Sapone e Saponificazione

Visti i commenti su fb al precedente post sul sapone di Aleppo, mi sono resa conto che non è sempre chiarissimo cosa davvero sia un sapone, con il quale intendo sia la saponetta da toeletta, sia quella per bucato “tipo marsiglia”.
Non è chiara nemmeno la differenza tra un sapone e il classico detergente liquido, prodotto con tensioattivi di sintesi.
E anche sul processo con cui si crea il sapone, la “saponificazione” appunto, ci sono molti dubbi.
Spero questo post possa essere utile a chi vuole saperne di più sul sapone dal punto di vista ESCLUSIVAMENTE chimico. Quello che si studia a Chimica generale I, sul “Silvestroni” per intenderci.
Inoltre, con “cosa” vi lavate non è certo affar mio…userete quello che vi pare e piace ovviamente!
L’articolo è molto molto lungo.
Ho cercato di essere il più chiara possibile.
Tutti i commenti o domande sul mio blog sono sempre gradite, da chi ovviamente ha letto il post fino in fondo e senza pregiudizi.
PS: NON VENDO sapone o altri cosmetici, NON LAVORO per aziende che producono saponi o cosmetici, USO il sapone per bucato e le saponette (ma non per tutte le parti del corpo).

Dalla Treccani on line:

saponificazióne: Trasformazione dei grassi e degli oli vegetali o animali in sapone. Consiste nell’idrolisi degli esteri del glicerolo formati dagli acidi grassi superiori (oli e grassi) effettuata in condizioni basiche: dalla reazione si formano glicerolo e sapone, (….).

In pratica, la reazione chimica tra una sostanza basica/alcalina e degli acidi grassi di origine vegetale (olio d’oliva, di semi, di palma, di cocco ecc.) oppure animale (sego, strutto, ecc.) porta alla formazione di un sale (il sapone) e di un alcool (la glicerina).

Le reazioni chimiche sono per definizione una TRASFORMAZIONE dei reagenti iniziali in prodotti, sostanze totalmente diverse da quelle iniziali (altrimenti non sarebbe una reazione chimica!).

Se come sostanza alcalina/basica usate la soda caustica (idrossido di sodio: NaOH) allora il sapone/saponetta sarà un sale sodico duro, se invece usate la potassa caustica (idrossido di potassio: KOH) allora otterrete un sapone potassico e molle.

La saponificazione può avvenire attraverso il metodo “a caldo” o “a freddo”. Per la natura stessa di questi due processi, nel primo caso si ottiene un prodotto più puro e pulito, mentre il metodo a freddo è più sbrigativo e potrebbero rimanere impurezze delle materie prime.

Ci sono migliaia di siti web sull’autoproduzione casalinga del sapone.
NON voglio dare alcun consiglio in tal senso.

Quindi, se volete approfondire o avere indicazioni pratiche, vi rimando al preziosissimo trattato in 4 puntate, del maestro saponiere Toto48 sul magazine di Ecobiocontrol. E anche alla procedura super dettagliata e fotografata dal mastro saponiere Frimpo, per saponificare gli oli esausti della cucina.

Come già ribadito, il mio post vuole affrontare SOLO la parte chimica dell’argomento.

Il sapone “lava” e deterge, perché come tutte le molecole dei tensioattivi, contiene una parte apolare (si scioglie nel grasso) e una parte polare, che invece è affine all’acqua e viene letteralmente lavata via nel risciacquo, portandosi dietro anche lo sporco. (Sul glossary di Mammachimica troverete info più dettagliate sui tensioattivi se vi interessa).

La cosa certa è che il sapone creato in questo modo ha un pH 9-9,5 (alcalino/basico). Questo è INEVITABILE, succede in qualsiasi sapone a prescindere dal tipo di oli o grassi usati: animali, vegetali 100% italiani, biologici, esotici, estratti a freddo, ecc.
Se mettessimo assieme al sapone un acido, per esempio acido citrico o lattico, per abbassare il suo pH e renderlo meno alcalino, lo decomporremo.
Libereremmo gli acidi grassi e non avremmo più qualcosa che lava, ma una cosa che sporca. In pratica non avremmo più il sapone.
Il sapone per sua natura è alcalino, ad un pH diverso NON PUO’ ESISTERE.
Detto ciò, è anche evidente che il pH della saponetta è quindi molto diverso dalla nostra pelle, che è invece a pH 5,5-6 (acido). Ne consegue che la pelle detersa con un tale sapone dovrà impiegare del tempo a tornare al suo pH naturale e ripristinare il sebo tolto.
Molte persone lo tollereranno meno di altre, nel senso che sentiranno la pelle più secca o che “tira”. Forse chi ha la pelle molto grassa se ne accorge di meno.
Ecco perché la scelta con cosa lavarsi il corpo è soggettiva (anche perché adesso, a differenza dei nostri nonni, abbiamo alternative).
Anche i capelli uno può lavarseli come gli pare, figuriamoci!
Ma usare un sapone alcalino “chimicamente” non è una buona idea: la cheratina viene intaccata con le sostanze basiche e il capello diventerebbe brutto, rovinato, come stoppa.
Chi fa spesso le tinte chimiche se ne accorge molto bene di questo, infatti a lungo andare e se non li taglia, si ritrova i capelli “sfibrati”. Proprio perché, per far entrare il colore nel capello, le scaglie di cheratina vengono aperte con una sostanza alcalina. Mentre tutti gli shampoo e i balsami sono acidi, proprio per non rovinare la cheratina.
E’ chiaro che questo danneggiamento del capello si vede molto di più se si ha la chioma lunga!
Molti mi scrivono che si lavano tranquillamente con sapone e non si accorgono della differenza…poi scopro che hanno i capelli cortissimi.
Al contrario, per radersi l’alcalinità del sapone è utile. Aprendo le scaglie di cheratina del pelo lo rende più debole e di facile taglio.

Il sapone è certamente un cosmetico ecologico e millenario.
Si fa dall’antichità a partire da grassi e oli differenti, a seconda di quello che ovviamente avevano a disposizione in quel paese, a quelle latitudini e in quel periodo storico.
Citando il libro Silvestroni: “I primi saponi sembrano siano stati fabbricati in Mesopotamia circa 5000 anni fa, partendo da cenere di legno (alcalina/basica) e da grassi animali.”
Come tutti i cosmetici, deve pertanto rispettare le caratteristiche, indicate nel famigerato Regolamento cosmetici (CE) n. 1223/2009:

art. 2: definizione di «prodotto cosmetico»: qualsiasi sostanza o miscela destinata ad essere applicata sulle superfici esterne del corpo umano (epidermide, sistema pilifero e capelli, unghie, labbra, organi genitali esterni) oppure sui denti e sulle mucose della bocca allo scopo esclusivamente o prevalentemente di pulirli, profumarli, modificarne l’aspetto, proteggerli mantenerli in buono stato o correggere gli odori corporei.

Il sapone dunque NON è un farmaco, non è un medicamento, non può arrivare agli strati interni del nostro corpo (come precisato dal regolamento).
E comunque, anche se contenesse al suo interno un ingrediente “miracoloso”, il sapone è un detergente, un cosmetico “a risciacquo”, che sta a contatto della pelle un tempo limitato, necessario appunto per lavarla.

Però può certamente capitare che dei dermatologi lo consiglino.
I motivi possono essere vari, ne indico alcuni:

– magari perché alcune persone hanno reazioni allergiche ai conservanti contenuti nei detergenti liquidi, che causano brutte dermatiti. Per questo forse trovano giovamento a lavarsi con la saponetta che non ha conservanti dato che contiene pochissima acqua (la responsabile di eventuale proliferazione batterica).

– oppure ci sono situazioni in cui l’alcalinità è proprio consigliata: per esempio nelle affezioni di Candida.
Tutti i classici detergenti liquidi, che vengono cioè prodotti con tensioattivi di sintesi, sono sempre a pH acidulo (5.5-6) come la nostra pelle, tranne quelli che vengono “specificatamente” indicati per il trattamento della Candida, che sono leggermente alcalini.
Ecco perché forse anche in questo caso, lavarsi con una saponetta (sale sodico) può giovare e viene consigliato, per la sua alcalinità. Lo consigliava sempre la dott.ssa Riccarda Serri, creatrice del sito Skineco e purtroppo non più qui con noi.

Tornando alla reazione di saponificazione, il reagente soda caustica (idrossido di sodio) è una base estremamente forte che può provocare gravi ustioni e che va maneggiata con super attenzione, con le protezioni necessarie e con gli strumenti adeguati.
D’altronde, se reagisce e trasforma gli oli o i grassi per creare il sapone, così lo farà anche con la nostra pelle se non adeguatamente protetta.
Ecco perché è anche di fondamentale importanza il calcolo della quantità di soda.
Il conteggio della soda dipende dall’indice di saponificazione, diverso per ogni olio/grasso.
Se fosse in eccesso creerebbe un sapone intoccabile perché estremamente irritante a pH elevatissimo.
Nel caso di saponi destinati al bucato per pretrattare, la soda dovrà saponificare e quindi trasformare tutto il grasso in sapone, proprio perché l’obiettivo è lavare i panni, essere aggressiva sullo sporco e non lasciare acidi grassi liberi che invece li sporcherebbero.
Nel caso invece di un sapone da toeletta è il contrario. Per sicurezza si farà lo “sconto soda” proprio per evitare che ce ne sia di libera, lascerà un po’ di acidi grassi “liberi”.
Ma lascerà solo quelli.
Nel senso che quando faccio reagire l’olio con la soda caustica, questa distrugge/trasforma tutto ciò che trova: il grasso lo saponifica (tutto o in parte a seconda appunto dello “sconto”) ma tutte le altre sostanze le attacca irrimediabilmente. Mi riferisco alle molecole più delicate, quelle che per esempio contribuiscono alle caratteristiche organolettiche di un olio e che vengono già distrutte solo con il calore: le vitamine, i polifenoli, i pigmenti. Figuratevi cosa gli fa la soda caustica!
Ecco perché, tutti gli ingredienti “di pregio”, che possono in qualche modo migliorare la saponetta, renderla più bella o piacevole da usare, tipo: oli essenziali, oli emollienti, oli nutrienti, coloranti, petali di fiori, ecc. devono essere sempre messi ALLA FINE della reazione di saponificazione.
Nel caso della saponificazione a freddo vengono messi nella fase “a nastro”, nella saponificazione a caldo dopo i lavaggi con salamoia.
Ma non dimenticate mai che qualsiasi sapone (sale sodico) è sempre a pH alcalino e che quindi in qualche modo queste sostanze potrebbe modificarle. Vanno scelte con criterio altrimenti si rischiano di perdere o non servire a nulla.
Per avere un sapone con determinate caratteristiche fisiche e lavanti è ovviamente anche molto importante la scelta del tipo di olio o del mix di più oli.
I grassi e gli oli non sono tutti uguali ovviamente, perché sono costituiti da molecole diverse, derivando da materie prime diverse (animali o vegetali). Ogni grasso/olio ha una composizione chimica totale specifica e che lo rende unico.
Per esempio alcuni contengono i grassi “saturi”, che hanno il singolo legame tra gli atomi di carbonio, mentre altri, gli “insaturi” hanno il doppio legame.
In generale, un sapone derivante da acidi grassi saturi, sarà duro e con potere lavante basso.
Un sapone derivante da oli insaturi, avrà un potere lavante leggermente maggiore (proprio grazie alla presenza dei doppi legami, più affini al grasso).
Quindi sceglierli e bilanciarli nel modo migliore potrà conferire al sapone durezza, potere emulsionante (lavante, bagnante), schiuma, piacevolezza, ecc. molto diverse.


Lavare con il sapone/ saponetta comporta anche inevitabilmente la comparsa di residui insolubili in acqua. E’ la pappetta che si ritrova sulle pareti del lavandino o della vasca.
La formazione di questi residui insolubili è INEVITABILE perché deriva dalla reazione tra il sale sodico o potassico (il sapone appunto) e gli ioni metallici Ca e Mg contenuti in acqua. Più l’acqua è “dura” e più si formeranno.
Ecco perché, come scritto sempre e ovunque sul blog di Mammachimica, fare un detersivo lavatrice con solo sapone di marsiglia in acqua, oltre a lavare poco, ingrigisce e indurisce i panni. Perché i residui insolubili si accumuleranno sul tessuto. E’ quindi necessario usare sempre un sequestrante nei detersivi per bucato (l’ecologico citrato di sodio per esempio).

La saponificazione è anche ovviamente influenzata dalla temperatura, tempo trascorso e umidità della stanza dove farete stagionare il sapone, la presenza di sequestranti, ecc., tutte accortezze che possono notevolmente influire sulla sua conservazione o ahimè irrancidimento del sapone, dovuto alla presenza degli acidi grassi “liberi” di cui abbiamo parlato sopra.
E non da ultimo è necessario l’”occhio” esperto del saponiere.
In fin dei conti la saponificazione è una reazione chimica, quindi procede in base a regole e processi ben precisi.

Ultimamente, per ovviare al grande problema di abuso di plastica, si trovano in commercio dei detergenti solidi, che però non sono saponette in senso classico, non sono sali sodici o potassici a pH alcalino/basico.
Sono i classici detergenti liquidi a pH acidulo/neutro, simile alla nostra pelle, resi però solidi, senza acqua e quindi senza bisogno di flacone e non lasciano la pappetta sulle pareti della vasca.

Come riconosco e due saponi?
Semplice, dovete leggere l’inci.
Dopo la reazione di saponificazione tutte le saponette diventano dei “tensioattivi anionici”, con nomenclatura internazionale bel precisa.
Se compare un nome che finisce per “-ATE” preceduto da sodium o potassium, allora siete alla presenza della saponetta classica, un sale sodico o potassico. La parte che precede la desinenza -ate, vi indica quale sostanza alcalina (sodica o potassica) e poi quale grasso è stato usato per fare quella saponetta, per esempio:

– sodium tallowate: idrossido di sodio e grasso animale

– sodium cocoate: idrossido di sodio e olio di cocco

– potassium olivate: idrossido di potassio e olio da olive

– sodium palme kernelate: idrossido di sodio e olio di semi di palma

– sodium palmate: idrossido di sodio e olio palma

Ma potreste anche trovare in inci il nome per intero del grasso usato e della sostanza alcalina, per esempio:

– olea europaea fruit oil, sodium hydroxyde: olio di oliva e idrossido di sodio

– olea europaea fruit oil, potassium hydroxide: olio di oliva e idrossido di potassio

– helianthus annuus seed oil, sodium hydroxyde: olio di semi di girasole e idrossido di sodio

I detergenti ottenuti invece con tensioattivi di sintesi, costruiti in laboratorio, sia partendo da materie prime vegetali che non, possono essere di vari tipi: anfoteri, anionici, non ionici, cationici. (Per approfondire vi rimando sempre al Glossary di Mammachimica).
In particolare i detergenti SOLIDI li riconoscete se per esempio in inci c’è: Sodium Cocoyl Isethionate, Sodium Coco-Sulfate, Disodium Lauryl Sulfosuccinate, ecc.

Buone docce consapevoli a tutti!

https://www.ecobiocontrol.bio/magazine/la-storia-del-sapone-e-autoproduzione-capitolo-1/

https://www.ecobiocontrol.bio/magazine/sapone-da-oli-esausti/

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Il sapone di Aleppo

Una lettrice di Mammachimica (che lotta per sfatare le bufale e l’ignoranza dilagante su web) mi ha chiesto info su questo sapone.
Ne ho parlato spesso sul blog o su fb in risposta a molti commenti, ma evidentemente serve una ripassatina…
Il sapone di Aleppo è una saponetta assolutamente normale, alcalina e, come tutte le altre di “tipo marsiglia”, è un sale sodico.
Quindi nulla di speciale…ma ha due aggravanti!
Innanzitutto il fatto che sia denominato “di Aleppo” significa che contiene l’Olio di semi di Alloro (Laurus Nobilis), che non è assolutamente un vantaggio, anzi.
L’uso di questo ingrediente nei cosmetici è VIETATO in Europa.
Non lo dico io, è scritto sull’allegato II del Regolamento Cosmetici:
ELENCO DELLE SOSTANZE VIETATE NEI PRODOTTI COSMETICI
359 Oli di semi di Laurus nobilis L. 84603-73-6 283-272-5
291 Prunus laurocerasus L. (acqua distillata di lauroceraso) 89997-54-6 289-689-9
Ovviamente è anche pallino NERO sull’Ecobiodizionario cosmetici di Zago, in cui si precisa appunto la restrizione normativa: “L’uso di questa sostanza è PROIBITA nella UE.”
Lo hanno proibito perché è tossico, per via cutanea e per inalazione.
Ma questo accade in Europa…magari in altri paesi no, cioè è ancora permesso il suo uso.
Ed ecco qui il secondo motivo per il quale questo sapone è davvero PESSIMO.
Significa che se IMPORTI il panetto bello e fatto, questo non sarà proibito per legge, non è illegale e non è pericoloso (perché la saponificazione lo ha reso innocuo).
Ma allora significa che viene prodotto da persone che non sono tutelate nel loro lavoro da leggi più evolute, come quelle che abbiamo fortunatamente in Europa, e forse lo maneggiano a mani nude e senza protezione respiratoria!!!
Viene cioè proprio importato magari da Aleppo, dalla Siria, da esseri umani che oltre ad avere la guerra, devono anche maneggiare sostanze tossiche perché richieste dagli europei perché “va di moda”.
Purtroppo queste persone ignorano la provenienza e non si rendono nemmeno conto che quella è una saponetta assolutamente NORMALE, e magari la pagano pure il triplo (ma questo sarebbe il meno).
Insomma, non solo le saponette classiche, a pH 9-10 non sono il massimo (perché appunto alterano molto il pH della pelle), ma per carità ognuno si lava come vuole!
Ma la cosa gravissima è che il sapone di Aleppo sfrutta le persone!
E magari fa stare pure con la coscienza a posto…fa sentire le persone eco-bio ed amanti del pianeta! (forse lavano anche con l’aceto e fanno pure le manifestazione dei friday for future…).
Fate attenzione a quello che vi propongono sul web, c’è davvero tanta ignoranza e tutti possono aprire un blog o una pagina fb.
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Pubblicità sul sito Mammachimica

Per rispetto e correttezza verso Fabrizio e di voi utenti vi informo della novità in oggetto.
Comparirà il banner Amazon su Mammachimica.
Dovrebbero apparire solo oggetti di determinate categorie (non cosmetici o detersivi ovviamente, altrimenti decade la mia libertà di parlare di “chi e cosa” mi pare senza essere additata di secondo fine).
E inoltre NON significa che se ci cliccate sopra automaticamente arriva un contributo al mio sito.
Sempre per correttezza vi scrivo sul perché sono arrivata a questa decisione.
Il mio sito web, www.mammachimica.it, che mi sono sempre autofinanziata personalmente per tutti questi anni, è visto da più di 1000 utenti diversi al giorno, ma il flusso di accesso è molto più alto, perché vengono visitati più articoli da ogni utente, da tutto il mondo.
Ed è per questo a volte il sito sparisce: il “pacchetto” base da me acquistato per essere on line, non regge il flusso e quindi viene oscurato.
Affinché non accada devo fare gli upgrade, ovviamente a pagamento.
Mettendo questo banner spero di compensare (ma non è detto, non è una cosa automatica).
Condivido e divulgo info scientifiche da anni, per mio hobby e piacere.
Ma rimetterci però no…non sono più disposta.
Tutto quello che scrivo non sono certo mie scoperte, la chimica è una scienza esatta e riconosciuta da secoli!
La divulgazione di pratiche e ricette sostenibili nell’ambito della detergenza, sono certamente dovute alla grande opera di Fabrizio Zago, che sono decenni che lo fa, con generosità e competenza. E anche dovute alla condivisione di molte persone sul suo forum, da cui attingo da anni, appunto, per poter imparare sempre di più (e vi assicuro che ogni giorno imparo cose nuove, da non credere).
Potevo imparare e tenermele per me tutte queste informazioni…avrei migliorato la mia vita, la mia salute, sarei più sostenibile e stop.
Solo che questo proprio non mi bastava. Era inconcepibile non far partecipi gli altri di queste informazioni: di come avrebbero potuto risparmiare, inquinare meno, avere detergenti efficaci e salutari in casa, riconoscere al volo le balle che girano in rete, sapere cosa realmente c’è nei prodotti in commercio. Non certo per allarmare o gridare al complotto, ma per essere CONSAPEVOLI.
Quel tale prodotto costa tot e dice di fare questo: è vero? Posso ottenere lo stesso con ingredienti meno impattanti sull’ambiente o più rispettosi della mia pelle? Posso avere la stessa cosa a un prezzo dimezzato?
Ecco perché è nata Mammachimica, per CONDIVIDERE.
Ma mi sono resa conto che questa divulgazione richiede ora sempre più TEMPO, RISORSE e IMPEGNO: per scrivere tutti gli articoli (utilizzando un linguaggio semplice ma rigoroso, come la scienza necessita), i tanti post, video, la raccolta delle info, accettare interviste ed incontri, convogliare verso il forum di Fabrizio Zago, rispondere a migliaia e migliaia di messaggi…
Dal 2012 ho sempre risposto a TUTTI i messaggi (sul sito, fb, e-mail, ecc).
Potete verificarlo leggendoli.
Ma il mio tempo ha un valore.
Nel marasma di siti fuffa o di stupidaggini (in tantissimi campi), credo di avere fatto una cosa utile, per tante persone, aprendo appunto Mammachimica.
Non voglio smettere, ma non voglio nemmeno rimetterci.
E quindi, alla fine, dopo averci pensato per anni (non giorni) comparirà il banner pubblicitario sul sito di Mammachimica.
Un po’ mi dispiace..un’ po credo sia giusto.
D’altronde sono una persona normale, una mamma a tempo pieno, una ex nuotatrice ed una ex ricercatrice.
Non vorrei diventare pure una ex blogger..
PS: io non posso vedere “cosa” viene pubblicizzato ad ognuno. Avvertitemi se c’è qualcosa di strano…grazie.
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Ricette fai da te di altre persone

Vi chiedo la cortesia di non postarmi ricette da analizzare di altri siti o di altri blogger che si improvvisano chimici esperti di detergenza.
Non è pigrizia, è che se uno crea un blog poi ci deve mettere la faccia e il tempo lui stesso…non è che può mettere cose a caso, naturali, alimentari, che ha in casa e pensare che sempre funzionino o siano ecologiche, senza dare alcuna spiegazione, senza un minimo di base scientifica.
A me arrivano ricette allucinanti dai mie lettori.
Ovviamente io rispondo SOLO delle ricette che posto personalmente qui e sul fai-da-te del mio sito web.
Ogni ingrediente contenuto nelle mia ricetta è spiegato e tutti, ma proprio tutti, possono capire facilmente perché serve in quel particolare detergente.
Sono formulazioni che ho provato e che uso, spesso frutto della condivisione di altri utenti ed hanno anche il benestare di un altro chimico, oltre me, e cioè Fabrizio Zago, massimo esponente della detergenza ecologica e consulente per la Comunità Europea (mica bruscolini!).
Ci tengo a precisare, per l’ennesima volta, che i detergenti fai da te che propongo sono la copia depurata di quelli che trovate in commercio o che sono super pubblicizzati e che si basano sulla chimica ovviamente, senno’ non funzionerebbero! (Mica sono stupidi i formulatori dei detersivi, mettono certamente tutto quello che serve e pure io!).
Cioè le miei ricette hanno TUTTI gli ingredienti (cercandoli tra i più ecologici) che servono per lavare, sgrassare, decalcificare, non rompere la lavatrice o non ingrigire i panni, ecc.
Ma NON CONTENGONO quello che NON SERVE o che INQUINA tipo: coloranti, profumi, sbiancanti ottici, riempitivi, perlanti, siliconi, ecc. e che invece usano spesso i commerciali (forse per fare peso? Per attirare con i profumi? Per far vedere il bianco più bianco dell’universo? Boh…voi che dite?).
Quindi, vi faccio degli esempi:
– se in un detergente a base di acqua vi fanno mettere gli oli essenziali chiedetegli: come fai a far sciogliere l’olio in acqua? Come potrebbe avere qualche vantaggio se appena lo verso prenderò tutte le gocce che, essendo appunto olio, galleggiano? (lo sa pure un bimbo alla materne che acqua e olio non si mischiano…). Secondo me non ci hanno nemmeno pensato, hanno buttato due gocce a caso di oe perché fa tanto eco-bio…
– se trovate un detersivo lavatrice che ha scaglie di marsiglia (e forse solo quello) ma non ha il sequestrante, chiedete a chi lo ha postato: come fai a non far ingrigire i panni? Quale ingrediente ti sottrae gli ioni calcio e magnesio responsabili dei sali insolubili che si formano il lavatrice, soprattutto con acqua dura? Secondo me non hanno mai sentito parlare di ioni calcio e magnesio, tanto meno di sali insolubili…
– se mettono assieme bicarbonato e soda solvay chiedetegli: a cosa serve mettere un ingrediente alcalino blando (il bicarbonato) se già c’è una base più forte (la solvay) che appunto ha un’alcalinità più elevata? Secondo me non sanno proprio nulla di alcalinità e di pH…usare cose che non servono, anche se non inquinanti è uno spreco!
Insomma, se leggete Mammachimca vi accorgerete subito delle balle che girano (questi sono solo tre esempi…ma ne avrei un milione da scrivere!!!!!).
Purtroppo di ricette stupide o assurde ce ne sono anche sui canali rai e in tutte le altre televisioni. Negli anni ho scritto alla rai, alla sette, a mediaset, a giornali o riviste che mi sono capitate con balle chimiche grosse come una casa.
Ma ho rinunciato…tempo perso, non mi hanno mai risposto.
PS: non sempre è così eh!
Ci sono anche giornalisti illuminati! Come si può vedere dagli ultimi video/articoli con Zago o con Mammachimica.
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Detergenti incomprensibili

Mi sono arrivate parecchie richieste qui su fb e sul sito, per analizzare dei detergenti/lisciva spacciati per bio, eco, green ecc., venduti on line o nei negozi specializzati in prodotti naturali.
Come sempre posso dare un parere solo e soltanto se c’è la lista completa degli ingredienti, che quindi mi fa sapere che cosa realmente c’è all’interno di quel prodotto, non certo dal nome o dalla marca.
Molto spesso la composizione non si trova, ma magari sulla confezione è indicato ben in evidenza che il prodotto contiene per esempio: “una miscela di percarbonato, acido citrico e sapone di marsiglia”.
Bene, se trovate questa dicitura, il mio consiglio è di lasciare il prodotto sullo scaffale…perché è una vera e propria presa per i fondelli!
E’ una miscela fatta da uno che la chimica non l’ha proprio mai letta in vita sua!
Scrivendo quei tre nomi percarbonato, acido citrico e marsiglia, si attira l’attenzione di che vuole fare le pulizie in modo più sostenibile, dato che loro sono certamente prodotti a basso impatto ambientale.
Il problema è che mischiati assieme non servono a niente!!!!
Chimicamente unirli non ha senso: in acqua il citrico decomporrebbe il sapone di marsiglia facendo uscire gli acidi grassi (che sporcherebbero i panni invece che pulirli).
Inoltre, sempre il citrico, decomporrebbe pure il percarbonato, trasformandolo all’istante, senza che possa esplicare la sua azione igienizzante o sbiancante. Casomai si forma un po’ di citrato di sodio, un sale sequestrante…ma che così da solo certo non serve a nulla.
Confesso che i tanti messaggi mi hanno fatto venire un dubbio pure a me: vuoi vedere che mi sfuggiva qualcosa? Possibile che tutti questi prodotti sono in giro e non servono a nulla?
Fortunatamente per me non sono ancora rimbambita: Fabrizio Zago, il max esperto di detergenza ecologica e scientifica, nonché consulente della Comunità Europea, mi ha confermato che quelle polveri messe assieme sono una stupidaggine e, aggiungo io, uno spreco.
Sfortunatamente per tutti i consumatori, sono in giro queste robe…
L’unica cosa che posso fare e divulgare…occhio agli ecofurbi!!!!
Se volete leggere il post di Fabrizio sul forum eccolo
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Impatto ambientale aceto vs citrico: il calcolo scientifico

Mi scrivono in molti per avere riferimenti scientifici in merito all’impatto ambientale dell’aceto, spesso consigliato per le pulizie da siti che si dichiarano ecologici, ma che di chimica non ne sanno nulla…
Molti utenti cercano di spiegare e dire quindi la verità sull’aceto, ma vengono bannati o inondati di insulti per questo.
A volte c’è da discutere anche con gruppi fb esteri! Non solo italiani.
Cose da pazzi!
Anche a Fabrizio Zago arrivano valanghe di richieste in tal senso…bisognava fare qualcosa in più (oltre alle decine di post, articoli, ecc.)
Con una incredibile telepatia Fabrizio mi propone questo super articolo, utilissimo e che potete linkare ogni volta qualcuno provi, senza alcuna base scientifica o conoscenza della normativa corrente, a proporre l’aceto per le pulizie.
Si perché, usare aceto o detergenti costituiti da acido acetico come unico principio attivo è anche fuori legge…
Leggete qui per scoprirlo, nel magazine di Ecobiocontrol.
Troverete anche tutte le balle che girano sull’aceto, ovviamente smentite dalla scienza, e come fare voi stessi il calcolo per valutare l’impatto ambientale del citrico (e di qualsiasi sostanza che volete), Non se lo siamo inventati io o Fabrizio Zago, ma sono i parametri della Comunità Europea!
PS: sono molto affezionata a questo calcolo…
Quando più di dodici anni fa mi imbattei in Fabrizio Zago, lui era l’unico che sul web sconsigliava l’aceto come anticalcare perché appunto scientificamente più inquinante.
Ma io, da brava atea e ricercatrice, prima di “credergli” ho cercato personalmente e con pazienza tutti i riferimenti che citava, trovato le tabelle sul sito dell’EU, l’algoritmo e fatto il calcolo…da quel giorno ovviamente “Fabrizio Zago for ever!”
PS2: Fabrizio mi ringrazia pubblicamente…questo mi fa onore…ma non vorrei prendermi meriti non miei: il grosso dell’articolo è tutta fatica sua! il tempo che ha dedicato per farlo e la generosità di condividerlo.
Condividete anche voi il più possibile!
Grazie!
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Mobilitazione MICROPLASTICHE

Vi informo della mobilitazione in atto in merito alle microplastiche.
Fabrizio Fabrizio Zago ed altri esperti hanno redatto un testo che descrive la posizione di Ecobiocontrol in merito alle microplastiche.
E’ ormai noto a tutti che sono le più inquinanti purtroppo.
La ECHA (l’agenzia chimica europea) non sembra impegnarsi troppo: ha elaborato una proposta che è molto indulgente nei confronti dell’approvvigionamento e delle tecnologie di produzione di particelle solide solubili e insolubili per cosmetici e detergenti.
E’ vero che dovrebbe essere un periodo di transizione per soluzioni migliori. Ma le soluzioni ci sono… dovrebbero essere più drastici.
Inoltre si discute anche sul fatto che molti metodi di analisi per valutare la biodegradabilità di un certo prodotto, non sono adatti alle microplastiche (così sfuggenti dai filtri, spesso insolubili) e c’è anche differenza di definizione di questi composti.
Altre richieste importanti presenti nel testo sono di evitare il più possibile l’uso e quindi l’emissione in ambiente di queste sostanze e che ci sia grande chiarezza sui prodotti nello scaffale, per esempio scrivendo in etichetta se un prodotto si avvale di queste sostanze non sostenibili.
Fabrizio ha chiesto aiuto agli utenti del forum di divulgarlo, cosa che faccio con molto piacere. Sto inoltre contattando anche i giornali o i giornalisti che mi hanno intervistato come Mammachimica, sperando di raggiungere sempre più persone.
Il testo si trova nel magazine, è in inglese e in italiano, ecco il link
Dateci un’occhiata, condividetelo sulle vostre pagine.
Questo scrive oggi Fabrizio:
“Oggi è partita la mail ad oltre 50 indirizzi con la posizione di questa Comunità per una politica seria e scientificamente sostenibile, sulle microplastiche.
Mancano pochi giorni e poi ECHA trasmetterà una posizione comune al Parlamento Europeo.
Se volete farvi sentire, basta andare sul Magazine di questo sito, leggere il documento (è anche tradotto in italiano) e poi chiunque intenda supportare questa posizione può inviare una mail a echa.europa.eu/it/contact/other oppure a hq@meta-consort.eu (Peter Malaise) che le inoltrerà direttamente agli uffici competenti di ECHA.
Il testo potrebbe essere questo: “Buongiorno, io supporto il contenuto e le finalità del documento sulle microplastiche: www.ecobiocontrol.bio/…/posizione-ecobiocontrol.pdf
Firmato: la Comunità di EcoBioControl
Grazie a tutti coloro che investiranno due minuti per fare la loro parte verso l’ambiente.
Ciao
Fabrizio”
Conto anche io su di voi!!!!
Grazie
Sara
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Intervista a Mammachimica su Vegolosi

Laura, del magazine Vegolosi, mi ha chiesto aiuto per sfatare i falsi miti ecologici, in merito alle pulizie della casa.
Figuratevi se non accettavo!
Ecco l’intervista: https://www.vegolosi.it/news/pulizie-ecologiche-falsi-miti/…
Ormai voi seguaci del blog saprete già tutto 😄, ma magari potete condividerlo 😉
Buona lettura!
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Intervista a Mammachimica da parte di Dress Ecode

Arianna, la creatrice del sito Dress Ecode, si impegna a divulgare le buone pratiche per inquinare meno, soprattutto nel campo dell’abbigliamento. Fa anche un sacco di altre cose, per esempio sensibilizzare i bambini delle scuole, sui danni che sta facendo l’accumulo della plastica nel nostro pianeta.
Mi ha chiesto di rispondere ad alcune domande per lavare i nostri abiti in modo ecologico, efficace e anche per farli durare di più, così da avere meno spreco e meno rifiuti.
Ho certamente accettato!
Ed ecco il risultato.
Vi posterò qui l’intervista, divisa in più parti e che verrà pubblicata ogni martedì sul sito Dress Ecode e sulla sua pagina FB.
Buona lettura!

Prima parte

Seconda parte

Terza parte

Quarta parte

Quinta parte

Sesta ed ultima parte

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Ora ci sono due ecobiodizionari di Fabrizio Zago

Con grande piacere vi comunico che c’è una novità sul forum di Fabrizio Zago: l’EcoBiodizionario si è sdoppiato!
Potrete finalmente cercare e valutare consapevolmente sia gli ingredienti dei COSMETICI ma anche quelli dei DETERSIVI per la casa.
Un bel regalone!!! Grazie Fabrizio!
Spesso infatti accade che una stessa, identica molecola usata in detergenza ed in cosmetica, venga indicata con nomi diversi. Cioè il nome in detergenza è diverso da quello che compare in Inci, oppure la sostanza può essere indicata con più nomi diversi. Inoltre, un ingrediente verde in detergenza, potrebbe non esserlo in cosmetica. E questo è ammesso per legge eh! Però può creare confusione o comunque non si riuscivano a scovare questi ingredienti. Adesso sarà tutto più facile.
L’EcoBioControl si arricchisce di questo strumento, sempre scientifico, dettagliato e GRATUITO, ci tengo a sottolinearlo! Ci hanno lavorato persone reali, con l’unico scopo di DIVULGARE info scientifiche corrette.
Come sempre i “pallini colorati” non sono messi li a caso…derivano da studi scientifici o altre motivazioni comunque indicate. Sono LA BASE DI PARTENZA per riflettere ed essere consapevoli su cosa stiamo comprando. Nessuno, tranne voi stessi, potrà decidere dei vostri acquisti.
Ecco il link dove trovare i due ecobiodizionari per le informazioni dettagliate e per usarli.
Vi copio e incollo qui la loro definizione, per farvi vedere subito la differenza e le motivazioni dei vari colori assegnati alle sostanze.

L’EcoBioDizionario Cosmetici conta circa 20.000 sostanze ed in particolare:

  • – Il più completo database cosmetico
  • – Le sostanze proibite in cosmetica
  • – Centinaia di sostanze allergizzanti
  • – La più completa lista di disturbatori endocrini

La pericolosità per la salute umana ha un grande peso. Altrettanto importante è l’aspetto della naturalità delle materie prime. Meno importanti sono invece i valori attribuiti ai processi industriali per l’ottenimento della sostanza eccetera.
Il cosmetico DEVE venir a contatto con la pelle a differenza di un detergente.

L’EcoBioDizionario Detergenti è completamente matematico. Esso si basa su un calcolo scientifico che misura il valore di “Impatto Ambientale” ed il valore ottenuto (più elevato più inquinante) determina il colore del semaforo.
I dati che otterrete digitando il nome di una sostanza chimica di cui volete avere informazioni, sono:

  • – Colore del semaforo
  • – Valore dell’Impatto Ambientale
  • – La funzione della sostanza
  • – Il nome chimico
  • – La motivazione del semaforo in combinazione con il calcolo matematico suddetto.

Una sostanza rossa in cosmetica può essere verde in detergenza.

Gli strumenti di consultazione gratuitamente offerti da EcoBioControl, aggiungono un capitolo importantissimo con la pubblicazione dell’EcoBioDizionario Detergenti.
Abbiamo bisogno del vostro aiuto per renderlo sempre più preciso. Cercate le composizioni dei detergenti che trovate, per Legge, nel sito del produttore ed inseritele nel nuovo EcoBioDizionario Detergenti. Le materie prime che non appaiono devono essere segnalate, o sul forum o all’indirizzo info@ecobiocontrol.bio affinché possano essere inserire velocemente.

 

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Ancora sui parabeni…

I parabeni sono delle molecole che vengono inserite nei cosmetici per conservarli. Il Propylparaben è anche presente in natura, in una pianta, la Lonicera japonica (il caprifoglio giapponese). Ovviamente i conservanti sono INDISPENSABILI nei cosmetici, altrimenti ci potremmo spalmare un ricettacolo di batteri sulla pelle!
E tutti quelli ammessi dal Regolamento Cosmetici sono ovviamente a norma di legge.
MA, non si può negare che ce ne sono di migliori e di peggiori. Per esempio: imidazolidinyl urea, diazolidinyl urea, DMDM hydantoin, sodium hydroxymethylglycinate, 2-Br-2 nitropropene-1,3 diol: sono dei conservanti molto usati e permessi dal Regolamento Cosmetici, ma per funzionare devono cedere formaldeide. La formaldeide è un cancerogeno accertato (come l’amianto).
Ora, con tutti quelli che abbiamo a disposizione, usare questi mi sembra davvero un’assurdità!
E lo stesso vale per i parabeni, che di rogne ne hanno per forza, dato che sono sempre sotto osservazione, e come già descritto nel precedente post, 5 di loro sono stati proprio eliminati dalla lista dei permessi, perché dai nuovi studi scientifici non risultavano sicuri per la salute umana.
Vi voglio fare però un po’ conoscere la storia di queste sostanze e poi soffermarmi anche su di un altro aspetto, quello ambientale. Purtroppo l’ecologicità dei cosmetici NON E’ proprio considerata dalla normativa europea corrente, come invece avviene per detersivi e prodotti per la casa.
E questa è una grossa lacuna, perché se un ingrediente è idoneo per la salute umana ma poi ci inquina l’ambiente dove viviamo non mi sembra una genialata!!!!
Comunque, vi riporto cosa si legge nel Regolamento (UE) N. 358/2014 della Commissione del 9 aprile 2014, in cui è stato modificato l’allegato II e l’allegato V del regolamento (CE) n. 1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio sui prodotti cosmetici. In pratica hanno modificato la lista degli ingredienti ammessi (allegato II) e delle dosi limite (allegato V) a seguito delle seguenti considerazioni.
Già nel “dicembre 2010 il CSSC ha adottato un parere sui parabeni, seguito da un chiarimento nell’ottobre 2011 in risposta ad una decisione unilaterale della Danimarca…recante il DIVIETO DI UTILIZZO di propilparabene e butilparabene, loro isoforme e loro sali nei prodotti cosmetici DESTINATO A PRODOTTI DEI BAMBINI FINO A TRE ANNI in considerazione della loro potenziale ATTIVITA’ ENDOCRINA”
Inoltre: “il CSSC ha confermato che il metilparabene e l’etilparabene sono sicuri se utilizzati alle concentrazioni massime autorizzate. Inoltre, il CSSC ha osservato che l’industria aveva presentato informazioni insufficienti o non aveva presentato informazioni per la valutazione della sicurezza di isopropilparabene, isobutilparabene, fenilparabene, benzilparabene e pentilparabene. Di conseguenza non è possibile valutare i rischi per la salute umana di tali composti. TALI SOSTANZE NON DEVONO PERTANTO PIU’ FIGURARE nell’allegato V e, poiché potrebbero essere impiegate come agenti antimicrobici e devono figurare nell’allegato II affinché sia chiaro che il loro impiego nei prodotti cosmetici è vietato”.
Le conclusioni formulate dal CSSC negli stessi pareri sul propilparabene e sul butilparabene sono state messe in discussione da uno studio effettuato dalle autorità francesi; nel maggio 2013 il CSSC ha quindi adottato un’ulteriore valutazione dei rischi connessi alle due sostanze. Le misure riguardanti il propilparabene e il butilparabene sono in corso di elaborazione nel quadro della seconda fase della gestione dei rischi connessi ai parabeni.
E questo per ciò che riguarda la salute umana.
Per l’IMPATTO AMBIENTALE sono molto interessanti invece i dati gentilmente forniti da Fabrizio Zago e che potete trovare completi nel suo articolo:
Ecco i dati di calcolo dell’impatto ambientale di alcuni conservanti molto usati, secondo l’algoritmo della Commissione Europea (noto come Ecolabel) ed in base alla concentrazione massima consentita dalla legge:
METHYLISOTHIAZOLINONE                                 3,75
METHYL-ETHYL-PROPYLPARABEN                    194,81
SORBATE E SORBI ACID                                          18,67
PHENOXYETHANOL                                                 0,80
BENZYL ALCHOL                                                        0,74
E’ chiaro e scientifico che i parabeni sono i più inquinanti, più di 200 volte per esempio rispetto al Fenossietanolo. Ecco perché sul nuovo dizionario EcoBioControl, tutti i parabeni sono a pallino ROSSO: elevato impatto ambientale e dubbi sulla loro interferenza endocrina hanno contribuito a questa classificazione.
E considerate anche che praticamente tutte le previsioni e classificazioni di Fabrizio Zago si sono poi rivelate vere. Per esempio, gli studi scientifici successivi su siliconi volatili,
l’hydroxyisohexyl 3-cycloexene carboxaldehyde, l’ossido di zinco, ecc. hanno infatti portato alla loro esclusione per legge dappertutto o in alcune tipologie di prodotti.
Insomma, dato che abbiamo una vasta scelta di prodotti cosmetici, io un pochino di tempo per scegliere quello con meno rogne, ce lo metterei!
Ultima nota: sul regolamento sopra citato si parlava anche di un altro conservante sempre sotto osservazione, il Triclosan. Cito:“Il CSSC ha ritenuto che l’uso continuato del triclosan come conservante al limite attuale di concentrazione massima dello 0,3 % in tutti i prodotti cosmetici non sia sicuro per il consumatore a causa dell’entità dell’esposizione totale….Alla luce dei sopracitati pareri del CSSC la Commissione ritiene che mantenere la restrizione all’impiego del triclosan al livello attuale costituisca un rischio potenziale per la salute umana.Occorre pertanto attuare nell’allegato V del regolamento (CE) n. 1223/2009 le restrizioni aggiuntive suggerite dal CSSC”.
Insomma la ricerca e gli studi sono sempre in evoluzione…non voglio fare allarmismo! stare con occhi bene aperti si!
N.B.
Devo precisare che l’hydroxyisohexyl 3-cycloexene carboxaldehyde sarà priobita come ingrediente nei cosmetici, a partire dal 2021. Quindi ora è ancora bollinata con il doppio rosso, diventerà pallino nero dal 2021. In pratica hanno dato 3 anni di tempo per smaltire le scorte di questa sostanza…ditemi voi se non è assurda questa situazione.
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