Riflessioni sul Sana e sul Biologico

Eh già, oggi sono in vena di un lungo articolo poco chimico…ma certo non siete obbligati a leggerlo!
Sarà che ho bisogno di sfogarmi…
Sono stata per la prima volta al Sana, il salone internazionale del naturale e del biologico. Mi hanno regalato dei biglietti e così mi è sembrata una buona occasione per vedere con i miei occhi la super fiera, che nel frattempo è arrivata a ben 30 anni di esposizioni.
Ma da brava mamma-chimica avevo i figli a seguito! Di 6 e 11 anni, immaginatevi quanto posso aver visto…Oltre a rincorrere il grande che voleva assaggiare tutto l’assaggiabile (vegan, bio, organic, ecc.) ed oltre a scattare foto con la piccola a tutte, ma proprio tutte, le piante in esposizione (c’era pure il geranio-coca cola…), sono riuscita a vedere ben poco di quello che mi interessava, ovvero la sezione detergenti e cosmetici.
Ho però incontrato, con mio grande piacere, persone conosciute sul forum di Zago ed anche i proprietari di un’azienda italiana a cui sono affezionata. Produce cosmetici naturali e detersivi ecologici efficaci, con un ciclo di produzione e distribuzione etico.
Non è un mistero quale sia questa azienda eh!
Chi mi segue sul sito di Mammachimica e magari ha dato una letta alle risposte nei commenti, la trova menzionata spesso. In molti non hanno voglia di spignattare o comunque mi chiedono pareri su quali prodotti acquistare già belli e pronti e volentieri l’ho proposta perché appunto ne ho sempre apprezzato sia gli ingredienti che lo studio e l’attenzione che c’è dietro.
Quando mi hanno contattata per invitarmi al Sana e conoscermi personalmente sono stata sorpresa della coincidenza, ma mi ha fatto molto piacere! Se mi avesse contattata un’altra azienda, magari anche più famosa, ma ecofurba, sarei stata in difficoltà e di certo non avrei accettato.
A parte questa bella parentesi, il Sana mi ha però un po’ deluso…Non c’è un comitato scientifico che decide chi può esporre per esempio.
Così si trovano ancora un sacco di bufale nel campo della detergenza, ormai smascherate da tempo dai test di lavaggio (tipo la wash ball e gli eMC). Oppure ci sono in giro ancora i rimedi controproducenti e a volte anche dannosi per lavarsi, tipo il sapone di marsiglia per lavare i capelli…Provateci se avete coraggio. Se li avete lunghi poi passerete le restanti ore a mandarmi accidenti perché saranno diventati crespi come stoppa! Quel sapone è alcalino, anche se fatto a mano, artigianalmente, con sostanze naturali, bio, vegan, ecc., sempre alcalino è! Ma le scaglie di cheratina dei capelli si aprono e si rovinano con l’alcalinità!
Altra cosa che mi ha lasciato perplessa, ma questo già da un po’ di tempo, è l’enorme quantità di prodotti ALIMENTARI marchiati “Bio” che si trovano. Tutta la fiera appunto! E io comincio a non fidarmi più tanto, non come prima.
Non è che sono impazzita eh!
Mi sono laureata in Chimica Analitica Ambientale scegliendo questo piano di studi in tempi non sospetti, cioè quando l’attenzione all’ecologia c’era, ma non certo come ora. Quindi la mia ricerca di prodotti e stili di vita poco impattanti verso l’ambiente è sempre la priorità ed ha radici lontane!
Sono anni che divulgo e condivido rimedi ecologici per la cura della casa e di noi stessi con il blog di Mammachimica; con la mia famiglia vivo in una casa costruita in bioedilizia, a basso impatto ambientale ed alta efficienza energetica. Cerco di fare quello che mi è possibile per questo prezioso ed unico ambiente!
MA, da quando abbiamo iniziato ad avere un orto tutto nostro, che curiamo con fatica e soddisfazione, senza utilizzo di diserbanti o pesticidi, comincio a non comprare più il “bio” ai negozi (intendo sia grande distribuzione che specializzati).
Ovviamente, se c’è qualcosa di una particolare marca bio che mi piace la continuo a comprare eh! Ma solo se mi soddisfa dal punto di vista del gusto o della consistenza. Non sono più disposta a pagare un prodotto alimentare il triplo solo perché ha stampato la fogliolina del biologico. E questo per vari motivi.
Innanzitutto, quando colgo la mia insalata dall’orto e la metto in acqua per lavarla, è un via-vai di esserini: forbicine, lumachine, ragnetti, vermetti. Tutti nel povero cespo, che così è anche già parzialmente mangiucchiato. Altri cespi vengono fatti fuori prima che arrivi io a mangiarmeli…Certamente la mia insalata è bio, ma mi spiegate come fanno TUTTI i supermercati (discount o di marca) ad avere TUTTA quella bella frutta e verdura bio, in tutte le città italiane? Possibile che siano tutti prodotti veramente derivanti da agricoltura biologica? Tutta quella quantità e così belli? E’ ovvio ci saranno aziende serie e oneste, ci mancherebbe! Probabilmente la maggioranza. Ma come faccio a selezionarle?
Sarà che sono anche una contadina scarsa, ma tra insetti, parassiti, infezioni funginee, ricci, istrici e cerbiatti (si, perché se non faccio un recinto di almeno due metri quelli saltano e divorano tutto…) nel mio orto è una battaglia praticamente persa.
Ho provato anche ad usare i rimedi “consentiti in agricoltura biologica”: in alcuni per esempio è presente il boro. Ma come?!? Il boro è stato tolto in detergenza perché i suoi sali sono impattanti sull’ambiente e invece io posso spargerli nel terreno? Sono sempre più perplessa.
Altro motivo importante che mi ha fatto smettere di comprare bio sono le analisi effettuate su frutta e verdura coltivata a regime tradizionale. Queste evidenziano che i prodotti che arrivano sulla nostra tavola, anche se hanno subito trattamenti in precedenza, sono chimicamente sicuri e nei limiti. Cioè non ci sono residui dannosi che possiamo ingerire sulle derrate derivanti dall’agricoltura tradizionale (c’era un articolo proprio pochi mesi fa su Altroconsumo, dove tutte le analisi sono fatte in laboratori certificati e indipendenti).
E infatti l’approccio biologico all’agricoltura è stato introdotto proprio per tutelare l’ambiente. Dopo anni di uso massiccio di pesticidi e diserbanti (utili per carità! perché all’epoca la gente moriva di fame data la scarsità di prodotti alimentari) si è pensato bene che magari si potesse raggiungere un risultato analogo ma in modo meno inquinante. Quindi il bio NON è stato introdotto per tutelare la salute del consumatore, che deve essere tutelata in ogni caso, ovviamente! Ma serviva per INQUINARE MENO L’AMBIENTE.
E invece ‘ste dosi massicce di verde rame (il rame è un metallo pesante), di boro e quant’altro mi sa che l’ambiente lo inquinano eccome!
Comunque, mi sono trasferita in campagna per non intossicarmi, sia il corpo che l’anima, come mi stava invece accadendo nella grande città, e contribuire anche a migliorare la qualità di vita dei miei figli. Alla fine quando faccio acquisti punto più sul “Km zero” ma perché qui mi è più facile e lo vedo con i miei occhi.
In tal senso mi ritengo molto fortunata.
La mia vicina di casa mi fornisce le uova, perché ha il pollaio con galline ovaiole (che a volte curo anche io se lei è in vacanza): sono veramente libere di scorrazzare, mangiano il mais e le erbette che trovano in giro. La sera vengono chiuse nelle casette di legno perché altrimenti la volpe, anche se c’è il recinto, se le pappa…Le loro uova sono più buone e i miei figli mangiandole se ne accorgono ( e notano la differenza con quelle bio del super) perché queste sono FRESCHE! Credo che il trucco sia tutto lì…
A due km da casa c’è un altra famiglia, sono allevatori certificati di Chianina, le vacche bianche tipiche della zona. Le vedo pascolare beate nei campi circostanti e spesso, la sera, mi devo fermare con la macchina per farle attraversare quando tornano in stalla. Di certo non moriranno di vecchiaia eh! Ma la loro carne è più buona e mi fa avere meno rimorsi acquistandola, rispetto a quella delle povere mucche stipate in stalle tutto il giorno.
A circa 5 km c’è il mio terzo vicino di casa: ha circa 250 pecore, delle capre e delle mucche. Prepara con le sue mani, nel suo laboratorio, ricotta e formaggi che sono la fine del mondo (e dopo aver assaggiato quelli è inutile provare a far mangiare ai bimbi altre marche di formaggio…). Le pecorelle le vedo spesso brucare nelle colline vicine quando scendo in città. Sono protette dai cani pastore ma purtroppo, a volte, qualche lupo non ha difficoltà a farne sparire qualcuna…
Come vedete la zona è piuttosto disabitata e poco trafficata. Poco distante ci sono anche le arnie di un apicoltore da cui mi rifornisco di miele: la prima volta mi ha contattato proprio lui per avere qualche delucidazione chimica. So come tratta le api…insomma, di lui mi fido.
Sono disposta a pagare di più per la qualità, ma come potrei avere le stesse certezze con i prodotti Bio in commercio? Voi come vi regolate?

 

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Alcool

Una ragazza mi ha scritto cercando la ricetta di un detergente autoprodotto per pulire velocemente il bagno, che non si risciacqui, che lucidi e che igienizzi i sanitari.
Accidenti! Nient altro?!? Un miracolo praticamente…
Ovviamente le ho risposto che può trovare valide soluzioni per lavare il bagno e lucidare i rubinetti in modo eco (ma con un minimo di impegno però!) cercando tra e ricette di Mammachimica.
Ma la cosa che mi ha preoccupato è stato il fatto che lei attualmente usa l’alcool per pulire velocemente il bagno.
Beh, deve assolutamente abbandonarlo! E per più di un motivo.
Innanzitutto l’alcool o etanolo è un solvente, una delle tante cose pericolose che si trovano in un laboratorio chimico. Inoltre, come diceva la mia prof.ssa di Igiene e Sicurezza industriale, come tutti i solventi è neurotossico: cioè è una sostanza che ha azione tossica specifica sul sistema nervoso.
Che quindi già non depone a suo favore…
Sono anni che anche Fabrizio Zago ci mette in guardia sulla tossicità dell’alcool per inalazione e che, per esempio, è assolutamente necessario utilizzare i vari lavavetri a base di alcool con le finestre ben aperte! Non solo per evitare di ubriacarsi, ma anche per non incorrere in danni più seri.
A tal proposito, c’è uno studio fatto dalla AFSSET (Agenzia francese per la sicurezza della salute ambientale e professionale) sui danni provocati dall’alcool sia nell’uso domestico che in quello professionale (liquorifici, cantine ecc.). Addirittura lo vogliono inserire nella lista dei CMR e comunque la tendenza è di evitarlo nei cosmetici.
E questo vale sia per l’alcool “rosa” che per quello alimentare o “buongusto”, perché sempre etanolo è ovviamente!
Per precisare: l’alcool rosa, quello che si compra in tutti i super, è etanolo DENATURATO. In pratica, per non far usare in campo alimentare l’etanolo ad uso industriale (che costa molto poco), gli vengono aggiunte delle sostanze per renderlo velenoso e imbevibile e che tra l’altro non sono proprio ecologiche. Si tratta del metil-etil-chetone e del tiofene per esempio.
Inoltre, l’alcool non è poi così adatto alle pulizie, perché disinfetta per bene solo ad alcune concentrazioni e per determinati tempi di contatto.
Condivido con voi la spiegazione di Zago che illustra la situazione.
L’etanolo (rosa o incolore) se usato puro (oltre il 95%) denatura le proteine della barriera cellulare dei germi ma in alcuni non può più entrarci dentro. Quindi il microrganismo sarà malconcio ma non muore. Se resiste a questo trattamento poi ricomincerà a riprodursi e quindi la disinfezione non funzionerà perfettamente.
Viceversa, se uso alcool diluito, per es. con concentrazione inferiore al 40%, in questo caso l’etanolo penetra nel citoplasma ma, essendo troppo debole, non riesce a distruggere le proteine vitali che ne sono contenute, e quindi il batterio (ubriaco) continua a vivere.
Alla fine, la concentrazione più efficace ed ideale è una soluzione al 60 – 70% di etanolo (non l’alcool puro), che sterilizza la superficie in circa 30sec (anche perché poi evapora e quindi non potrebbe più funzionare).
Insomma, un buon detergente per il bagno, con gli ingredienti giusti e magari ecologici, vi permette di ottenere igiene, pulizia e di non respirare etanolo!

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La App di EcoBioControl

Con grande piacere vi informo che è finalmente disponibile GRATUITAMENTE la App di EcoBioControl di Fabrizio Zago, l’UNICA e ORIGINALE, che classifica ben 17000 sostanze contenute nei cosmetici.
‼️NON SONO SOLO PALLINI COLORATI‼️
Ci tengo molto a sottolinearlo.
Questo è un lavoro enorme e minuzioso messo a disposizione con generosità da Fabrizio, che da decenni, tramite il suo forum, ci fornisce informazioni SCIENTIFICHE sugli ingredienti dei cosmetici.
Per ogni ingrediente, cliccando sul simbolino +, si apre anche una serie di info in merito alla funzione di tale molecola, il suo numero di classificazione, la derivazione naturale o sintetica, eventuali restrizione normative, ecc.
Non so se riuscite a rendervi conto del lavoro che c’è dietro.😯
E’ un App utile per tutti, per fare scelte consapevoli, ecologiche e salutari.
Sia per i chimici che per chi si avvicina alla scoperta della composizione chimica del cosmetico per la prima volta.
‼️Ma è chiaro che deve esserci poi un approfondimento: un cosmetico non è solo palle colorate e questo Zago lo ha sempre detto! 😉😉
Non ci si può fermare solo al pallino per essere consumatori consapevoli.
Ma con questa applicazione avrete subito un’idea di cosa c’è dentro la cremina che state comprando. Per esempio, al supermercato o in profumeria, potrete subito individuare un ingrediente “cessore di formaldeide”, di cui magari ricordavate l’esistenza ma non il nome inci complicato.
Oppure, stanare i falsi ecobio, che in etichetta scrivono “green, bio, verde, ecc.” e poi invece contengono petrolio.
Però, cosa estremamente importante, Zago NON VENDE NULLA‼️
Da anni CONDIVIDE INFORMAZIONI SCIENTIFICHE sulle varie molecole, la SCELTA di sorvolare o meno su un pallino rosso, oppure di pretendere tutte palle verdi, è SOLO VOSTRA.
Certamente le aziende sono attente a questo…e infatti di prodotti ben formulati e veramente ecologici, se ne trovano sempre di più e anche nei discount.
Ultimo avvertimento: sul web girano già applicazioni simili sulla classificazione degli ingredienti, che magari non sono nemmeno gratuite e che però, con elevatissima probabilità, sono state copiate dalla lista di Fabrizio Zago.
E’ infatti lui che si è inventato di iniziare a classificare le sostanze con i pallini colorati più di dieci anni fa.
E’ chiaro che queste applicazioni non sono nemmeno paragonabili, anche solo per numero di sostanze, a questa di EcoBioControl.
Non vi resta che SCARICARLA E CONDIVIDERLA!😊

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I pericoli dell’autoproduzione

Giorni fa è arrivata una richiesta di aiuto sul sito di Mammachimica…una ragazza ha preparato l’intruglio tanto in voga sul web per lavare i piatti, che però NON LAVA UN TUBO, perché non ha gli ingredienti che servono e addirittura può intasarvi lo scarico.
Il problema è che sto pappone inutile le ha anche provocato un problema di salute! Ha avuto una “reazione allergica che è penetrata alle articolazioni !!!tipo gotta”.
Al miscuglio di sale, limoni cotti e bicarbonato, a cui ha aggiunto anche del bagnoschiuma.
La sua domanda è:” siccome era anche un po’ invecchiato, tipo 2 mesi, che composto si è formato? che tipo di acido mi sono spalmata sulla pelle ? ”
Non sono un medico quindi non posso e non voglio darle consigli in merito, deve andare da un dermatologo al più presto!
Però posso dire che chimicamente non si è formato NESSUN ACIDO: bicarbonato e limone si annullano a vicenda e sulla pelle avrà avuto un pH neutro quindi innocuo, nessun, acido pericoloso.
Inoltre di certo non è stata colpa del bagnoschiuma a causare la dermatite. Quello è a base di tensioattivi usati apposta per la pelle.
Però, dopo due mesi, l’intruglio inutile è sicuramente MARCITO, formando probabilmente della muffa, quello è il problema!
DIFFIDATE dei consigli fai da te senza fondamento scientifico, pieni di banner pubblicitari per guadagnare e che non hanno un briciolo di competenza…sia nel campo della detergenza che in quello della cosmesi.
Io non vendo nulla, ognuno è libero di lavare e di lavarsi con quello che gli passa per la testa!
Ma a volte oltre a non funzionare potreste farvi del male!
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I vantaggi dell’autoproduzione

Un’ utente del sito di Mammachimica mi ha posto una domanda interessante: quali sono i vantaggi dell’autoproduzione dal punto di vista della salute e dell’ambiente?
Secondo me molti!
È vero che i profumi, coloranti e molecole conservanti tipo Methylisothiazolinone, sono presenti in molti detersivi piatti, anche quelli classificati come ecologici (tipo Ecolabel). Ma certamente la dose usata, per fare per esempio il detersivo lavatrice, ne conterrà meno che in uno commerciale. E infatti il nostro detersivo autoprodotto è poco colorato e poco profumato. Inoltre si potrebbe sempre acquistare un det piatti ecologico che proprio non contenga quelle sostanze. Io spesso uso gli ecolabel perché sono un compromesso tra efficacia impatto e costi…personalmente non potrei permettermi sempre prodotti totalmente eco. Ma ce ne sono eh! Di ditte italiane molto serie e anche con il logo di approvazione Ecobiocontrol.
Altro vantaggio dell’autoproduzione è che nei nostri detersivi non ci sono tutte quelle sostanze che non lavano e che quindi non servono a nulla e che inquinano e basta: nei commerciali oltre ai profumi, coloranti e perlanti, che servono solo per farli “belli”, ci sono gli addensanti (per dare una consistenza anche in questo caso esteticamente più bella ), i riempitivi (che appunto riempiono…fanno peso che paghi ma non lavano) i truffaldini sbiancanti ottici, i siliconi come antischiuma (noi invece usiamo l’ecologico sapone tipo marsiglia).
Infine contengono i conservanti, che ovviamente sono necessari per non far andare a male il prodotto acquoso e per venderlo (ci mancherebbe!). Ma per fare il loro lavoro non possono essere acqua fresca! Noi invece possiamo non usarli e giocare sul pH o preparare al momento il detersivo (es il det in polvere).
Ultimissima cosa riguardo ai flaconi: con l’autoproduzione, comprando meno detersivi appunto, se ne devono smaltire meno o cmq più piccoli (vedi det. Piatti rispetto il flacone del det. Lavatrice).
La molecola di conservante sopra citata è brutta e ha restrizioni ma soprattutto nei cosmetici che ci spalmiamo sulla pelle, perché potrebbero causare allergie, ma si presuppone che il det piatti si usi con i guanti e non si tocchi…
Insomma salute e ambiente mi sembrano ben tutelate!
Ovviamente il fai da te ha senso solo se basato su ricette scientifiche che funzionano! Altrimenti tocca rilavare e così inquiniamo due volte!
Spero di avervi dato delle spiegazioni convincenti per provare e scegliere l’autoproduzione scientifica ed efficace!
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Pannolini lavabili

Approfitto di una domanda di un’utente del blog per parlare di come lavare ed igienizzare al meglio i pannolini lavabili (sia dei pupi che delle donne).
Innanzitutto la storiella che il sapone tipo marsiglia “cera” il tessuto dei pannolini non sta in piedi…il motivo è semplice: il sapone è solubile in acqua, come potrebbe cerare qualcosa? Mi viene sempre il dubbio che queste false notizie vengano messe in giro da chi vuole vendere il suo detersivo…
Certamente, lavare i pannolini soltanto con il sapone di marsiglia non va bene! Per il “contenuto” dei pannolini e per la parte del corpo a cui saranno destinati hanno bisogno di una bella igienizzata eh!
Quindi, nell’attesa di accantonarne una certa quantità per fare la lavatrice, PRETRATTATE le parti macchiate con sapone di marsiglia o un po’ di sapone piatti e date una spruzzata con candeggina delicata (non svenirete dalla puzza quando li metterete in lavatrice e aiuterà il lavaggio).
Ma poi vanno lavati MINIMO A 60 GRADI, con DETERSIVO IN POLVERE (più potente del liquido) e se necessario con l’aggiunta di PERCARBONATO igienizzante. I 60 gradi sono indispensabili.
Se avete le lavatrici moderne opterei anche per un DOPPIO RISCIACQUO. Per rendere il pH del pannolino più vicino alla nostra pelle, non dimenticatevi di mettere la soluzione di ACIDO CITRICO come ammorbidente. Ovviamente stendeteli al SOLE: la bilirubina contenuta nella pupù del pupo è fotolabile, quindi se dovessero uscire dalla lavatrice ancora macchiati, dopo il bagno di sole torneranno bianchi.
Per far durare più a lungo il pannolino, nella scelta del detersivo potreste verificare che NON ci sia l’enzima “cellulase”. Questa sostanza, efficacissima nel lavaggio, “consuma” però qualsiasi fibra naturale (come il bambù, il cotone, la seta ecc.) Prodotti come i pannolini, che vengono lavati molto spesso, subiranno di più questa perdita di tono e consistenza.
Infine, tanto per ricordare, aggiungere bicarbonato, oli essenziali, mais, ecc. non serve a nulla nel lavaggio dei pannolini.
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I rimedi Eco-Logici

Raccolgo qui tutti i rimedi eco-logici per le pulizie da manuale sparsi nei vari articoli, su fb, ecc.
Rimedio ECO-Logico n°1:
DETERSIVO LAVATRICE IN POLVERE O LIQUIDO?
Dipende…cosa dovete lavare?🤔
Il detersivo in POLVERE è formulato per un bucato molto sporco e che resista ad alte temperature. E’ molto più potente del det. liquindo. Ma i suoi ingredienti sono sostenze chimiche che si sciolgono solo a temperature superiori ai 40°C. Quindi se lo usate con l’acqua fredda, parte del detersivo non sciolto andrà dritto dritto nello scarico e non avrà lavato un bel niente! Oltre al fatto che avete buttato detersivo e soldi…😯
Il detersivo LIQUIDO invece è perfetto per il bucato leggero di tutti i giorni o i capi scuri, da lavare a freddo, sotto i 40°C.
Il vostro bucato lo conoscete solo voi eh! Non siamo tutti sozzi allo stesso modo!😁 Personalmente ho notato che se lavo gli asciugamani con la polvere e a 60°, rimangono belli più a lungo, non si accumula il sebo e non diventano scuri…
Cmq, adesso sapete la differenza…al prossimo rimedio!
Rimedio ECO-Logico n°2:
PRETRATTARE CON CRITERIO
Purtroppo non si scappa…anche se avete comprato il più figo, costoso e super pubblicizzato detersivo sullo scaffale, questo non potrà in alcun modo localizzare la super macchia sulla camicia in mezzo a tutti gli altri panni e acqua nella lavatrice😮
E infatti la pubblicità ci tartassa con spray, tabs, gel, e quant’altro per pretrattare! Quindi: la macchia è di grasso o unto? Basterà passarci del sapone tipo marsiglia, o del detersivo piatti, oppure uno sgrassatore e poi via in lavatrice. Il pupo si è rotolato nel fango ed erba? Allora oltre a passare il sapone tipo marsiglia, potreste spruzzarci un po’ di candeggina delicata, quella a base di acqua ossigenata. Vedrete formarsi una schiumetta: è l’ossigeno che deriva appunto dalla decomposizione dell’acqua ossigenata a contatto con la materia organica (erba) e la sostanza alcalina (il marsiglia) che favorisce l’azione sbiancante ed igienizzante dell’ossigeno😎. Ovviamente questo vale per tutte le macchie colorate: di caffè, frutta, cioccolata, ecc.
Cmq, se finita la lavatrice, su qualche capo dovesse esserci ancora qualche macchia, niente paura…il 3° rimedio eco-logico vi svelerà un altro “trucco” scientifico per combatterla!
Rimedio ECO-Logico n°3:
IL SOLE
Avete pretrattato con criterio e usato il detersivo perfetto, eppure quella macchia di sugo sulla camicetta è ancora lì?
Niente paura, stendete il capo al sole e, come per magia, la macchia in breve sparirà😁
Non è magia…è foto-chimica: il pigmento rosso che conferisce il colore al pomodoro (il licopene) è una molecola foto-labile, cioè si degrada con i raggi ultravioletti del sole e la macchia sparisce.😊Potreste fare la stessa cosa se vi ritrovate il body o i pantalncini del neonato sporchi di pupù…anche la bilirubina, che conferisce il colore alle feci, è fotolabile 😅
Insomma, il sole igienizza e sbianca in modo ecologico ed economico.
Rimedio Eco-Logico n°4:
PALLINA O VASCHETTA?
Un esperto di test di lavaggio mi ha confermato che mettendo il detersivo, sia quello polvere che liquido, direttamente nel cestello della lavatrice, si può ridurre la sua dose del 10-15% 😉
Infatti, mettendolo nella vaschetta, potrebbe non essere raccolto tutto, oppure rimanere appiccicato nella tubatura durante il tragitto e poi creare una pappetta bagnata, precursore di muffa e cattivo odore. E comunque non arrivando al bucato non lo laverebbe e sarebbe sprecato.
Ovviamente, oltre alla pallina dosatrice apposita, potreste usare un normalissimo tappo di detersivo esaurito.
Se oltre alla pallina dosatrice, inserite nel cestello anche due palline da tennis, allora migliorerete ulteriormente il lavaggio.
Le palline, sbattendo, apriranno meglio i panni e il detersivo agirà meglio. Attenzione però: solo palline da tennis bianche!!!! Quelle fluorescenti potrebbero macchiarvi i panni 😅
Rimedio ECO-logico n°5:
RIDURRE LA DOSE
Solitamente sulle etichette dei flaconi di detersivo è indicata la dose in grammi o in tappini per 4-5 Kg di panni, differenziando tra bucato più o meno sporco e in base la durezza dell’acqua che esce dal rubinetto di casa.
Ma chi le decide queste dosi? Ovviamente il formulatore del detersivo! Ma lui farà una media tra i vari test di lavaggio, con diversi livelli di sporco e metterà un valore con cui sia certo che il detersivo abbia buone performance. Ma certamente non può sapere lo sporco personale di ogni famiglia: se facciamo la lavatrice tutti i giorni, se ci sono bimbi pataccosi, se mettiamo a lavare i vestiti usati solo una giornata in ufficio e sono praticamente puliti.😊
Insomma, sarebbe impossibile conoscere la dose esatta per tutti. Ecco perchè vi consiglio di fare delle prove e vedere se, anche con il minimo di detersivo consigliato, ottenete un bucato che vi soddisfa. Consumerete meno detersivo, spenderete meno e inquinerete meno, vi pare poco?😁
E cmq, usare troppo detersivo in lavatrice non contribuisce a lavare meglio i panni, anzi! Troppa schiuma attutisce gli sbattimenti dei panni e il lavaggio sarà peggiore.
Rimedio ECO-logico n°6:
DOPPIO RISCIACQUO
In effetti sembra più uno spreco di acqua che un rimedio ecologico!
Ma purtroppo, con le nuove lavatrice, diventa indispensabile per non lasciare residui di detersivo sui panni.
Per ottenere il marchio A++, relativo ai consumi di energia, acqua, ecc., le nuove lavatrice lavano e risciacquano con pochissima acqua. Ecco perchè è anche necessario ridurre la dose del detersivo.
Il consiglio di chi, con tutte queste lavatrici ci lavora per fare i test di lavaggio, è di fare un risciacquo aggiuntivo.😉
Altrimenti rischiereste di fare la schiuma se piove e non avete l’ombrello!
Rimedio ECO-Logico n°7:
MANUTENZIONE LAVATRICE E LAVASTOVIGLIE
Parliamoci chiaro, questi due elettrodomestici sono la nostra salvezza!😅 E se in casa ci sono bambini ancora di più😁
Allora aiutiamoli a stare sempre in forma ed essere efficienti: innanzitutto facendo periodicamente un lavaggio a vuoto con l’acido citrico, il nostro scioglicalcare ecologico ed efficiente.😍 Questa proceduta eliminerà l’odioso calcare, facendo consumare meno energia durante il riscaldamento dell’acqua. Basterà mettere un paio di cucchiai di polvere di acido citrico nella vaschetta del detersivo e far partire la lavatrice vuota a 40°C, per una mezzoretta. Stessa cosa nella lavastoviglie, ma qui, se metterete all’interno delle pentole pulite, torneranno praticamente nuove e lucide. La periodicità con cui fare questo trattamento dipende da quanto è dura la vostra acqua, se usate o meno l’acido citrico come ammorbidente, e se lavate spesso ad alte temperature.
Se invece sentite puzze strane nella lavatrice o lavastoviglie, allora è il caso di fare un bel trattamento igienizzante: un paio di bicchieri di candeggina delicata oppure 100g di percarbonato nella vaschetta del detersivo. Poi fate partire il lavaggio, a 60°C sempre ad elettrodomenstici vuoti.😉
Buona manutenzione!😊
Rimedio ECO-logico n°8:
PROFUMARE CON GLI OLI ESSENZIALI
Premetto che non sono appassionata di profumi…ne da mettere sul corpo ne quelli nei detersivi, mi danno presto la nausea.😖
E infatti con il fai da te ho risolto molto il problema! 😉 Anche perchè il profumo è un ingrediente che “non lava”, quindi non ne capisco proprio il senso all’interno del detersivo.
Però, in tantissimi mi scrivono che sono molto soddisfatti delle ricette dei detersivi che condivido, ma il problema è che non sono profumati…Per esempio, l’acido citrico come ammorbidente, è inodore e in molti vorrebbero profumarlo con l’olio essenziale preferito, sperando così di avere anche i panni profumati una volta usciti dalla lavatrice. 🤔
Ma purtroppo questo non si può fare per due motivi “scientifici”:
1) innanzitutto sprecherete il prezioso olio essenziale puro, perchè i detersivi sono soluzioni acquose e, come sanno anche i bambini, acqua e olio non si mescolano assieme…Quindi le gocce che metterete nel flacone galleggeranno sulla superficie e al primo prelievo del detergente le verserete tutte assieme.
2) queste gocce che verserete con il detersivo non profumeranno i panni, perchè non hanno i “fissativi”, come invece avviene per i detersivi commerciali, e quindi non si appiccicheranno ai tessuti. Gli oe sono molto volatili ed il resto andrà dritto dritto giù per lo scarico…😯
Insomma, se volete profumare il bucato vi conviene il vecchio metodo: mettere qualche goccia di oe su di un pezzetto di carta e laciarla nel cassetto.Presto farò anche un post sugli oe, che in molti pensano siano acqua fresca….a presto!!!
Rimedio ECO-logico n°9:
AIUTIAMO GLI ENZIMI
Se ci sono nel vostro detersivo, li riconoscerete tra gli ingredienti leggendo questi nomi: amilase, protease, cellulase, lipase, mannanase.
Anche se presenti in quantità bassissime, svolgono un’azione pulente enorme! 😉
Infatti contribuiscono a sciogliere le macchie proteiche (tipo sangue, uovo) oppure a ravvivare i colori delle fibre naturali.
Sono l’ideale per lavare efficacemente e a basse temperature. Un detersivo che non li contiene sicuramente lava meno di quello che li ha.😊
A 30°C gli enzimi funzionano molto bene ma si disattivano oltre i 40°C e non funzionano più. L’ideale quindi, se dovete lavare a temperature più alte, è impostare la lavatrice a 30°C, fino a quando ha caricato tutta l’acqua e spegnerla per una ventina di minuti. In questo modo gli enzimi hanno tutto il tempo di fare il loro lavoro. In seguito si può sempre cambiare la temperatura di lavaggio impostandola secondo le esigenze (anche usando meno detersivo di quanto indicato!)
Sono “potenzialmente allergizzanti” solo per il fabbricante che li manipola (e dovrebbe farlo adottando gli opportuni sistemi di protezione) ma non per il consumatore finale perché di enzimi dopo il lavaggio non ce ne sono più (e con l’acido citrico all’ultimo lavaggio si disintegrerebbero comunque).
Ultima accortezza: se usate un detersivo con enzimi, meglio evitare di aggiungere subito la candeggina gentile altrimenti verrebbero degradati, visto che sono sensibili agli ossidanti. Usate la procedura di prima: fate caricare l’acqua dalla lavatrice, aspettate un po’ e poi aggiungete la candeggina delicata e avviate il lavaggio.
Rimedio ECO-logico n°10:
USARE I GUANTI
Si…è vero…nelle foto del post in cui pulivo federa e cuscino dal sangue non li avevo…ma è l’eccezione che conferma la regola!
Dovevo fotografare, rivedere l’immagine e pulire…mi era già caduto il cellulare più volte! Li ho dovuti togliere per esigenze televisive.😁
Ma di prassi uso sempre i guanti, sia con i detergenti commerciali, che quelli eco o quelli autoprodotti.
Alla mia pellaccia ci tengo!😅
Se lo sgrassatore super efficace mi deve ripulire dal grasso e unto la teglia del forno, per quale oscuro motivo non sgrasserebbe per benino anche le mie mani?
I detersivi per la casa sono fatti per lavare: disgregare lo sporco e il grasso, igienizzare, acidificare. Anche quelli autoprodotti devono contenere gli ingredienti giusti ed efficaci per funzionare. La loro composizione chimica è certamente diversa dai detergenti cosmetici e non è formulata per la pelle.
In commercio ci sono una miriade di modelli di guanti: con o senza felpatura, aderentissimi, coloratissimi, uno con cui trovarvi bene lo troverete di sicuro!
Risparmierete alle vostre mani i traumi derivati dal diverso pH che hanno i detersivi (rispetto a quello cutaneo) e inoltre non verranno a contatto con sostanze irritanti o allergizzanti presenti nei detergenti.
Buone pulizie!
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EcoBioControl

Ebbene si, dopo 18 anni il forum di Fabrizio Zago sul sito vegano si interrompe…ma Fabrizio mica ci abbandona, tranquilli!
Ha già un bel progettino in serbo per tutti gli amanti della sostenibilità ambientale e la lotta egli eco furbi.
E’ quindi con grande piacere che vi informo della nascita del nuovo sito di FabrizioZago: www.ecobiocontrol.bio, il nuovo faro nel mare della cosmesi e della detergenza.
Dateci un’occhiata, verrete a conoscenza di un interessante progetto, che punta a definire un disciplinare di approvazione dei prodotti, basato sulla classificazione degli ingredienti in chiave scientifica ed etica, tramite il database EcoBioControl.
EcoBioControl sostituisce e migliora il vecchio biodizionario.
Infatti, oltre a classificare gli ingredienti dei cosmetici con i consueti e familiari pallini (rosso non va bene, giallo così così, verde ok), darà altre informazioni, come per esempio la descrizione della sostanza, il suo codice, le restrizioni normative, la funzione.
Insomma un lavoretto di approfondimento niente male, che darà ulteriori strumenti al consumatore consapevole nello scegliere il prodotto. A me sembra proprio un bel regalo per tutti!
Ma le novità non finiscono qui, ci sarà un nuovo logo ed un comitato scientifico, che vigilerà sulla congruità tra pallini assegnati alle materie prime ed evidenze scientifiche.
Non mancherà di certo il forum di discussione, dove tutti gli utenti potranno continuare ad avere delucidazioni in merito ai detergenti ed ai cosmetici, o scambiarsi consigli per avere il bucato perfetto e la casa pulita in modo ecologico, scientifico ed economico.
Nel forum troverete anche l’ECOBIO ENCICLOPEDIA, una sostanziosa raccolta di FAQ, con le relative risposte di Fabrizio, scritte con pazienza e competenza durante gli anni. I preziosi consigli sono stati ricercati, selezionati e catalogati per argomenti (cura della persona, solari, bucato, pretrattamento macchie, ecc.). È stato un grosso lavoro, effettuato da molti utenti, di cui io non potevo certo non farne parte…Mi veniva da piangere all’idea di perdere tutta quella conoscenza! Grazie ad una ragazza volenterosa che ci ha coordinato (e che approfitto per ringraziare anche qui), abbiamo lavorato tutti insieme, per continuare e condividere il mastodontico lavoro di Fabrizio in tutti questi anni. Da non perdere anche il Magazine, un contenitore di favole, interviste a Zago, rassegna stampa ed altre letture, utili per approfondire o imparare sempre di più nel campo della cosmesi e della detergenza.
Fatemi anche manifestare tutto il mio orgoglio nel vedere che tra gli amici di Ecobiocontrol, Fabrizio ha messo il link a Mammachimica, davvero un grande onore e soddisfazione per me e per il mio lavoro di condivisione. Grazie!
Comunque, non è che bisogna essere scienziati per capire che se non cambiamo rotta in merito all’inquinamento ci rimetteremo tutti…
Ecco finalmente un nuovo ed efficiente strumento per fare un piccolo passo verso la sostenibilità. E per continuare a non farci fregare dal “falso green” o dalle marche super pubbicizzate che invece hanno gli stessi ingredienti, se non peggiori, del più anonimo prodotto sullo scaffale.
Insomma, la storia è sempre la stessa, aprite gli occhi e decidete consapevolmente!
Attenzione: il sito del Biodizionario è ancora attivo, non hanno cambiato il nome ma non è più seguito da Fabrizio Zago.
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Pane senza impastare

Stavolta una ricetta di cucina!pagnotta
Incredibile per chi mi conosce…
Cucinare non è assolutamente la mia passione.
Cucino di tutto, eh! ma prediligo a pentola a pressione…chiudi tutto e tieni il tempo: non devi guardare, girare, aggiungere, ecc. Sono la regina delle paste e fagioli e risotti in pp!

Però presto avrò l’occasione di comprare della farina a Km zero, dal grano coltivato da un amico e vicino di casa.
Quale cosa migliore potrei farci se non il pane?
D’altronde tutto è chimica, la panificazione anche!
In fondo si tratta soltanto di far catturare per benino dalla maglia glutinica l’anidride carbonica prodotta dal lievito …
Ma l’idea di impastare, fare le doppie lievitazioni, sporcare mezza cucina…non fa proprio per me.
Così girando sul web ho trovato parecchi siti che decantavano questo “pane senza impasto” (no-knead bread).
Fare il pane senza tanta fatica è quello che cercavo!
Di ricette ce ne sono tantissime, anche molto diverse tra loro, ma quella su cui mi sono basata l’ho scovata nel sito: “La chiave nel Pozzo“, a mio parere il più scientifico e preciso. Ci sono indicazioni sulla forza della farina e sui tempi di lievitazione in base alla temperatura ambientale esterna.
Comunque, ho provato la sua ricetta con la farina tipo 0, ed ho ottenuto fin dalla prima volta un pane ottimo, ben lievitato, con il minimo sforzo e cucina pulita. Fantastico! Davvero una bellissima scoperta per me.
Dato che il pane è venuto subito così bene anche a me (che la cucina la vorrei usare solo per fare i miei detersivi) è un’ulteriore prova che il procedimento è ben studiato.

Ed è per questo che voglio divulgarla.

Quella che vi posto è la versione di pane che piace di più alla mia famiglia.

Ingredienti:

380 g acqua, in cui faccio sciogliere un cucchiaino da caffe di lievito di birra liofilizzato
500 g farina T2 ( semintegrale)
10 g sale

Per cucinare il pane serve una pentola con coperchio che potete mettere nel forno a 250°C per arroventarla (quindi niente manici in plastica mi raccomando!).

Ecco un po’ di foto:

acqua e lievito

DSC_1786 (FILEminimizer)farina e sale

 

DSC_1838 (FILEminimizer)Mescolo gli ingredienti grossolanamente come nel filmato, solo per amalgamarli, non bisogna impastare

Risultato

DSC_1795 (FILEminimizer)

Copro con un coperchio e metto a lievitare nel forno spento per circa 12 ore, se la temperaura esterna è circa 20°C (molto meno se fa più caldo)

DSC_1840 (FILEminimizer)Dopo le 12 ore ottengo questo impasto molliccio…

DSC_1797 (FILEminimizer)Mi aiuto con una spatola per metterlo sul ripiano infarinato. Per creare la maglia glutinica basta solo il “folding” cioè delle semplici pieghe…per farle mi “sporco” le mani con la farina

Lascio la palletta di pane sul ripiano ricoperta dalla ciotola.
Nel frattempo metto la pentola in acciaio ad arroventare nel forno a 250°C. In questo modo il pane che ci metterò dentro non si attaccherà alle pareti (non serve mettere farina o altro dentro la pentola)

DSC_1852 (FILEminimizer)Quando il forno e la pentola raggiungono la max temperatura (il mio forno me lo indica), metto l’impasto nella pentola, chiudo con il coperchio e faccio cucinare in forno statico a 200°C per 45 min.
Poi tolgo il coperchio per far scurire la crosticina per 15-20 min, sempre a 200°C ma con forno vetilato. Finito questo tempo, spengo e lascio riposare il pane all’interno del forno per una decina di minuti.
Dopo tolgo la pane dalla pentola e la metto a raffreddare su una griglia.
Ecco il risultato, non è bellissimo?
E pure buono! Vedete come viene ben alveolato?

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pagnotta

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Vi consiglio di provarci, vi darà molta soddisfazione.
L’unica controindicazione è che così di pane ne mangiamo molto di più! Se siete a dieta non prendetevela con me…

Un’ultima nota: molte persone non gradiscono il lievito di birra, perchè lascia un gusto troppo persistente al pane oppure non lo ritengono naturale.
Sfatiamo subito l’ennesima bufala: il lievito di birra non è altro che un microorganismo, il Saccharomyces cerevisiae, che produce l’anidride carbonica indispensabile alla lievitazione, quindi è assolutamente naturale.
Inoltre, nelle quantità utilizzate in questa ricetta, non può proprio lasciare alcun retrogusto. Considerate che un panetto di lievito di birra fresco è 25 g, mentre per questo pane ne servono 1-2 g.
E poi ai Saccharomyces sono affezionata, li ho usati anche per creare il bisensore per la mia tesi di laurea…
Buon pane a tutti!!!

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Intervista su Mammeonline

Devo dire che ultimamente mi stanno capitando cose proprio strane…ma molto belle e gratificanti!
Dopo la richiesta di scrivere un libro, adesso pure un’ intervista!
Un’amica di un’amica (anche qui, come in matematica, è valsa la proprità transitiva) ha trovato interessante il libricino di Mammachimica. Coincidenza vuole che questa ragazza è l’Amministratrice di Mammeonline e vive nella città dove è nata mia mamma…insomma, tutto faceva presupporre che il nostro incontro doveva avvenire prima o poi!
E così ecco che mi ha fatto qualche domanda, ed estorto perfino una foto!
A parte gli scherzi, qui la bellissima presentazione che ha fatto Debora  a me e al libro.
Perfetta anche la foto con la beuta, scientifica al punto giusto.
Grazie!
A tutti voi buona lettura.

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Allergeni e profumi

Ci sono alcune sostanze consentite nella formulazione dei cosmetici, che possono scatenare reazioni allergiche. La maggior parte sono i componenti del profumo (i così detti allergeni del profumo), ma risultano allergizzanti e sensibilizzanti anche alcuni conservanti o sostanze naturalmente presenti negli estratti vegetali. C’è per esempio il linalolo (contenuto in molti oli essenziali, es. in quello di lavanda), l’eugenolo (nell’oe di chiodi di garofano), l’alcool benzilico (un buon conservante).
Non tutti ovviamente hanno lo stesso potere allergizzante.
La lista delle sostanze potenzialmente sensibilizzanti era formata inizialmente da 26 molecole, ma nel tempo si è allungata e nella prossima direttiva europea dovrebbero essere di circa 140 sostanze.
Infatti, da studi recenti, sembra che le allergie siano dovute all’accumulo nell’organismo di determinate molecole. All’inizio, quando la quantità di tali componenti è bassa, non danno particolari problemi. Poi, improvvisamente, quando aumenta la loro presenza nell’organismo, questo non ne può più, si «sensibilizza» e così manifesta l’allergia, con rossori, pruriti, ecc. anche a distanza di anni.
Ecco perché i prodotti per bambini dovrebbero essere del tutto privi di profumo!
Il problema è che non tutti reagiamo allo stesso modo, quindi è molto difficile stilare delle liste o dare delle regole generali.
Proprio per informare il consumatore, la normativa vigente sui cosmetici (Regolamento CE 1223/2009, arti­colo 19, paragrafo 1, lettera g) prevede che i 26 allergeni vengano indicati sull’etichetta, nella lista degli ingredienti, se la concentrazione di queste sostanze supera i seguenti valori limite: 0,001 % nei pro­dotti da non risciacquare (per esempio le creme) e 0,01 % nei pro­dotti da sciacquare (come shampoo e bagnoschiuma).
Ovviamente se sono in quantità minori non compariranno in etichetta, ma questo non significa che non ci siano in realtà. Per questo motivo a volte qualcuno lamenta strane reazioni con cosmetici dall’ inci impeccabile…
Che gli allergeni siano presenti in derivati di piante e fiori non deve sorprendere, la «febbre da fieno» è arcinota e i super starnuti che ne derivano sono ovviamente causati da alcune sostanze presenti nel naturalissimo fieno!
In alcuni cosmetici, viene dichiarato che gli allergeni derivano solo da estratti vegetali o da oli essenziali, questo però non limita in qualche modo il problema della sensibilizzazione.
Un allergene è un allergene, quello «naturale» non è migliore o più buono di quello proveniente dal laboratorio chimico, cioè di «sintesi».
Cioè, la bella molecolona di linalolo, è la stessa, sia nel naturale olio essenziale sia se creata dall’industria.
Come ripeterò sempre, «tutto» è chimica, c’è poco da fare!
«Naturale» non significa innocuo e «sintetico» non significa brutto e cattivo, dipende dalla molecola!
Ovviamente, non è in discussione la cura e l’impegno con cui vengono prodotti i cosmetici da alcune aziende, magari italiane, che utilizzano materie prime di qualità, erbe e piante coltivate in modo sostenibile, senza pesticidi e veramente a km zero (direttamente in azienda).
Secondo me, in questi casi, questi prodotti hanno un valore aggiunto rispetto alla produzione industriale E, sempre per i motivi sopracitati, i profumi «sintetici» super pubblicizzati non sono paragonabili con quelli fatti artigianalmente, solo con oli essenziali, magari estratti con tecniche tramandate da generazioni o seguendo delle antiche tradizioni, che denotano una grande passione per le piante e la natura. (Ho avuto il piacere di conoscere la creatrice di Olfattiva, Barbara Pozzi, esperta di OE e distillazione. L’amore e la cura con cui li prepara è talmente evidente e piacevole che certamente i suoi profumi sono migliori!).
Però, «chimicamente parlando», se le molecole sono uguali, sono uguali.
Il nostro corpo non può distinguere se l’allergene è di sintesi o se è naturale, per lui sono due molecole identiche. Ed è quindi identico il loro potenziale potere allergizzante.
Inoltre, per quanto riguarda gli oli essenziali, a parte il potere allergizzante, c’è anche un altro aspetto da considerare, ovvero l’impatto ambientale.
C’è un post molto interessante sul vecchio forum di Fabrizio Zago, che vi consiglio di leggere, ovvero il «paradosso dei profumi naturali».
In pratica si evince che usando un OE si è certi di avere un prodotto…inquinante.
Lo so, l’OE è «tutto naturale», ma i dati scientifici dicono questo…
In pratica sono state analizzate e paragonate le frasi di rischio ambientale, indicate nelle schede di sicurezza delle materie prime, sia della fragranza di lavanda (sintetica) sia dell’olio essenziale di lavanda. Il risultato è che e nella fragranza sintetiche, gli ingredienti presenti con frasi di rischio ambientale corrispondevano allo 0,2-2% degli elementi dichiarati, mentre nell’OE risultavano circa il 31-61% degli elementi dichiarati.
In effetti tutto ciò può sorprendere, ma dobbiamo considerare che i naturalissimi OE sono un concentrato di sostanze chimiche attive e potenti .
Di norma, una sostanza che uccide il 50% degli organismi acquatici in concentrazione inferiore ad 1mg/l è altamente tossica (per gli organismi acquatici appunto) e gli OE rientrano (purtroppo) in questa categoria, quindi, non è che non devono essere usati, ma il formulatore ne deve tenere conto nel dosaggio e a non esagerare.
Anche i test eseguiti su due detersivi (con e senza OE), hanno evidenziato che la tossicità di quello con OE è DOPPIA rispetto a quella senza profumo naturale.
L’Unione Europea sta completando degli studi approfonditi e, per esempio, con molta probabilità l’olio essenziale di ylang ylang sarà proibito (non solo limitato), dallo schema di certificazione EU Ecolabel.
Questo non fa altro che dare ragione al lungimirante Fabrizio Zago che da 15 anni classifica gli allergeni con il pallini gialli o doppio rosso…
Certamente, come per tutte le cose, è la quantità e la frequenza dell’utilizzo di una sostanza che la rende benefica o malefica! Basta un po’ di buon senso e parsimonia!
Ma personalmente, se trovo (a fatica) cosmetici e detergenti senza o con poche profumazioni, preferisco.
Staremo a vedere.
Per approfondire: forum di Fabrizio Zago EcoBioControl
AGGIORNAMENTO SUGLI OLI ESSENZIALI
Vi invito a leggere questo interessante articolo di Fabrizio Zago: alcuni oli essenziali è meglio non usarli proprio più e le sostanze allergizzanti sono diventate 25 anziché 26, perché una è stata proprio bandita dai profumi (la HYDROXYISOHEXYL 3-CYCLOHEXENE CARBOXALDEHYDE).
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