Mobilitazione MICROPLASTICHE

Vi informo della mobilitazione in atto in merito alle microplastiche.
Fabrizio Fabrizio Zago ed altri esperti hanno redatto un testo che descrive la posizione di Ecobiocontrol in merito alle microplastiche.
E’ ormai noto a tutti che sono le più inquinanti purtroppo.
La ECHA (l’agenzia chimica europea) non sembra impegnarsi troppo: ha elaborato una proposta che è molto indulgente nei confronti dell’approvvigionamento e delle tecnologie di produzione di particelle solide solubili e insolubili per cosmetici e detergenti.
E’ vero che dovrebbe essere un periodo di transizione per soluzioni migliori. Ma le soluzioni ci sono… dovrebbero essere più drastici.
Inoltre si discute anche sul fatto che molti metodi di analisi per valutare la biodegradabilità di un certo prodotto, non sono adatti alle microplastiche (così sfuggenti dai filtri, spesso insolubili) e c’è anche differenza di definizione di questi composti.
Altre richieste importanti presenti nel testo sono di evitare il più possibile l’uso e quindi l’emissione in ambiente di queste sostanze e che ci sia grande chiarezza sui prodotti nello scaffale, per esempio scrivendo in etichetta se un prodotto si avvale di queste sostanze non sostenibili.
Fabrizio ha chiesto aiuto agli utenti del forum di divulgarlo, cosa che faccio con molto piacere. Sto inoltre contattando anche i giornali o i giornalisti che mi hanno intervistato come Mammachimica, sperando di raggiungere sempre più persone.
Il testo si trova nel magazine, è in inglese e in italiano, ecco il link
Dateci un’occhiata, condividetelo sulle vostre pagine.
Questo scrive oggi Fabrizio:
“Oggi è partita la mail ad oltre 50 indirizzi con la posizione di questa Comunità per una politica seria e scientificamente sostenibile, sulle microplastiche.
Mancano pochi giorni e poi ECHA trasmetterà una posizione comune al Parlamento Europeo.
Se volete farvi sentire, basta andare sul Magazine di questo sito, leggere il documento (è anche tradotto in italiano) e poi chiunque intenda supportare questa posizione può inviare una mail a echa.europa.eu/it/contact/other oppure a hq@meta-consort.eu (Peter Malaise) che le inoltrerà direttamente agli uffici competenti di ECHA.
Il testo potrebbe essere questo: “Buongiorno, io supporto il contenuto e le finalità del documento sulle microplastiche: www.ecobiocontrol.bio/…/posizione-ecobiocontrol.pdf
Firmato: la Comunità di EcoBioControl
Grazie a tutti coloro che investiranno due minuti per fare la loro parte verso l’ambiente.
Ciao
Fabrizio”
Conto anche io su di voi!!!!
Grazie
Sara
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Intervista a Mammachimica su Vegolosi

Laura, del magazine Vegolosi, mi ha chiesto aiuto per sfatare i falsi miti ecologici, in merito alle pulizie della casa.
Figuratevi se non accettavo!
Ecco l’intervista: https://www.vegolosi.it/news/pulizie-ecologiche-falsi-miti/…
Ormai voi seguaci del blog saprete già tutto 😄, ma magari potete condividerlo 😉
Buona lettura!
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Intervista a Mammachimica da parte di Dress Ecode

Arianna, la creatrice del sito Dress Ecode, si impegna a divulgare le buone pratiche per inquinare meno, soprattutto nel campo dell’abbigliamento. Fa anche un sacco di altre cose, per esempio sensibilizzare i bambini delle scuole, sui danni che sta facendo l’accumulo della plastica nel nostro pianeta.
Mi ha chiesto di rispondere ad alcune domande per lavare i nostri abiti in modo ecologico, efficace e anche per farli durare di più, così da avere meno spreco e meno rifiuti.
Ho certamente accettato!
Ed ecco il risultato.
Vi posterò qui l’intervista, divisa in più parti e che verrà pubblicata ogni martedì sul sito Dress Ecode e sulla sua pagina FB.
Buona lettura!

Prima parte

Seconda parte

Terza parte

Quarta parte

Quinta parte

Sesta ed ultima parte

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Ora ci sono due ecobiodizionari di Fabrizio Zago

Con grande piacere vi comunico che c’è una novità sul forum di Fabrizio Zago: l’EcoBiodizionario si è sdoppiato!
Potrete finalmente cercare e valutare consapevolmente sia gli ingredienti dei COSMETICI ma anche quelli dei DETERSIVI per la casa.
Un bel regalone!!! Grazie Fabrizio!
Spesso infatti accade che una stessa, identica molecola usata in detergenza ed in cosmetica, venga indicata con nomi diversi. Cioè il nome in detergenza è diverso da quello che compare in Inci, oppure la sostanza può essere indicata con più nomi diversi. Inoltre, un ingrediente verde in detergenza, potrebbe non esserlo in cosmetica. E questo è ammesso per legge eh! Però può creare confusione o comunque non si riuscivano a scovare questi ingredienti. Adesso sarà tutto più facile.
L’EcoBioControl si arricchisce di questo strumento, sempre scientifico, dettagliato e GRATUITO, ci tengo a sottolinearlo! Ci hanno lavorato persone reali, con l’unico scopo di DIVULGARE info scientifiche corrette.
Come sempre i “pallini colorati” non sono messi li a caso…derivano da studi scientifici o altre motivazioni comunque indicate. Sono LA BASE DI PARTENZA per riflettere ed essere consapevoli su cosa stiamo comprando. Nessuno, tranne voi stessi, potrà decidere dei vostri acquisti.
Ecco il link dove trovare i due ecobiodizionari per le informazioni dettagliate e per usarli.
Vi copio e incollo qui la loro definizione, per farvi vedere subito la differenza e le motivazioni dei vari colori assegnati alle sostanze.

L’EcoBioDizionario Cosmetici conta circa 20.000 sostanze ed in particolare:

  • – Il più completo database cosmetico
  • – Le sostanze proibite in cosmetica
  • – Centinaia di sostanze allergizzanti
  • – La più completa lista di disturbatori endocrini

La pericolosità per la salute umana ha un grande peso. Altrettanto importante è l’aspetto della naturalità delle materie prime. Meno importanti sono invece i valori attribuiti ai processi industriali per l’ottenimento della sostanza eccetera.
Il cosmetico DEVE venir a contatto con la pelle a differenza di un detergente.

L’EcoBioDizionario Detergenti è completamente matematico. Esso si basa su un calcolo scientifico che misura il valore di “Impatto Ambientale” ed il valore ottenuto (più elevato più inquinante) determina il colore del semaforo.
I dati che otterrete digitando il nome di una sostanza chimica di cui volete avere informazioni, sono:

  • – Colore del semaforo
  • – Valore dell’Impatto Ambientale
  • – La funzione della sostanza
  • – Il nome chimico
  • – La motivazione del semaforo in combinazione con il calcolo matematico suddetto.

Una sostanza rossa in cosmetica può essere verde in detergenza.

Gli strumenti di consultazione gratuitamente offerti da EcoBioControl, aggiungono un capitolo importantissimo con la pubblicazione dell’EcoBioDizionario Detergenti.
Abbiamo bisogno del vostro aiuto per renderlo sempre più preciso. Cercate le composizioni dei detergenti che trovate, per Legge, nel sito del produttore ed inseritele nel nuovo EcoBioDizionario Detergenti. Le materie prime che non appaiono devono essere segnalate, o sul forum o all’indirizzo info@ecobiocontrol.bio affinché possano essere inserire velocemente.

 

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Ancora sui parabeni…

I parabeni sono delle molecole che vengono inserite nei cosmetici per conservarli. Il Propylparaben è anche presente in natura, in una pianta, la Lonicera japonica (il caprifoglio giapponese). Ovviamente i conservanti sono INDISPENSABILI nei cosmetici, altrimenti ci potremmo spalmare un ricettacolo di batteri sulla pelle!
E tutti quelli ammessi dal Regolamento Cosmetici sono ovviamente a norma di legge.
MA, non si può negare che ce ne sono di migliori e di peggiori. Per esempio: imidazolidinyl urea, diazolidinyl urea, DMDM hydantoin, sodium hydroxymethylglycinate, 2-Br-2 nitropropene-1,3 diol: sono dei conservanti molto usati e permessi dal Regolamento Cosmetici, ma per funzionare devono cedere formaldeide. La formaldeide è un cancerogeno accertato (come l’amianto).
Ora, con tutti quelli che abbiamo a disposizione, usare questi mi sembra davvero un’assurdità!
E lo stesso vale per i parabeni, che di rogne ne hanno per forza, dato che sono sempre sotto osservazione, e come già descritto nel precedente post, 5 di loro sono stati proprio eliminati dalla lista dei permessi, perché dai nuovi studi scientifici non risultavano sicuri per la salute umana.
Vi voglio fare però un po’ conoscere la storia di queste sostanze e poi soffermarmi anche su di un altro aspetto, quello ambientale. Purtroppo l’ecologicità dei cosmetici NON E’ proprio considerata dalla normativa europea corrente, come invece avviene per detersivi e prodotti per la casa.
E questa è una grossa lacuna, perché se un ingrediente è idoneo per la salute umana ma poi ci inquina l’ambiente dove viviamo non mi sembra una genialata!!!!
Comunque, vi riporto cosa si legge nel Regolamento (UE) N. 358/2014 della Commissione del 9 aprile 2014, in cui è stato modificato l’allegato II e l’allegato V del regolamento (CE) n. 1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio sui prodotti cosmetici. In pratica hanno modificato la lista degli ingredienti ammessi (allegato II) e delle dosi limite (allegato V) a seguito delle seguenti considerazioni.
Già nel “dicembre 2010 il CSSC ha adottato un parere sui parabeni, seguito da un chiarimento nell’ottobre 2011 in risposta ad una decisione unilaterale della Danimarca…recante il DIVIETO DI UTILIZZO di propilparabene e butilparabene, loro isoforme e loro sali nei prodotti cosmetici DESTINATO A PRODOTTI DEI BAMBINI FINO A TRE ANNI in considerazione della loro potenziale ATTIVITA’ ENDOCRINA”
Inoltre: “il CSSC ha confermato che il metilparabene e l’etilparabene sono sicuri se utilizzati alle concentrazioni massime autorizzate. Inoltre, il CSSC ha osservato che l’industria aveva presentato informazioni insufficienti o non aveva presentato informazioni per la valutazione della sicurezza di isopropilparabene, isobutilparabene, fenilparabene, benzilparabene e pentilparabene. Di conseguenza non è possibile valutare i rischi per la salute umana di tali composti. TALI SOSTANZE NON DEVONO PERTANTO PIU’ FIGURARE nell’allegato V e, poiché potrebbero essere impiegate come agenti antimicrobici e devono figurare nell’allegato II affinché sia chiaro che il loro impiego nei prodotti cosmetici è vietato”.
Le conclusioni formulate dal CSSC negli stessi pareri sul propilparabene e sul butilparabene sono state messe in discussione da uno studio effettuato dalle autorità francesi; nel maggio 2013 il CSSC ha quindi adottato un’ulteriore valutazione dei rischi connessi alle due sostanze. Le misure riguardanti il propilparabene e il butilparabene sono in corso di elaborazione nel quadro della seconda fase della gestione dei rischi connessi ai parabeni.
E questo per ciò che riguarda la salute umana.
Per l’IMPATTO AMBIENTALE sono molto interessanti invece i dati gentilmente forniti da Fabrizio Zago e che potete trovare completi nel suo articolo:
Ecco i dati di calcolo dell’impatto ambientale di alcuni conservanti molto usati, secondo l’algoritmo della Commissione Europea (noto come Ecolabel) ed in base alla concentrazione massima consentita dalla legge:
METHYLISOTHIAZOLINONE                                 3,75
METHYL-ETHYL-PROPYLPARABEN                    194,81
SORBATE E SORBI ACID                                          18,67
PHENOXYETHANOL                                                 0,80
BENZYL ALCHOL                                                        0,74
E’ chiaro e scientifico che i parabeni sono i più inquinanti, più di 200 volte per esempio rispetto al Fenossietanolo. Ecco perché sul nuovo dizionario EcoBioControl, tutti i parabeni sono a pallino ROSSO: elevato impatto ambientale e dubbi sulla loro interferenza endocrina hanno contribuito a questa classificazione.
E considerate anche che praticamente tutte le previsioni e classificazioni di Fabrizio Zago si sono poi rivelate vere. Per esempio, gli studi scientifici successivi su siliconi volatili,
l’hydroxyisohexyl 3-cycloexene carboxaldehyde, l’ossido di zinco, ecc. hanno infatti portato alla loro esclusione per legge dappertutto o in alcune tipologie di prodotti.
Insomma, dato che abbiamo una vasta scelta di prodotti cosmetici, io un pochino di tempo per scegliere quello con meno rogne, ce lo metterei!
Ultima nota: sul regolamento sopra citato si parlava anche di un altro conservante sempre sotto osservazione, il Triclosan. Cito:“Il CSSC ha ritenuto che l’uso continuato del triclosan come conservante al limite attuale di concentrazione massima dello 0,3 % in tutti i prodotti cosmetici non sia sicuro per il consumatore a causa dell’entità dell’esposizione totale….Alla luce dei sopracitati pareri del CSSC la Commissione ritiene che mantenere la restrizione all’impiego del triclosan al livello attuale costituisca un rischio potenziale per la salute umana.Occorre pertanto attuare nell’allegato V del regolamento (CE) n. 1223/2009 le restrizioni aggiuntive suggerite dal CSSC”.
Insomma la ricerca e gli studi sono sempre in evoluzione…non voglio fare allarmismo! stare con occhi bene aperti si!
N.B.
Devo precisare che l’hydroxyisohexyl 3-cycloexene carboxaldehyde sarà priobita come ingrediente nei cosmetici, a partire dal 2021. Quindi ora è ancora bollinata con il doppio rosso, diventerà pallino nero dal 2021. In pratica hanno dato 3 anni di tempo per smaltire le scorte di questa sostanza…ditemi voi se non è assurda questa situazione.
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Il pallino nero…è necessario!

Tutti i cosmetici in commercio nella Comunità Europea non sono pericolosi per la salute umana, perché contengono ingredienti ammessi per legge e nella dose consentita affinché, alle ricerche attuali, non arrechino alcun danno.
Sul sito di Mammachimica questo è scritto praticamente in tutti gli articoli che riguardano i cosmetici e anche quando faccio degli incontri non smetto mai di evidenziarlo. Perché non vorrei che qualcuno, vedendo il pallino rosso o giallo attribuito ad una determinata sostanza, possa pensare che questa sia tossica.
Considerate anche che a volte il pallino rosso indica non solo un problema di “salute” ma anche l’elevato impatto ambientale di tale ingrediente. La sostenibilità ambientale è prevista dalla normativa attuale solo per i detergenti per la casa, non per i cosmetici e da qui l’opinione comune che siano i detersivi e non i cosmetici, i prodotti più inquinanti…
E può anche capitare che la composizione della crema super costosa e pubblicizzata è assolutamente identica a quella del discount a pochi euro…
Però, dopo queste premesse, devo informarvi che purtroppo di prodotti fuori legge se ne vedono in giro… o meglio, gli addetti ai lavori, quelli che i cosmetici li devono testare, li trovano! Anche se magari sono ingredienti inseriti in buona fede eh!
Le sostanze NON AMMESSE nella formulazione di un cosmetico si trovano nell’Allegato II del
REGOLAMENTO (CE) n. 1223/2009 del 30 novembre 2009 sui prodotti cosmetici). Ovviamente questi allegati vengono aggiornati nel tempo, a seguito di nuove evidenze scientifiche analizzate dal dal Comitato scientifico della sicurezza dei consumatori (il CSSC).
Per esempio il
9 aprile 2014 è stato modificato l’allegato II (e anche il V, che è invece relativo alla concentrazione max consentita), aggiungendo alla lista delle sostanze non consentite 5 parabeni: Isopropylparaben, Isobutylparaben , Phenylparaben , Benzylparaben , Pentylparaben.
Per queste sostanze c’è stato il divieto di immissione sul mercato dei prodotti che li contengono dal 30 ottobre 2014 e dal 30 luglio 2015 era fissato il divieto di messa a disposizione sul mercato UE di prodotti che li contengono.
In pratica gli hanno dato quasi un anno per smaltire le scorte…per me è inaccettabile questa cosa! Ma se si sono accorti che davano problemi non era meglio bloccarli o ritirarli subito?
Ecco perché serve il pallino NERO!
Così vi accorgerete subito se questo ingrediente è stato bandito!
Il mitico Fabrizio Zago ci ha regalato anche questa nuova opzione sul suo EcoBioDizionario, l’unico e l’originale, con quasi 20000 sostanze analizzate (19256 per la precisione). Potete leggere l’articolo dedicato sul suo magazine.
Prima infatti, se digitavate una sostanza PROIBITA PER LEGGE, questa non compariva proprio sull’ecobiodizionario, cioè vi diceva “non trovato”. Le sostanze proibite indicate adesso sono circa 1700 e non comprendono solo quelle non ammesse nella Comunità Europea, ma anche quelle che sono vietate nel resto del mondo (e magari nella UE no). Si scoprono così cose parecchio interessanti. Fabrizio, proprio per il lavoro che svolge, analizza spesso per i suoi clienti anche le normative extra UE, come quelle Australiane o Californiane, perché per esportare negli altri paesi è ovviamente necessario rispettare la loro legislazione in merito.
Piccola nota: le sostanze proibite, se non sono MAI state ammesse in un cosmetico, non hanno un linguaggio INCI, perché appunto non sono mai state un ingrediente inserito in un cosmetico. Quindi, bisogna cercarle con il loro nome chimico in inglese, nella ricerca singola, con un po’ di logica…Fabrizio cita per esempio l’olio di semi di alloro, proibito appunto, questo va cercato come “Oil from the seeds of Laurus nobilis L.”. La ricerca è facilitata, basta scrivere “oil from” e dal menu a tendina compaiono una serie di sostanze da cui scegliere quella che vi interessa.
A breve questa opzione ci sarà anche sulla App di Ecobiocontrol.
PS: a proposito dei soliti parabeni…è da anni che sono sono sempre sotto controllo dalla UE. Magari, ne parlerò nel prossimo post.
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Conoscete il Rapex?

Beh, dovreste…perché è uno strumento molto importante a disposizione di noi consumatori.
Il Rapex (Rapid Alert System for dangerous non-food products) è un Sistema di Allerta Rapido per i Prodotti Pericolosi, ideato per la tutela della salute del consumatore.
Controlla la maggior parte dei beni di consumo (tranne alimenti e mangimi, prodotti farmaceutici e dispositivi medici per i quali esistono altri sistemi di allarme dedicati).
In pratica tiene sotto controllo: giocattoli, capi di abbigliamento, cosmetici, attrezzature sportive, veicoli a motore e apparecchi elettrici.
Quando le Autorità nazionali di uno stato membro, a seguito di analisi e valutazioni del rischio, accertano la pericolosità di un determinato prodotto che circola nel mercato europeo e che quindi rappresenta un grave rischio per la sicurezza dei consumatori, notificano il tutto alla Commissione Europea. La Commissione, innanzitutto condividerà tempestivamente tali informazioni tra i trenta Stati membri, dopodiché, l’Autorità nazionale competente prenderà gli opportuni provvedimenti per eliminare il pericolo, ritirando tale prodotto dal mercato, richiamandolo (se già acquistato) e vietandone la vendita.
Tutte le informazioni dettagliate sul prodotto (marca, fotografie, importatore, distributore, rischio) e sui provvedimenti adottati dalle autorità competenti, vengono trasmesse alla Commissione Europea, utilizzando un report
standard.
E vi assicuro che si vedono cose terrificanti:
cadmio in dosi troppo elevate negli oggetti di bigiotteria (il cadmio è pericoloso per la salute umana perché si accumula nel corpo e può danneggiare gli organi e causare il cancro);
cromo esavalente nei sandali per bimbi (il cromo è sensibilizzante e può causare reazioni allergiche);
ftalati nei giocattoli (il DEHP, 2-ethylhexyl phthalate, è pericoloso per la salute dei bambini e può causare danni al sistema riproduttivo);
cosmetici contaminati microbiologicamente (che possono causare infezione o irritazione);
– scarpe con elevati valori di idrocarburi policiclici aromatici (i PAHs sono cancerogeni accertati e si assorbono con il contatto con la pelle e con la respirazione);
– palloncini con valori elevati di nitrosammine ( anche loro cancerogeni accertati per inalazione, ingestione e contatto col la pelle e ovviamente i bambini li gonfiano con la bocca ‘sti cosi!!!!!).
Non voglio fare allarmismo gratuito! Potete verificarlo personalmente sui siti ministeriali dedicati.
Vedete che c’è veramente di tutto: vestitini per bambini che si perdono i pezzi, passeggini che tranciano le dita, sifoni per fare la crema che esplodono, phon che si surriscaldano, ecc. ecc.
E’ davvero un bollettino tremendo, ma almeno possiamo saperlo! E meno male che questi articoli li hanno trovati e quindi hanno preso provvedimenti! L’unione (dei trenta stai membri) fa davvero la forza, sarebbe altrimenti impossibile controllare tutto.
Potete vedere questi report e anche ricevere una newsletter settimanale (che vi consiglio) in questo link
Qui ci sono altre info sul Rapex
 
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Riflessioni sul Sana e sul Biologico

Eh già, oggi sono in vena di un lungo articolo poco chimico…ma certo non siete obbligati a leggerlo!
Sarà che ho bisogno di sfogarmi…
Sono stata per la prima volta al Sana, il salone internazionale del naturale e del biologico. Mi hanno regalato dei biglietti e così mi è sembrata una buona occasione per vedere con i miei occhi la super fiera, che nel frattempo è arrivata a ben 30 anni di esposizioni.
Ma da brava mamma-chimica avevo i figli a seguito! Di 6 e 11 anni, immaginatevi quanto posso aver visto…Oltre a rincorrere il grande che voleva assaggiare tutto l’assaggiabile (vegan, bio, organic, ecc.) ed oltre a scattare foto con la piccola a tutte, ma proprio tutte, le piante in esposizione (c’era pure il geranio-coca cola…), sono riuscita a vedere ben poco di quello che mi interessava, ovvero la sezione detergenti e cosmetici.
Ho però incontrato, con mio grande piacere, persone conosciute sul forum di Zago ed anche i proprietari di un’azienda italiana a cui sono affezionata. Produce cosmetici naturali e detersivi ecologici efficaci, con un ciclo di produzione e distribuzione etico.
Non è un mistero quale sia questa azienda eh!
Chi mi segue sul sito di Mammachimica e magari ha dato una letta alle risposte nei commenti, la trova menzionata spesso. In molti non hanno voglia di spignattare o comunque mi chiedono pareri su quali prodotti acquistare già belli e pronti e volentieri l’ho proposta perché appunto ne ho sempre apprezzato sia gli ingredienti che lo studio e l’attenzione che c’è dietro.
Quando mi hanno contattata per invitarmi al Sana e conoscermi personalmente sono stata sorpresa della coincidenza, ma mi ha fatto molto piacere! Se mi avesse contattata un’altra azienda, magari anche più famosa, ma ecofurba, sarei stata in difficoltà e di certo non avrei accettato.
A parte questa bella parentesi, il Sana mi ha però un po’ deluso…Non c’è un comitato scientifico che decide chi può esporre per esempio.
Così si trovano ancora un sacco di bufale nel campo della detergenza, ormai smascherate da tempo dai test di lavaggio (tipo la wash ball e gli eMC). Oppure ci sono in giro ancora i rimedi controproducenti e a volte anche dannosi per lavarsi, tipo il sapone di marsiglia per lavare i capelli…Provateci se avete coraggio. Se li avete lunghi poi passerete le restanti ore a mandarmi accidenti perché saranno diventati crespi come stoppa! Quel sapone è alcalino, anche se fatto a mano, artigianalmente, con sostanze naturali, bio, vegan, ecc., sempre alcalino è! Ma le scaglie di cheratina dei capelli si aprono e si rovinano con l’alcalinità!
Altra cosa che mi ha lasciato perplessa, ma questo già da un po’ di tempo, è l’enorme quantità di prodotti ALIMENTARI marchiati “Bio” che si trovano. Tutta la fiera appunto! E io comincio a non fidarmi più tanto, non come prima.
Non è che sono impazzita eh!
Mi sono laureata in Chimica Analitica Ambientale scegliendo questo piano di studi in tempi non sospetti, cioè quando l’attenzione all’ecologia c’era, ma non certo come ora. Quindi la mia ricerca di prodotti e stili di vita poco impattanti verso l’ambiente è sempre la priorità ed ha radici lontane!
Sono anni che divulgo e condivido rimedi ecologici per la cura della casa e di noi stessi con il blog di Mammachimica; con la mia famiglia vivo in una casa costruita in bioedilizia, a basso impatto ambientale ed alta efficienza energetica. Cerco di fare quello che mi è possibile per questo prezioso ed unico ambiente!
MA, da quando abbiamo iniziato ad avere un orto tutto nostro, che curiamo con fatica e soddisfazione, senza utilizzo di diserbanti o pesticidi, comincio a non comprare più il “bio” ai negozi (intendo sia grande distribuzione che specializzati).
Ovviamente, se c’è qualcosa di una particolare marca bio che mi piace la continuo a comprare eh! Ma solo se mi soddisfa dal punto di vista del gusto o della consistenza. Non sono più disposta a pagare un prodotto alimentare il triplo solo perché ha stampato la fogliolina del biologico. E questo per vari motivi.
Innanzitutto, quando colgo la mia insalata dall’orto e la metto in acqua per lavarla, è un via-vai di esserini: forbicine, lumachine, ragnetti, vermetti. Tutti nel povero cespo, che così è anche già parzialmente mangiucchiato. Altri cespi vengono fatti fuori prima che arrivi io a mangiarmeli…Certamente la mia insalata è bio, ma mi spiegate come fanno TUTTI i supermercati (discount o di marca) ad avere TUTTA quella bella frutta e verdura bio, in tutte le città italiane? Possibile che siano tutti prodotti veramente derivanti da agricoltura biologica? Tutta quella quantità e così belli? E’ ovvio ci saranno aziende serie e oneste, ci mancherebbe! Probabilmente la maggioranza. Ma come faccio a selezionarle?
Sarà che sono anche una contadina scarsa, ma tra insetti, parassiti, infezioni funginee, ricci, istrici e cerbiatti (si, perché se non faccio un recinto di almeno due metri quelli saltano e divorano tutto…) nel mio orto è una battaglia praticamente persa.
Ho provato anche ad usare i rimedi “consentiti in agricoltura biologica”: in alcuni per esempio è presente il boro. Ma come?!? Il boro è stato tolto in detergenza perché i suoi sali sono impattanti sull’ambiente e invece io posso spargerli nel terreno? Sono sempre più perplessa.
Altro motivo importante che mi ha fatto smettere di comprare bio sono le analisi effettuate su frutta e verdura coltivata a regime tradizionale. Queste evidenziano che i prodotti che arrivano sulla nostra tavola, anche se hanno subito trattamenti in precedenza, sono chimicamente sicuri e nei limiti. Cioè non ci sono residui dannosi che possiamo ingerire sulle derrate derivanti dall’agricoltura tradizionale (c’era un articolo proprio pochi mesi fa su Altroconsumo, dove tutte le analisi sono fatte in laboratori certificati e indipendenti).
E infatti l’approccio biologico all’agricoltura è stato introdotto proprio per tutelare l’ambiente. Dopo anni di uso massiccio di pesticidi e diserbanti (utili per carità! perché all’epoca la gente moriva di fame data la scarsità di prodotti alimentari) si è pensato bene che magari si potesse raggiungere un risultato analogo ma in modo meno inquinante. Quindi il bio NON è stato introdotto per tutelare la salute del consumatore, che deve essere tutelata in ogni caso, ovviamente! Ma serviva per INQUINARE MENO L’AMBIENTE.
E invece ‘ste dosi massicce di verde rame (il rame è un metallo pesante), di boro e quant’altro mi sa che l’ambiente lo inquinano eccome!
Comunque, mi sono trasferita in campagna per non intossicarmi, sia il corpo che l’anima, come mi stava invece accadendo nella grande città, e contribuire anche a migliorare la qualità di vita dei miei figli. Alla fine quando faccio acquisti punto più sul “Km zero” ma perché qui mi è più facile e lo vedo con i miei occhi.
In tal senso mi ritengo molto fortunata.
La mia vicina di casa mi fornisce le uova, perché ha il pollaio con galline ovaiole (che a volte curo anche io se lei è in vacanza): sono veramente libere di scorrazzare, mangiano il mais e le erbette che trovano in giro. La sera vengono chiuse nelle casette di legno perché altrimenti la volpe, anche se c’è il recinto, se le pappa…Le loro uova sono più buone e i miei figli mangiandole se ne accorgono ( e notano la differenza con quelle bio del super) perché queste sono FRESCHE! Credo che il trucco sia tutto lì…
A due km da casa c’è un altra famiglia, sono allevatori certificati di Chianina, le vacche bianche tipiche della zona. Le vedo pascolare beate nei campi circostanti e spesso, la sera, mi devo fermare con la macchina per farle attraversare quando tornano in stalla. Di certo non moriranno di vecchiaia eh! Ma la loro carne è più buona e mi fa avere meno rimorsi acquistandola, rispetto a quella delle povere mucche stipate in stalle tutto il giorno.
A circa 5 km c’è il mio terzo vicino di casa: ha circa 250 pecore, delle capre e delle mucche. Prepara con le sue mani, nel suo laboratorio, ricotta e formaggi che sono la fine del mondo (e dopo aver assaggiato quelli è inutile provare a far mangiare ai bimbi altre marche di formaggio…). Le pecorelle le vedo spesso brucare nelle colline vicine quando scendo in città. Sono protette dai cani pastore ma purtroppo, a volte, qualche lupo non ha difficoltà a farne sparire qualcuna…
Come vedete la zona è piuttosto disabitata e poco trafficata. Poco distante ci sono anche le arnie di un apicoltore da cui mi rifornisco di miele: la prima volta mi ha contattato proprio lui per avere qualche delucidazione chimica. So come tratta le api…insomma, di lui mi fido.
Sono disposta a pagare di più per la qualità, ma come potrei avere le stesse certezze con i prodotti Bio in commercio? Voi come vi regolate?

 

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Alcool

Una ragazza mi ha scritto cercando la ricetta di un detergente autoprodotto per pulire velocemente il bagno, che non si risciacqui, che lucidi e che igienizzi i sanitari.
Accidenti! Nient altro?!? Un miracolo praticamente…
Ovviamente le ho risposto che può trovare valide soluzioni per lavare il bagno e lucidare i rubinetti in modo eco (ma con un minimo di impegno però!) cercando tra e ricette di Mammachimica.
Ma la cosa che mi ha preoccupato è stato il fatto che lei attualmente usa l’alcool per pulire velocemente il bagno.
Beh, deve assolutamente abbandonarlo! E per più di un motivo.
Innanzitutto l’alcool o etanolo è un solvente, una delle tante cose pericolose che si trovano in un laboratorio chimico. Inoltre, come diceva la mia prof.ssa di Igiene e Sicurezza industriale, come tutti i solventi è neurotossico: cioè è una sostanza che ha azione tossica specifica sul sistema nervoso.
Che quindi già non depone a suo favore…
Sono anni che anche Fabrizio Zago ci mette in guardia sulla tossicità dell’alcool per inalazione e che, per esempio, è assolutamente necessario utilizzare i vari lavavetri a base di alcool con le finestre ben aperte! Non solo per evitare di ubriacarsi, ma anche per non incorrere in danni più seri.
A tal proposito, c’è uno studio fatto dalla AFSSET (Agenzia francese per la sicurezza della salute ambientale e professionale) sui danni provocati dall’alcool sia nell’uso domestico che in quello professionale (liquorifici, cantine ecc.). Addirittura lo vogliono inserire nella lista dei CMR e comunque la tendenza è di evitarlo nei cosmetici.
E questo vale sia per l’alcool “rosa” che per quello alimentare o “buongusto”, perché sempre etanolo è ovviamente!
Per precisare: l’alcool rosa, quello che si compra in tutti i super, è etanolo DENATURATO. In pratica, per non far usare in campo alimentare l’etanolo ad uso industriale (che costa molto poco), gli vengono aggiunte delle sostanze per renderlo velenoso e imbevibile e che tra l’altro non sono proprio ecologiche. Si tratta del metil-etil-chetone e del tiofene per esempio.
Inoltre, l’alcool non è poi così adatto alle pulizie, perché disinfetta per bene solo ad alcune concentrazioni e per determinati tempi di contatto.
Condivido con voi la spiegazione di Zago che illustra la situazione.
L’etanolo (rosa o incolore) se usato puro (oltre il 95%) denatura le proteine della barriera cellulare dei germi ma in alcuni non può più entrarci dentro. Quindi il microrganismo sarà malconcio ma non muore. Se resiste a questo trattamento poi ricomincerà a riprodursi e quindi la disinfezione non funzionerà perfettamente.
Viceversa, se uso alcool diluito, per es. con concentrazione inferiore al 40%, in questo caso l’etanolo penetra nel citoplasma ma, essendo troppo debole, non riesce a distruggere le proteine vitali che ne sono contenute, e quindi il batterio (ubriaco) continua a vivere.
Alla fine, la concentrazione più efficace ed ideale è una soluzione al 60 – 70% di etanolo (non l’alcool puro), che sterilizza la superficie in circa 30sec (anche perché poi evapora e quindi non potrebbe più funzionare).
Insomma, un buon detergente per il bagno, con gli ingredienti giusti e magari ecologici, vi permette di ottenere igiene, pulizia e di non respirare etanolo!

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La App di EcoBioControl

Con grande piacere vi informo che è finalmente disponibile GRATUITAMENTE la App di EcoBioControl di Fabrizio Zago, l’UNICA e ORIGINALE, che classifica ben 17000 sostanze contenute nei cosmetici.
‼️NON SONO SOLO PALLINI COLORATI‼️
Ci tengo molto a sottolinearlo.
Questo è un lavoro enorme e minuzioso messo a disposizione con generosità da Fabrizio, che da decenni, tramite il suo forum, ci fornisce informazioni SCIENTIFICHE sugli ingredienti dei cosmetici.
Per ogni ingrediente, cliccando sul simbolino +, si apre anche una serie di info in merito alla funzione di tale molecola, il suo numero di classificazione, la derivazione naturale o sintetica, eventuali restrizione normative, ecc.
Non so se riuscite a rendervi conto del lavoro che c’è dietro.😯
E’ un App utile per tutti, per fare scelte consapevoli, ecologiche e salutari.
Sia per i chimici che per chi si avvicina alla scoperta della composizione chimica del cosmetico per la prima volta.
‼️Ma è chiaro che deve esserci poi un approfondimento: un cosmetico non è solo palle colorate e questo Zago lo ha sempre detto! 😉😉
Non ci si può fermare solo al pallino per essere consumatori consapevoli.
Ma con questa applicazione avrete subito un’idea di cosa c’è dentro la cremina che state comprando. Per esempio, al supermercato o in profumeria, potrete subito individuare un ingrediente “cessore di formaldeide”, di cui magari ricordavate l’esistenza ma non il nome inci complicato.
Oppure, stanare i falsi ecobio, che in etichetta scrivono “green, bio, verde, ecc.” e poi invece contengono petrolio.
Però, cosa estremamente importante, Zago NON VENDE NULLA‼️
Da anni CONDIVIDE INFORMAZIONI SCIENTIFICHE sulle varie molecole, la SCELTA di sorvolare o meno su un pallino rosso, oppure di pretendere tutte palle verdi, è SOLO VOSTRA.
Certamente le aziende sono attente a questo…e infatti di prodotti ben formulati e veramente ecologici, se ne trovano sempre di più e anche nei discount.
Ultimo avvertimento: sul web girano già applicazioni simili sulla classificazione degli ingredienti, che magari non sono nemmeno gratuite e che però, con elevatissima probabilità, sono state copiate dalla lista di Fabrizio Zago.
E’ infatti lui che si è inventato di iniziare a classificare le sostanze con i pallini colorati più di dieci anni fa.
E’ chiaro che queste applicazioni non sono nemmeno paragonabili, anche solo per numero di sostanze, a questa di EcoBioControl.
Non vi resta che SCARICARLA E CONDIVIDERLA!😊

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I pericoli dell’autoproduzione

Giorni fa è arrivata una richiesta di aiuto sul sito di Mammachimica…una ragazza ha preparato l’intruglio tanto in voga sul web per lavare i piatti, che però NON LAVA UN TUBO, perché non ha gli ingredienti che servono e addirittura può intasarvi lo scarico.
Il problema è che sto pappone inutile le ha anche provocato un problema di salute! Ha avuto una “reazione allergica che è penetrata alle articolazioni !!!tipo gotta”.
Al miscuglio di sale, limoni cotti e bicarbonato, a cui ha aggiunto anche del bagnoschiuma.
La sua domanda è:” siccome era anche un po’ invecchiato, tipo 2 mesi, che composto si è formato? che tipo di acido mi sono spalmata sulla pelle ? ”
Non sono un medico quindi non posso e non voglio darle consigli in merito, deve andare da un dermatologo al più presto!
Però posso dire che chimicamente non si è formato NESSUN ACIDO: bicarbonato e limone si annullano a vicenda e sulla pelle avrà avuto un pH neutro quindi innocuo, nessun, acido pericoloso.
Inoltre di certo non è stata colpa del bagnoschiuma a causare la dermatite. Quello è a base di tensioattivi usati apposta per la pelle.
Però, dopo due mesi, l’intruglio inutile è sicuramente MARCITO, formando probabilmente della muffa, quello è il problema!
DIFFIDATE dei consigli fai da te senza fondamento scientifico, pieni di banner pubblicitari per guadagnare e che non hanno un briciolo di competenza…sia nel campo della detergenza che in quello della cosmesi.
Io non vendo nulla, ognuno è libero di lavare e di lavarsi con quello che gli passa per la testa!
Ma a volte oltre a non funzionare potreste farvi del male!
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