzino. L’importante è chiuderla bene per non far evaporare l’alcool.

Attenzione alle stupidaggini: sul web, gruppi whatsapp, ecc. impazzano consigli di tutti i tipi, molti non servono a nulla e comunque non seguono le indicazioni del Ministero.
Anche qui un’interessante precisazione di Fabrizio Zago:
“C’è una ricetta, che sta circolando nel web, che sarebbe il modo per farsi da soli l’Amuchina. Siccome le informazioni sono errate, vi do la mia lettura della questione:
– di Amuchina c’è ne sono diversi tipi con formule completamente diverse.
– la più famosa e diffusa è un Presidio Medico Chirurgico basato sulla presenza di ipoclorito di sodio esattamente all’1,15%
– la ricetta proposta indica in 50 grammi di candeggina commerciale, in 5 litri d’acqua, la quantità
necessaria. Siccome la candeggina commerciale contiene mediamente il 3% di ipoclorito il preparato finale conterrà solo lo 0,3% di ipoclorito di sodio. Cioè circa un quarto rispetto ad Amuchina.
– l’aggiunta di sale qualsiasi può veicolare dei metalli in grado di inattivate velocemente l’ipoclorito di sodio.

– infine questo prodotto è indicato per le superfici dure non per disinfettare le mani essendo à pH fortemente alcalino e quindi deleterio per la cute.
Per tutti questi motivi evitate di prendere in considerazione questa ricetta errata e fuorviante.”

Infine, per disinfettare le superfici o gli oggetti su cui potrebbe rimanere traccia del virus (ma ancora è sotto studio se questo avvenga o meno), il Ministero della Salute indica questo:
Le informazioni preliminari suggeriscono che il virus possa sopravvivere alcune ore, anche se è ancora in fase di studio. L’utilizzo di semplici disinfettanti è in grado di uccidere il virus annullando la sua capacità di infettare le persone, per esempio disinfettanti contenenti alcol (etanolo) al 75% o a base di cloro all’1% (candeggina).”

Ciao a tutti.

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Erbe coloranti per capelli

Anni fa, era il 2017, si è discusso sul forum di Ecobiocontrol in merito alla bontà o meno di alcune miscele di erbe tintorie.
Tutto era nato dallo scandalo di un prodotto indiano, dichiarato 100% naturale e che invece conteneva anche altre sostanze coloranti per aumentarne l’efficacia.
Per questo motivo, molte utenti del forum avevano inviato a Fabrizio campioni di erbe tintorie che usavano abitualmente per farli analizzare.

Come ripeto sempre (e sempre lo farò!) la parola “naturale” NON E’ SINONIMO della parola “innocuo”. Moltissime sostanze vegetali potrebbero dare reazioni allergiche in soggetti predisposti e causare dermatiti, riniti, ecc. Per non parlare del fatto che la cicuta, l’arsenico e il botulino sono assolutamente naturali.

Ma qui la questione si rivelò ancora più grave.
I risultati delle analisi furono disastrosi dal punto di vista della carica batterica presente in alcune miscele di erbe e tutto fu pubblicato nel magazine di Ecobiocontrol.
C’erano anche indicati i metodi (tramite microonde o alcool etilico) per neutralizzare tale carica batterica, per chi avesse in casa tali prodotti e voleva comunque utilizzarli.
Vorrei sottolineare il fatto che tutto questo enorme lavoro di raccolta campioni, analisi, utilizzo di personale e reagenti, controprove e ricerca di un metodo si sanificazione è stato fatto da Fabrizio Zago, ti tasca sua, senza nulla in cambio. Ed stato messo a completa disposizione di tutti.
Ma non solo.
A distanza di anni, Fabrizio ha ripetuto le prove, avvalendosi anche di laboratori esterni, che purtroppo hanno confermato i pessimi dati per alcuni prodotti.
Ecco quindi un nuovo REPORT SULLE ERBE TINTORIE e come sterilizzarle.
Non verrà pubblicato e NON DEVE ESSERE PUBBLICATO, come specificato su Ecobiocontrol, ma lo potete richiedere come descritto in questo link.

Personalmente non mi tingo i capelli, né con erbe né con coloranti di sintesi, pertanto non ho richiesto e non ho letto il report.
Ma mi sembrava utile informarvi e divulgare questa possibilità.

Se volete invece info sulle tinte chiamate “chimiche” ecco il link ad un mio vecchio articolo.

Buona lettura!

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EDTA vs GLDA

Grazie a Fabrizio Zago, ecco bello e pronto il calcolo scientifico dell’impatto ambientale di due sequestranti usati in detergenza e cosmesi: lo stra-usato EDTA, inquinante e facilmente sostituibile dal più ecologico GLDA (nome inci Tetrasodium Glutamate Diacetate).

https://www.ecobiocontrol.bio/magazine/confronto-edta-gld

Ovviamente nessun cosmetico/detergente che contiene EDTA è tossico o pericoloso per la salute umana, è un ingrediente ammesso dal regolamento cosmetici, ci mancherebbe!
Quello che evidenziano i dati è che è inquinante (molto più del GLDA) e che quindi danneggia l’ambiente.
Però riflettete su questo.
L’EDTA “mobilizza i metalli pesanti dai fondali marini”, quindi li porta in soluzione e magari qualche pesce se li pappa…e poi noi forse mangiamo proprio quel pesce…
Insomma, nell’ambiente ci viviamo tutti.
Prima o poi le scelte sbagliate ci si ritorceranno contro (e mi sembra che ci siano sempre più prove di questo).
Quindi, non fatevi prendere dal panico buttando i prodotti che avete a casa che contengono EDTA.
Inquinereste e basta, utilizzateli ormai.
Ma magari la prossima vota fateci caso e, se lo trovate in inci, scegliete altro.
PS: dell’EDTA ne parlo da anni.
Se volete una rinfrescata su cosa sia l’inci, perché è buona cosa leggerlo per fare scelte consapevoli, ecco un vecchio articolo di Mammachimica.

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Sapone e Saponificazione

Visti i commenti su fb al precedente post sul sapone di Aleppo, mi sono resa conto che non è sempre chiarissimo cosa davvero sia un sapone, con il quale intendo sia la saponetta da toeletta, sia quella per bucato “tipo marsiglia”.
Non è chiara nemmeno la differenza tra un sapone e il classico detergente liquido, prodotto con tensioattivi di sintesi.
E anche sul processo con cui si crea il sapone, la “saponificazione” appunto, ci sono molti dubbi.
Spero questo post possa essere utile a chi vuole saperne di più sul sapone dal punto di vista ESCLUSIVAMENTE chimico. Quello che si studia a Chimica generale I, sul “Silvestroni” per intenderci.
Inoltre, con “cosa” vi lavate non è certo affar mio…userete quello che vi pare e piace ovviamente!
L’articolo è molto molto lungo.
Ho cercato di essere il più chiara possibile.
Tutti i commenti o domande sul mio blog sono sempre gradite, da chi ovviamente ha letto il post fino in fondo e senza pregiudizi.
PS: NON VENDO sapone o altri cosmetici, NON LAVORO per aziende che producono saponi o cosmetici, USO il sapone per bucato e le saponette (ma non per tutte le parti del corpo).

Dalla Treccani on line:

saponificazióne: Trasformazione dei grassi e degli oli vegetali o animali in sapone. Consiste nell’idrolisi degli esteri del glicerolo formati dagli acidi grassi superiori (oli e grassi) effettuata in condizioni basiche: dalla reazione si formano glicerolo e sapone, (….).

In pratica, la reazione chimica tra una sostanza basica/alcalina e degli acidi grassi di origine vegetale (olio d’oliva, di semi, di palma, di cocco ecc.) oppure animale (sego, strutto, ecc.) porta alla formazione di un sale (il sapone) e di un alcool (la glicerina).

Le reazioni chimiche sono per definizione una TRASFORMAZIONE dei reagenti iniziali in prodotti, sostanze totalmente diverse da quelle iniziali (altrimenti non sarebbe una reazione chimica!).

Se come sostanza alcalina/basica usate la soda caustica (idrossido di sodio: NaOH) allora il sapone/saponetta sarà un sale sodico duro, se invece usate la potassa caustica (idrossido di potassio: KOH) allora otterrete un sapone potassico e molle.

La saponificazione può avvenire attraverso il metodo “a caldo” o “a freddo”. Per la natura stessa di questi due processi, nel primo caso si ottiene un prodotto più puro e pulito, mentre il metodo a freddo è più sbrigativo e potrebbero rimanere impurezze delle materie prime.

Ci sono migliaia di siti web sull’autoproduzione casalinga del sapone.
NON voglio dare alcun consiglio in tal senso.

Quindi, se volete approfondire o avere indicazioni pratiche, vi rimando al preziosissimo trattato in 4 puntate, del maestro saponiere Toto48 sul magazine di Ecobiocontrol. E anche alla procedura super dettagliata e fotografata dal mastro saponiere Frimpo, per saponificare gli oli esausti della cucina.

Come già ribadito, il mio post vuole affrontare SOLO la parte chimica dell’argomento.

Il sapone “lava” e deterge, perché come tutte le molecole dei tensioattivi, contiene una parte apolare (si scioglie nel grasso) e una parte polare, che invece è affine all’acqua e viene letteralmente lavata via nel risciacquo, portandosi dietro anche lo sporco. (Sul glossary di Mammachimica troverete info più dettagliate sui tensioattivi se vi interessa).

La cosa certa è che il sapone creato in questo modo ha un pH 9-9,5 (alcalino/basico). Questo è INEVITABILE, succede in qualsiasi sapone a prescindere dal tipo di oli o grassi usati: animali, vegetali 100% italiani, biologici, esotici, estratti a freddo, ecc.
Se mettessimo assieme al sapone un acido, per esempio acido citrico o lattico, per abbassare il suo pH e renderlo meno alcalino, lo decomporremo.
Libereremmo gli acidi grassi e non avremmo più qualcosa che lava, ma una cosa che sporca. In pratica non avremmo più il sapone.
Il sapone per sua natura è alcalino, ad un pH diverso NON PUO’ ESISTERE.
Detto ciò, è anche evidente che il pH della saponetta è quindi molto diverso dalla nostra pelle, che è invece a pH 5,5-6 (acido). Ne consegue che la pelle detersa con un tale sapone dovrà impiegare del tempo a tornare al suo pH naturale e ripristinare il sebo tolto.
Molte persone lo tollereranno meno di altre, nel senso che sentiranno la pelle più secca o che “tira”. Forse chi ha la pelle molto grassa se ne accorge di meno.
Ecco perché la scelta con cosa lavarsi il corpo è soggettiva (anche perché adesso, a differenza dei nostri nonni, abbiamo alternative).
Anche i capelli uno può lavarseli come gli pare, figuriamoci!
Ma usare un sapone alcalino “chimicamente” non è una buona idea: la cheratina viene intaccata con le sostanze basiche e il capello diventerebbe brutto, rovinato, come stoppa.
Chi fa spesso le tinte chimiche se ne accorge molto bene di questo, infatti a lungo andare e se non li taglia, si ritrova i capelli “sfibrati”. Proprio perché, per far entrare il colore nel capello, le scaglie di cheratina vengono aperte con una sostanza alcalina. Mentre tutti gli shampoo e i balsami sono acidi, proprio per non rovinare la cheratina.
E’ chiaro che questo danneggiamento del capello si vede molto di più se si ha la chioma lunga!
Molti mi scrivono che si lavano tranquillamente con sapone e non si accorgono della differenza…poi scopro che hanno i capelli cortissimi.
Al contrario, per radersi l’alcalinità del sapone è utile. Aprendo le scaglie di cheratina del pelo lo rende più debole e di facile taglio.

Il sapone è certamente un cosmetico ecologico e millenario.
Si fa dall’antichità a partire da grassi e oli differenti, a seconda di quello che ovviamente avevano a disposizione in quel paese, a quelle latitudini e in quel periodo storico.
Citando il libro Silvestroni: “I primi saponi sembrano siano stati fabbricati in Mesopotamia circa 5000 anni fa, partendo da cenere di legno (alcalina/basica) e da grassi animali.”
Come tutti i cosmetici, deve pertanto rispettare le caratteristiche, indicate nel famigerato Regolamento cosmetici (CE) n. 1223/2009:

art. 2: definizione di «prodotto cosmetico»: qualsiasi sostanza o miscela destinata ad essere applicata sulle superfici esterne del corpo umano (epidermide, sistema pilifero e capelli, unghie, labbra, organi genitali esterni) oppure sui denti e sulle mucose della bocca allo scopo esclusivamente o prevalentemente di pulirli, profumarli, modificarne l’aspetto, proteggerli mantenerli in buono stato o correggere gli odori corporei.

Il sapone dunque NON è un farmaco, non è un medicamento, non può arrivare agli strati interni del nostro corpo (come precisato dal regolamento).
E comunque, anche se contenesse al suo interno un ingrediente “miracoloso”, il sapone è un detergente, un cosmetico “a risciacquo”, che sta a contatto della pelle un tempo limitato, necessario appunto per lavarla.

Però può certamente capitare che dei dermatologi lo consiglino.
I motivi possono essere vari, ne indico alcuni:

– magari perché alcune persone hanno reazioni allergiche ai conservanti contenuti nei detergenti liquidi, che causano brutte dermatiti. Per questo forse trovano giovamento a lavarsi con la saponetta che non ha conservanti dato che contiene pochissima acqua (la responsabile di eventuale proliferazione batterica).

– oppure ci sono situazioni in cui l’alcalinità è proprio consigliata: per esempio nelle affezioni di Candida.
Tutti i classici detergenti liquidi, che vengono cioè prodotti con tensioattivi di sintesi, sono sempre a pH acidulo (5.5-6) come la nostra pelle, tranne quelli che vengono “specificatamente” indicati per il trattamento della Candida, che sono leggermente alcalini.
Ecco perché forse anche in questo caso, lavarsi con una saponetta (sale sodico) può giovare e viene consigliato, per la sua alcalinità. Lo consigliava sempre la dott.ssa Riccarda Serri, creatrice del sito Skineco e purtroppo non più qui con noi.

Tornando alla reazione di saponificazione, il reagente soda caustica (idrossido di sodio) è una base estremamente forte che può provocare gravi ustioni e che va maneggiata con super attenzione, con le protezioni necessarie e con gli strumenti adeguati.
D’altronde, se reagisce e trasforma gli oli o i grassi per creare il sapone, così lo farà anche con la nostra pelle se non adeguatamente protetta.
Ecco perché è anche di fondamentale importanza il calcolo della quantità di soda.
Il conteggio della soda dipende dall’indice di saponificazione, diverso per ogni olio/grasso.
Se fosse in eccesso creerebbe un sapone intoccabile perché estremamente irritante a pH elevatissimo.
Nel caso di saponi destinati al bucato per pretrattare, la soda dovrà saponificare e quindi trasformare tutto il grasso in sapone, proprio perché l’obiettivo è lavare i panni, essere aggressiva sullo sporco e non lasciare acidi grassi liberi che invece li sporcherebbero.
Nel caso invece di un sapone da toeletta è il contrario. Per sicurezza si farà lo “sconto soda” proprio per evitare che ce ne sia di libera, lascerà un po’ di acidi grassi “liberi”.
Ma lascerà solo quelli.
Nel senso che quando faccio reagire l’olio con la soda caustica, questa distrugge/trasforma tutto ciò che trova: il grasso lo saponifica (tutto o in parte a seconda appunto dello “sconto”) ma tutte le altre sostanze le attacca irrimediabilmente. Mi riferisco alle molecole più delicate, quelle che per esempio contribuiscono alle caratteristiche organolettiche di un olio e che vengono già distrutte solo con il calore: le vitamine, i polifenoli, i pigmenti. Figuratevi cosa gli fa la soda caustica!
Ecco perché, tutti gli ingredienti “di pregio”, che possono in qualche modo migliorare la saponetta, renderla più bella o piacevole da usare, tipo: oli essenziali, oli emollienti, oli nutrienti, coloranti, petali di fiori, ecc. devono essere sempre messi ALLA FINE della reazione di saponificazione.
Nel caso della saponificazione a freddo vengono messi nella fase “a nastro”, nella saponificazione a caldo dopo i lavaggi con salamoia.
Ma non dimenticate mai che qualsiasi sapone (sale sodico) è sempre a pH alcalino e che quindi in qualche modo queste sostanze potrebbe modificarle. Vanno scelte con criterio altrimenti si rischiano di perdere o non servire a nulla.
Per avere un sapone con determinate caratteristiche fisiche e lavanti è ovviamente anche molto importante la scelta del tipo di olio o del mix di più oli.
I grassi e gli oli non sono tutti uguali ovviamente, perché sono costituiti da molecole diverse, derivando da materie prime diverse (animali o vegetali). Ogni grasso/olio ha una composizione chimica totale specifica e che lo rende unico.
Per esempio alcuni contengono i grassi “saturi”, che hanno il singolo legame tra gli atomi di carbonio, mentre altri, gli “insaturi” hanno il doppio legame.
In generale, un sapone derivante da acidi grassi saturi, sarà duro e con potere lavante basso.
Un sapone derivante da oli insaturi, avrà un potere lavante leggermente maggiore (proprio grazie alla presenza dei doppi legami, più affini al grasso).
Quindi sceglierli e bilanciarli nel modo migliore potrà conferire al sapone durezza, potere emulsionante (lavante, bagnante), schiuma, piacevolezza, ecc. molto diverse.


Lavare con il sapone/ saponetta comporta anche inevitabilmente la comparsa di residui insolubili in acqua. E’ la pappetta che si ritrova sulle pareti del lavandino o della vasca.
La formazione di questi residui insolubili è INEVITABILE perché deriva dalla reazione tra il sale sodico o potassico (il sapone appunto) e gli ioni metallici Ca e Mg contenuti in acqua. Più l’acqua è “dura” e più si formeranno.
Ecco perché, come scritto sempre e ovunque sul blog di Mammachimica, fare un detersivo lavatrice con solo sapone di marsiglia in acqua, oltre a lavare poco, ingrigisce e indurisce i panni. Perché i residui insolubili si accumuleranno sul tessuto. E’ quindi necessario usare sempre un sequestrante nei detersivi per bucato (l’ecologico citrato di sodio per esempio).

La saponificazione è anche ovviamente influenzata dalla temperatura, tempo trascorso e umidità della stanza dove farete stagionare il sapone, la presenza di sequestranti, ecc., tutte accortezze che possono notevolmente influire sulla sua conservazione o ahimè irrancidimento del sapone, dovuto alla presenza degli acidi grassi “liberi” di cui abbiamo parlato sopra.
E non da ultimo è necessario l’”occhio” esperto del saponiere.
In fin dei conti la saponificazione è una reazione chimica, quindi procede in base a regole e processi ben precisi.

Ultimamente, per ovviare al grande problema di abuso di plastica, si trovano in commercio dei detergenti solidi, che però non sono saponette in senso classico, non sono sali sodici o potassici a pH alcalino/basico.
Sono i classici detergenti liquidi a pH acidulo/neutro, simile alla nostra pelle, resi però solidi, senza acqua e quindi senza bisogno di flacone e non lasciano la pappetta sulle pareti della vasca.

Come riconosco e due saponi?
Semplice, dovete leggere l’inci.
Dopo la reazione di saponificazione tutte le saponette diventano dei “tensioattivi anionici”, con nomenclatura internazionale bel precisa.
Se compare un nome che finisce per “-ATE” preceduto da sodium o potassium, allora siete alla presenza della saponetta classica, un sale sodico o potassico. La parte che precede la desinenza -ate, vi indica quale sostanza alcalina (sodica o potassica) e poi quale grasso è stato usato per fare quella saponetta, per esempio:

– sodium tallowate: idrossido di sodio e grasso animale

– sodium cocoate: idrossido di sodio e olio di cocco

– potassium olivate: idrossido di potassio e olio da olive

– sodium palme kernelate: idrossido di sodio e olio di semi di palma

– sodium palmate: idrossido di sodio e olio palma

Ma potreste anche trovare in inci il nome per intero del grasso usato e della sostanza alcalina, per esempio:

– olea europaea fruit oil, sodium hydroxyde: olio di oliva e idrossido di sodio

– olea europaea fruit oil, potassium hydroxide: olio di oliva e idrossido di potassio

– helianthus annuus seed oil, sodium hydroxyde: olio di semi di girasole e idrossido di sodio

I detergenti ottenuti invece con tensioattivi di sintesi, costruiti in laboratorio, sia partendo da materie prime vegetali che non, possono essere di vari tipi: anfoteri, anionici, non ionici, cationici. (Per approfondire vi rimando sempre al Glossary di Mammachimica).
In particolare i detergenti SOLIDI li riconoscete se per esempio in inci c’è: Sodium Cocoyl Isethionate, Sodium Coco-Sulfate, Disodium Lauryl Sulfosuccinate, ecc.

Buone docce consapevoli a tutti!

https://www.ecobiocontrol.bio/magazine/la-storia-del-sapone-e-autoproduzione-capitolo-1/

https://www.ecobiocontrol.bio/magazine/sapone-da-oli-esausti/

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Il sapone di Aleppo

Una lettrice di Mammachimica (che lotta per sfatare le bufale e l’ignoranza dilagante su web) mi ha chiesto info su questo sapone.
Ne ho parlato spesso sul blog o su fb in risposta a molti commenti, ma evidentemente serve una ripassatina…
Il sapone di Aleppo è una saponetta assolutamente normale, alcalina e, come tutte le altre di “tipo marsiglia”, è un sale sodico.
Quindi nulla di speciale…ma ha due aggravanti!
Innanzitutto il fatto che sia denominato “di Aleppo” significa che contiene l’Olio di semi di Alloro (Laurus Nobilis), che non è assolutamente un vantaggio, anzi.
L’uso di questo ingrediente nei cosmetici è VIETATO in Europa.
Non lo dico io, è scritto sull’allegato II del Regolamento Cosmetici:
ELENCO DELLE SOSTANZE VIETATE NEI PRODOTTI COSMETICI
359 Oli di semi di Laurus nobilis L. 84603-73-6 283-272-5
291 Prunus laurocerasus L. (acqua distillata di lauroceraso) 89997-54-6 289-689-9
Ovviamente è anche pallino NERO sull’Ecobiodizionario cosmetici di Zago, in cui si precisa appunto la restrizione normativa: “L’uso di questa sostanza è PROIBITA nella UE.”
Lo hanno proibito perché è tossico, per via cutanea e per inalazione.
Ma questo accade in Europa…magari in altri paesi no, cioè è ancora permesso il suo uso.
Ed ecco qui il secondo motivo per il quale questo sapone è davvero PESSIMO.
Significa che se IMPORTI il panetto bello e fatto, questo non sarà proibito per legge, non è illegale e non è pericoloso (perché la saponificazione lo ha reso innocuo).
Ma allora significa che viene prodotto da persone che non sono tutelate nel loro lavoro da leggi più evolute, come quelle che abbiamo fortunatamente in Europa, e forse lo maneggiano a mani nude e senza protezione respiratoria!!!
Viene cioè proprio importato magari da Aleppo, dalla Siria, da esseri umani che oltre ad avere la guerra, devono anche maneggiare sostanze tossiche perché richieste dagli europei perché “va di moda”.
Purtroppo queste persone ignorano la provenienza e non si rendono nemmeno conto che quella è una saponetta assolutamente NORMALE, e magari la pagano pure il triplo (ma questo sarebbe il meno).
Insomma, non solo le saponette classiche, a pH 9-10 non sono il massimo (perché appunto alterano molto il pH della pelle), ma per carità ognuno si lava come vuole!
Ma la cosa gravissima è che il sapone di Aleppo sfrutta le persone!
E magari fa stare pure con la coscienza a posto…fa sentire le persone eco-bio ed amanti del pianeta! (forse lavano anche con l’aceto e fanno pure le manifestazione dei friday for future…).
Fate attenzione a quello che vi propongono sul web, c’è davvero tanta ignoranza e tutti possono aprire un blog o una pagina fb.
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Pubblicità sul sito Mammachimica

Per rispetto e correttezza verso Fabrizio e di voi utenti vi informo della novità in oggetto.
Comparirà il banner Amazon su Mammachimica.
Dovrebbero apparire solo oggetti di determinate categorie (non cosmetici o detersivi ovviamente, altrimenti decade la mia libertà di parlare di “chi e cosa” mi pare senza essere additata di secondo fine).
E inoltre NON significa che se ci cliccate sopra automaticamente arriva un contributo al mio sito.
Sempre per correttezza vi scrivo sul perché sono arrivata a questa decisione.
Il mio sito web, www.mammachimica.it, che mi sono sempre autofinanziata personalmente per tutti questi anni, è visto da più di 1000 utenti diversi al giorno, ma il flusso di accesso è molto più alto, perché vengono visitati più articoli da ogni utente, da tutto il mondo.
Ed è per questo a volte il sito sparisce: il “pacchetto” base da me acquistato per essere on line, non regge il flusso e quindi viene oscurato.
Affinché non accada devo fare gli upgrade, ovviamente a pagamento.
Mettendo questo banner spero di compensare (ma non è detto, non è una cosa automatica).
Condivido e divulgo info scientifiche da anni, per mio hobby e piacere.
Ma rimetterci però no…non sono più disposta.
Tutto quello che scrivo non sono certo mie scoperte, la chimica è una scienza esatta e riconosciuta da secoli!
La divulgazione di pratiche e ricette sostenibili nell’ambito della detergenza, sono certamente dovute alla grande opera di Fabrizio Zago, che sono decenni che lo fa, con generosità e competenza. E anche dovute alla condivisione di molte persone sul suo forum, da cui attingo da anni, appunto, per poter imparare sempre di più (e vi assicuro che ogni giorno imparo cose nuove, da non credere).
Potevo imparare e tenermele per me tutte queste informazioni…avrei migliorato la mia vita, la mia salute, sarei più sostenibile e stop.
Solo che questo proprio non mi bastava. Era inconcepibile non far partecipi gli altri di queste informazioni: di come avrebbero potuto risparmiare, inquinare meno, avere detergenti efficaci e salutari in casa, riconoscere al volo le balle che girano in rete, sapere cosa realmente c’è nei prodotti in commercio. Non certo per allarmare o gridare al complotto, ma per essere CONSAPEVOLI.
Quel tale prodotto costa tot e dice di fare questo: è vero? Posso ottenere lo stesso con ingredienti meno impattanti sull’ambiente o più rispettosi della mia pelle? Posso avere la stessa cosa a un prezzo dimezzato?
Ecco perché è nata Mammachimica, per CONDIVIDERE.
Ma mi sono resa conto che questa divulgazione richiede ora sempre più TEMPO, RISORSE e IMPEGNO: per scrivere tutti gli articoli (utilizzando un linguaggio semplice ma rigoroso, come la scienza necessita), i tanti post, video, la raccolta delle info, accettare interviste ed incontri, convogliare verso il forum di Fabrizio Zago, rispondere a migliaia e migliaia di messaggi…
Dal 2012 ho sempre risposto a TUTTI i messaggi (sul sito, fb, e-mail, ecc).
Potete verificarlo leggendoli.
Ma il mio tempo ha un valore.
Nel marasma di siti fuffa o di stupidaggini (in tantissimi campi), credo di avere fatto una cosa utile, per tante persone, aprendo appunto Mammachimica.
Non voglio smettere, ma non voglio nemmeno rimetterci.
E quindi, alla fine, dopo averci pensato per anni (non giorni) comparirà il banner pubblicitario sul sito di Mammachimica.
Un po’ mi dispiace..un’ po credo sia giusto.
D’altronde sono una persona normale, una mamma a tempo pieno, una ex nuotatrice ed una ex ricercatrice.
Non vorrei diventare pure una ex blogger..
PS: io non posso vedere “cosa” viene pubblicizzato ad ognuno. Avvertitemi se c’è qualcosa di strano…grazie.
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Ricette fai da te di altre persone

Vi chiedo la cortesia di non postarmi ricette da analizzare di altri siti o di altri blogger che si improvvisano chimici esperti di detergenza.
Non è pigrizia, è che se uno crea un blog poi ci deve mettere la faccia e il tempo lui stesso…non è che può mettere cose a caso, naturali, alimentari, che ha in casa e pensare che sempre funzionino o siano ecologiche, senza dare alcuna spiegazione, senza un minimo di base scientifica.
A me arrivano ricette allucinanti dai mie lettori.
Ovviamente io rispondo SOLO delle ricette che posto personalmente qui e sul fai-da-te del mio sito web.
Ogni ingrediente contenuto nelle mia ricetta è spiegato e tutti, ma proprio tutti, possono capire facilmente perché serve in quel particolare detergente.
Sono formulazioni che ho provato e che uso, spesso frutto della condivisione di altri utenti ed hanno anche il benestare di un altro chimico, oltre me, e cioè Fabrizio Zago, massimo esponente della detergenza ecologica e consulente per la Comunità Europea (mica bruscolini!).
Ci tengo a precisare, per l’ennesima volta, che i detergenti fai da te che propongo sono la copia depurata di quelli che trovate in commercio o che sono super pubblicizzati e che si basano sulla chimica ovviamente, senno’ non funzionerebbero! (Mica sono stupidi i formulatori dei detersivi, mettono certamente tutto quello che serve e pure io!).
Cioè le miei ricette hanno TUTTI gli ingredienti (cercandoli tra i più ecologici) che servono per lavare, sgrassare, decalcificare, non rompere la lavatrice o non ingrigire i panni, ecc.
Ma NON CONTENGONO quello che NON SERVE o che INQUINA tipo: coloranti, profumi, sbiancanti ottici, riempitivi, perlanti, siliconi, ecc. e che invece usano spesso i commerciali (forse per fare peso? Per attirare con i profumi? Per far vedere il bianco più bianco dell’universo? Boh…voi che dite?).
Quindi, vi faccio degli esempi:
– se in un detergente a base di acqua vi fanno mettere gli oli essenziali chiedetegli: come fai a far sciogliere l’olio in acqua? Come potrebbe avere qualche vantaggio se appena lo verso prenderò tutte le gocce che, essendo appunto olio, galleggiano? (lo sa pure un bimbo alla materne che acqua e olio non si mischiano…). Secondo me non ci hanno nemmeno pensato, hanno buttato due gocce a caso di oe perché fa tanto eco-bio…
– se trovate un detersivo lavatrice che ha scaglie di marsiglia (e forse solo quello) ma non ha il sequestrante, chiedete a chi lo ha postato: come fai a non far ingrigire i panni? Quale ingrediente ti sottrae gli ioni calcio e magnesio responsabili dei sali insolubili che si formano il lavatrice, soprattutto con acqua dura? Secondo me non hanno mai sentito parlare di ioni calcio e magnesio, tanto meno di sali insolubili…
– se mettono assieme bicarbonato e soda solvay chiedetegli: a cosa serve mettere un ingrediente alcalino blando (il bicarbonato) se già c’è una base più forte (la solvay) che appunto ha un’alcalinità più elevata? Secondo me non sanno proprio nulla di alcalinità e di pH…usare cose che non servono, anche se non inquinanti è uno spreco!
Insomma, se leggete Mammachimca vi accorgerete subito delle balle che girano (questi sono solo tre esempi…ma ne avrei un milione da scrivere!!!!!).
Purtroppo di ricette stupide o assurde ce ne sono anche sui canali rai e in tutte le altre televisioni. Negli anni ho scritto alla rai, alla sette, a mediaset, a giornali o riviste che mi sono capitate con balle chimiche grosse come una casa.
Ma ho rinunciato…tempo perso, non mi hanno mai risposto.
PS: non sempre è così eh!
Ci sono anche giornalisti illuminati! Come si può vedere dagli ultimi video/articoli con Zago o con Mammachimica.
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Detergenti incomprensibili

Mi sono arrivate parecchie richieste qui su fb e sul sito, per analizzare dei detergenti/lisciva spacciati per bio, eco, green ecc., venduti on line o nei negozi specializzati in prodotti naturali.
Come sempre posso dare un parere solo e soltanto se c’è la lista completa degli ingredienti, che quindi mi fa sapere che cosa realmente c’è all’interno di quel prodotto, non certo dal nome o dalla marca.
Molto spesso la composizione non si trova, ma magari sulla confezione è indicato ben in evidenza che il prodotto contiene per esempio: “una miscela di percarbonato, acido citrico e sapone di marsiglia”.
Bene, se trovate questa dicitura, il mio consiglio è di lasciare il prodotto sullo scaffale…perché è una vera e propria presa per i fondelli!
E’ una miscela fatta da uno che la chimica non l’ha proprio mai letta in vita sua!
Scrivendo quei tre nomi percarbonato, acido citrico e marsiglia, si attira l’attenzione di che vuole fare le pulizie in modo più sostenibile, dato che loro sono certamente prodotti a basso impatto ambientale.
Il problema è che mischiati assieme non servono a niente!!!!
Chimicamente unirli non ha senso: in acqua il citrico decomporrebbe il sapone di marsiglia facendo uscire gli acidi grassi (che sporcherebbero i panni invece che pulirli).
Inoltre, sempre il citrico, decomporrebbe pure il percarbonato, trasformandolo all’istante, senza che possa esplicare la sua azione igienizzante o sbiancante. Casomai si forma un po’ di citrato di sodio, un sale sequestrante…ma che così da solo certo non serve a nulla.
Confesso che i tanti messaggi mi hanno fatto venire un dubbio pure a me: vuoi vedere che mi sfuggiva qualcosa? Possibile che tutti questi prodotti sono in giro e non servono a nulla?
Fortunatamente per me non sono ancora rimbambita: Fabrizio Zago, il max esperto di detergenza ecologica e scientifica, nonché consulente della Comunità Europea, mi ha confermato che quelle polveri messe assieme sono una stupidaggine e, aggiungo io, uno spreco.
Sfortunatamente per tutti i consumatori, sono in giro queste robe…
L’unica cosa che posso fare e divulgare…occhio agli ecofurbi!!!!
Se volete leggere il post di Fabrizio sul forum eccolo
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Impatto ambientale aceto vs citrico: il calcolo scientifico

Mi scrivono in molti per avere riferimenti scientifici in merito all’impatto ambientale dell’aceto, spesso consigliato per le pulizie da siti che si dichiarano ecologici, ma che di chimica non ne sanno nulla…
Molti utenti cercano di spiegare e dire quindi la verità sull’aceto, ma vengono bannati o inondati di insulti per questo.
A volte c’è da discutere anche con gruppi fb esteri! Non solo italiani.
Cose da pazzi!
Anche a Fabrizio Zago arrivano valanghe di richieste in tal senso…bisognava fare qualcosa in più (oltre alle decine di post, articoli, ecc.)
Con una incredibile telepatia Fabrizio mi propone questo super articolo, utilissimo e che potete linkare ogni volta qualcuno provi, senza alcuna base scientifica o conoscenza della normativa corrente, a proporre l’aceto per le pulizie.
Si perché, usare aceto o detergenti costituiti da acido acetico come unico principio attivo è anche fuori legge…
Leggete qui per scoprirlo, nel magazine di Ecobiocontrol.
Troverete anche tutte le balle che girano sull’aceto, ovviamente smentite dalla scienza, e come fare voi stessi il calcolo per valutare l’impatto ambientale del citrico (e di qualsiasi sostanza che volete), Non se lo siamo inventati io o Fabrizio Zago, ma sono i parametri della Comunità Europea!
PS: sono molto affezionata a questo calcolo…
Quando più di dodici anni fa mi imbattei in Fabrizio Zago, lui era l’unico che sul web sconsigliava l’aceto come anticalcare perché appunto scientificamente più inquinante.
Ma io, da brava atea e ricercatrice, prima di “credergli” ho cercato personalmente e con pazienza tutti i riferimenti che citava, trovato le tabelle sul sito dell’EU, l’algoritmo e fatto il calcolo…da quel giorno ovviamente “Fabrizio Zago for ever!”
PS2: Fabrizio mi ringrazia pubblicamente…questo mi fa onore…ma non vorrei prendermi meriti non miei: il grosso dell’articolo è tutta fatica sua! il tempo che ha dedicato per farlo e la generosità di condividerlo.
Condividete anche voi il più possibile!
Grazie!
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Mobilitazione MICROPLASTICHE

Vi informo della mobilitazione in atto in merito alle microplastiche.
Fabrizio Fabrizio Zago ed altri esperti hanno redatto un testo che descrive la posizione di Ecobiocontrol in merito alle microplastiche.
E’ ormai noto a tutti che sono le più inquinanti purtroppo.
La ECHA (l’agenzia chimica europea) non sembra impegnarsi troppo: ha elaborato una proposta che è molto indulgente nei confronti dell’approvvigionamento e delle tecnologie di produzione di particelle solide solubili e insolubili per cosmetici e detergenti.
E’ vero che dovrebbe essere un periodo di transizione per soluzioni migliori. Ma le soluzioni ci sono… dovrebbero essere più drastici.
Inoltre si discute anche sul fatto che molti metodi di analisi per valutare la biodegradabilità di un certo prodotto, non sono adatti alle microplastiche (così sfuggenti dai filtri, spesso insolubili) e c’è anche differenza di definizione di questi composti.
Altre richieste importanti presenti nel testo sono di evitare il più possibile l’uso e quindi l’emissione in ambiente di queste sostanze e che ci sia grande chiarezza sui prodotti nello scaffale, per esempio scrivendo in etichetta se un prodotto si avvale di queste sostanze non sostenibili.
Fabrizio ha chiesto aiuto agli utenti del forum di divulgarlo, cosa che faccio con molto piacere. Sto inoltre contattando anche i giornali o i giornalisti che mi hanno intervistato come Mammachimica, sperando di raggiungere sempre più persone.
Il testo si trova nel magazine, è in inglese e in italiano, ecco il link
Dateci un’occhiata, condividetelo sulle vostre pagine.
Questo scrive oggi Fabrizio:
“Oggi è partita la mail ad oltre 50 indirizzi con la posizione di questa Comunità per una politica seria e scientificamente sostenibile, sulle microplastiche.
Mancano pochi giorni e poi ECHA trasmetterà una posizione comune al Parlamento Europeo.
Se volete farvi sentire, basta andare sul Magazine di questo sito, leggere il documento (è anche tradotto in italiano) e poi chiunque intenda supportare questa posizione può inviare una mail a echa.europa.eu/it/contact/other oppure a hq@meta-consort.eu (Peter Malaise) che le inoltrerà direttamente agli uffici competenti di ECHA.
Il testo potrebbe essere questo: “Buongiorno, io supporto il contenuto e le finalità del documento sulle microplastiche: www.ecobiocontrol.bio/…/posizione-ecobiocontrol.pdf
Firmato: la Comunità di EcoBioControl
Grazie a tutti coloro che investiranno due minuti per fare la loro parte verso l’ambiente.
Ciao
Fabrizio”
Conto anche io su di voi!!!!
Grazie
Sara
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Intervista a Mammachimica su Vegolosi

Laura, del magazine Vegolosi, mi ha chiesto aiuto per sfatare i falsi miti ecologici, in merito alle pulizie della casa.
Figuratevi se non accettavo!
Ecco l’intervista: https://www.vegolosi.it/news/pulizie-ecologiche-falsi-miti/…
Ormai voi seguaci del blog saprete già tutto 😄, ma magari potete condividerlo 😉
Buona lettura!
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